Più che un Toro timoroso è un Toro incapace ad attaccare l’avversario

02.07.2020 12:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Più che un Toro timoroso è un Toro incapace ad attaccare l’avversario

Il più delle volte, per la verità abbastanza poche, il Torino quando attacca lo fa in maniera estemporanea affidandosi al singolo che va verso l’area avversaria senza un vero supporto dei compagni e così si trova in mezzo a un nugolo di calciatori dell’altra squadra che hanno gioco facile a fermarne l’incursione. Al più qualche compagno avanza, ma non si vede una manovra armonica con i giocatori che si posizionano tutti correttamente e che fanno movimenti per andare ad aprire varchi nelle difese avversarie. Chi prova ad attaccare non riceve quasi mai il supporto di un compagno che gli si avvicina per aiutarlo a mettere in difficoltà chi va al contrasto, che così può concentrarsi su un solo uomo.

Questo succedeva con Mazzarri e lo si era visto anche con altri allenatori e succede adesso con Longo, quindi, non attiene solo all’impostazione del gioco dell’allenatore di turno, non essendo possibile che tutti i mister del Torino abbiano questo stesso difetto di non riuscire a dare una manovra corale al gioco offensivo. Allora perché capita? Molto probabilmente perché i giocatori che negli anni si sono succeduti non hanno la capacità in partita di riproporre ciò che l’allenatore ha fatto loro provare in allenamento. Ecco perché diventa più facile per il Torino lasciare l’impostazione del gioco agli avversari per poi provare a interromperlo e ripartire con un singolo che va all’attacco e con qualche compagno che lo segue, ma senza che ci sia una vera e propria manovra corale.

Questo atteggiamento più che dimostrare poco coraggio o paura di avanzare rischiando di rimanere poi  scoperti è un’incapacità ad attaccare l’avversario per mancanza delle qualità che servono al gioco offensivo, infatti, si verifica non solo quando il Torino si trova di fronte avversari decisamente più forti, ma anche quando ce ne sono alla portata. Gli allenatori possono fare ben poco per sopperire a questo e finiscono per pagarne le conseguenze anche loro in prima persona.