Un’estate persa dietro al mercato: Cairo tace, Perri riceve fiducia ma rischia di diventare un caso e Abate deve forgiare il Torino

Un’estate persa dietro al mercato: Cairo tace, Perri riceve fiducia ma rischia di diventare un caso e Abate deve forgiare il TorinoTUTTOmercatoWEB.com
Urbano Cairo
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Oggi alle 16:15Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin
Il calciomercato tardivo del Torino sta avendo ripercussioni: eliminazione dalla Coppa Italia, tre soli punti in quattro giornate di campionato e una squadra che non è ancora assemblata

I nodi inevitabilmente vengono al pettine. Il Torino sta faticando, come purtroppo era facilmente prevedibile, dopo il mercato tardivo. Smantellare la squadra e poi ricostruirla all’ultimo è sempre molto rischioso e infatti adesso le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Abate suo malgrado ha perso un mese e mezzo quest’estate perché è stato costretto a lavorare con giocatori che poi sono andati via e non ha avuto tempestivamente i calciatori che gli servivano per assemblare la squadra. Alla fine è vero che in parte è stato accontentato, ma resta il fatto che è costretto a rincorrere la squadra che ha in mente.

Le prime conseguenze del tempo perduto le si sono viste con l’eliminazione ai 16esimi di Coppa Italia da parte del Monza, che in campionato sta arrancando ancora più del Torino avendo ottenuto finora un solo punto. E in campionato in quattro partite è arrivata solo una vittoria contro però la Fiorentina che a seguito di quella sconfitta ha esonerato il neo allenatore Grosso e ripreso Vanoli, non confermato alla fine della scorsa stagione.

I cambiamenti nella rosa del Torino erano anche necessari, ma serviva farli non all’ultimo

L’anno scorso il Torino era arrivato al 13° posto in campionato ottenendo 45 punti frutto di 12 vittorie, 9 pareggi e 17 sconfitte incassando 63 gol e facendone 44  e aveva concluso il percorso in Coppa Italia ai quarti di finale per mano dell’Inter. Era evidente che ci fosse bisogno di cambiamenti.

Già la scelta dell’allenatore non è stata rapida, con Roberto D’Aversa che dopo aver risollevato la squadra, precipitata con Baroni a ridosso della zona retrocessione, non ha ottenuto la conferma e prima di scegliere Ignazio Abate, ufficializzato il 12 giugno, si è assistito al ballottaggio con Aquilani andato al Sassuolo. Poi è iniziato lo smantellamento della squadra. Non rinnovati i contratti a Lazaro, Maripán, Tameze, Savva e Sazonov e non riscattati dai prestiti Obrador, Marianucci, Ebosse, Prati e Nkounkou, e quelli ceduti, Paleari, Anjorin, Njie, Dembélé, Pedersen, Ilic e Seck più alcuni giovani che erano tornati dei prestiti o che provenivano dalla Primavera, Bianay Balcot, Pellini, Gabellini, Dalla Vecchia, Ciammaglichella, Di Marco, Acquah, Padula, Dellavalle, Sandrucci, Dell’Aquila, Antolini, Perciun e Silva Pertinhes. E la ricostruzione è stata tardiva. Infatti Rodriguez è arrivato da svincolato, il 3 settembre, a mercato già chiuso. Patterson, Bragança,Mandragora e Belghali sono giunti l’ultimo giorno di contrattazioni, il 1° settembre, quando erano già state giocate due giornate di campionato (sconfitte con Milan e Sassuolo) e poi alle 21, un’ora dopo la chiusura del calciomercato, si sarebbe disputata la partita di Coppa Italia col Monza. Perri è stato preso il 29 agosto. Fortini il 21. Fitz-Jim, Cömert e Comuzzo il primo il 31 e gli altri due il 29 luglio a ritiro finito. Mascardi il 16. Oristanio il 9, l’unico ad arrivare prima dell’inizio del ritiro. Più Pellegri che era ritornato dal prestito.

Le date parlano molto chiaro e certificano che Abate non è stato messo nella condizione di poter lavorare al meglio.

Il Torino sta viaggiando fra lacune da colmare e un coraggio da trovare

La sconfitta di ieri con la Roma era prevedibile, visto il divario qualitativo fra le due rose, ma i granata in campo avrebbero potuto fare di più poiché la Roma, soprattutto nel secondo tempo, ha accusato le fatiche di Champions, con il Fenerbahçe il 9 sera quattro giorni prima di affrontare il Torino.

Il Torino ha palesato i soliti errori che lo portano a subire gol evitabili e sotto porta ha sprecato occasioni per segnare. Problematiche che erano già emerse, in modo più o meno evidente, anche nelle partite precedenti.

Già dalle prime battute di gioco ieri al Roma ha esercitato un maggior possesso palla con i granata che hanno cercato di frenare la pressione dei giallorossi. Lulli agiva sulla destra, Molina a sinistra e Soulé partiva dalla zona sinistra del campo e questo ha messo in difficoltà gli uomini di Abate che hanno patito anche gli l’uno contro uno che rendevano difficile la costruzione dal basso. Il Torino infatti è riuscito ad esprimersi di tanto in tanto solo a folate. Le maggiori occasioni da gol le ha create la Roma: Malen (10’, 12’, 38’), Soulé (18’), Lulli (21’), mente i granata ci hanno provato con Vlasic (31’) e soprattutto con Mandragora (33’). A passare in vantaggio è stata la Roma con Malen (39’) sfruttando un errore di Perri in fase d’impostazione Mancini, infatti, ha recuperato palla sulla trequarti, nonostante l’intervento di Cömert, e l’ha data a Dybala che ha così servito Malen che da dentro l’area prima è stato stoppato da Perri con l’aiuto di Comuzzo, ma caparbiamente il giallorosso non si è arreso e con la punta del piede ha mandato la palla in rete, senza che Coco riuscisse sulla linea ad evitare che entrasse.

Nella ripresa Abate ha subito mandato in campo Bragança e Cacciamani per Gineitis e Belghali e ha spostato Fortini a destra, ma inizialmente la manovra dei granata è stata lenta e prevedibile e la Roma ha continuato a gestire il gioco. Ppoco alla volta però i giocatori del Torino hanno aumentato la pressione, anche perché i giallorossi sono un po’ calati. Ma ad andare ancora vicina al gol è stata comunque la Roma con Molina (55’). Nell’occasione le maglie della difesa granata sono state facilmente penetrabili. Il Torino in questa fase della gara ha commesso errori e spesso gli è mancato il coraggio poiché anziché avanzare tornava indietro. Gasperini vedendo comunque i suoi in difficoltà ha inserito Castro e Mora per Malen e Soulé (57’). La risposta di Abate è stata mandare in campo Ilkan per Fitz-Jim (59’). Hermoso ha atterrando Simeone (ultimo uomo) lanciato verso Svilar e ha ha rischiato il cartellino rosso, ma ha ricevuto solo il giallo (61’). Mandragora ha provato a pareggiare, ma Svilar non si è fatto cogliere impreparato parando in due tempi (63’). Ancora cambi per Gasperini che ha tolto Cristante e Dybala mandando in campo Koné e de Roon (64’). Simeone si è poi mangiato l’opportunità di pareggiare (67’). La Roma ha ancora cercato il raddoppio con Molina (70’ e 73’) e Mancini (80’). Evidenti le difficoltà dei granata ad impostare in modo efficace con palla a terra. Abate quindi si è giocato la carta Rodriguez inserendolo al posto di Fortini e così Comuzzo è andato sulla fascia, mentre Ricardo si è posizionato da braccetto difensivo a sinistra (73’), segno evidente che l’allenatore voleva mantenere il risultato aperto inserendo nella linea difensiva un giocatore molto esperto. Ed infine il mister granata ha tentato il tutto per tutto mandando in campo Zapata per Mandragora (84’). L’ultimo cambio di Gasperini è stato far uscire Lulli sostituendolo con Rensch (88’). Infine la Roma ha chiuso definitivamente la partita nel recupero con il gol di Pisilli (93’): Mancini sul fondo ha caparbiamente tenuto in campo il pallone pur contrastato da due avversari, troppo leggero il contrasto di Ilkhan, e poi ha servito all’indietro Castro, ma malgrado il tocco ad allontanare di Bragança la palla è arrivata a Pisilli che col desto l’ha indirizzata verso il secondo palo e ha insaccato.

Il portiere Perri è al terzo errore consecutivo in altrettante partite, ma ha incassato la fiducia di Abate

Perri è stato preso per la sua esperienza e per far crescere il giovane Mascardi senza pressioni, ma finora ha lasciato dubbi. Già alla prima da portiere del Torino, in Coppa Italia con il Monza, non si è presentato al meglio:  cross basso di Forsen, che Coco non è riuscito a contrastare, Fortini poi non è riuscito a intercettare il cross e dopo il velo di Mangas Ismajli non è arrivato sulla palla ed è risultata vincente la girata di prima intenzione di Mota, che gli ha fatto passare la palla in mezzo alle gambe (45’+3’). Poi è stata la volta della partita con la Fiorentina che per fortuna non è costata punti: Pellegrino ha ricevuto sulla trequarti e poi non si è fatto fermare da Mandragora e ha tirato col mancino da fuori area segnando grazie a un errore grave di Perri che si è fatto passare la palla sotto le mani; l’aggravante è che è stato un tiro da una trentina di metri e per giunta non particolarmente potente (48’). E infine il già citato errore di ieri sera.

Per la verità Perri ha anche fatto belle buone parate in queste tre partite, però restano gli errori che alla fine sono costati sia l’eliminazione dalla Coppa Italia sia la sconfitta con la Roma.

Abate comunque ha ribadito la fiducia nei confronti di Perri: “Deve ritrovare la forma ottimale, ma è un portiere di grande livello. Deve crescere nelle scelte, migliorerà. Non arretriamo di un millimetro nella nostra proposta perché alla lunga ci darà un vantaggio. Dobbiamo continuare a fare ciò che stiamo facendo, il secondo tempo lo dimostra. Ma con gli errori individuali poi si fatica, non siamo ancora mai andati in vantaggio".

Si spera solo che alla lunga non si debba rimpiangere l’addio di Paleari che l’anno scorso subentrando a Israel, pur senza avere una grande esperienza in Serie A, fece tutto sommato non male. L’anno scorso il Torino chiuse con 63 gol subiti risultato la segonda perggior squadra della Serie A per reti incassate e in alcune gara prendendo un’imbarcata di gol, quest’anno di imbarcate non ne ha prese, ma la tenuta difensiva, e non solo quella del portiere, lascia qualche perplessità.  

E il Presidente Cairo che fa? Tace

Per la prima volta in questa stagione ieri allo stadio Grande Torino Olimpico si è visto il presidente granata Urbano Cairo, come al solito sempre contestato dalla stragrande maggioranza dei tifosi. Alla fine della partita però il patron granata non ha voluto commentare né la gara né dire nulla in generale andandosene via, per la verità, accigliato.

Magari nei prossimi giorni parlerà a qualche sua testata o comunque a qualche testata mica dove non riceverà domande scomode alle quali non ha voglia di rispondere. Eppure la gestione del mercato è dipesa solo da lui, Petrachi senza praticamente budget tanto più di quello che ha fatto non poteva. E pensare che intervistato a “L'estate del Principe", il talk show organizzato dal Grand Hotel Principe di Piemonte di Viareggio lo scorso 3 agosto aveva affermato:”Anche se ho detto che magari venderò il club, non significa che mi impegnerò di meno nel costruire la squadra, anzi lo farò a maggior ragione: se sarà l'ultima stagione voglio farla alla grandissima e dare un gruppo forte a chi arriverà. Magari poi si dirà che il mio Toro non era poi così male". E’ vero che non ha ceduto né Simeone né Cacciamani però almeno per ora il Torino appare tutt'altro che una squadra forte.