LIVE Baroni: "Abbiamo giocato da squadra. La fase difensiva è stata attenta e solida. Potevamo essere più cattivi sui tanti palloni in area"

Il commento, in conferenza stampa, dell’allenatore del Torino, Marco Baroni, sul pareggio con la Fiorentina.
E’ sempre difficile ripartire dopo una pesante sconfitta, ma sembra che il Torino questa sera ce l'abbia fatta. Si è visto un Torino di sostanza, quanto l’ha soddisfatta?
“Non è stato un Torino di sostanza, ma un Torino che ha giocato da squadra. Era questo che avevo chiesto. Siamo rimasti squadra dall'inizio alla fine durante tutta la partita. Abbiamo creato occasioni anche importanti. Dobbiamo migliorare nella gestione della palla, ma questo lo sappiamo. Questo è un processo di crescita. Israel ha giocato l'ultima partita a novembre, Ngonge è un giocatore che ha pochissimo minutaggio perché militava nella squadra campione d’Italia, la stessa cosa Simeone. Abbiamo cambiato tanto. Quando parlo di allenamenti mi riferisco al fatto che qualche ragazzo ne ha fatti 10 e non di più. Ma attenzione questo non deve essere un alibi, è un percorso di crescita. Oggi ho chiesto alla squadra di essere squadra nella compattezza, nella dedizione, nella voglia e lo siamo stati. E questo è il primo passo, il primo mattoncino che dobbiamo mettere”.
Il suo collega Pioli ha detto che il Torino non è che abbia proprio rinunciato a giocare, però ha giocato tante palle lunghe. Era questa la tipologia d’impostazione della partita che aveva pensato?
“No, non è che abbiamo giocato, ma se ci vengono a prendere altri allora la palla su Casadei è una soluzione che ho e me la gioco. Dovevamo fare una miglior gestione in altre situazioni, però la squadra è normale che in questo momento per la costruzione lo faccia. Anche Asllani, che prima non l'avevo menzionato, è un ragazzo che è arrivato da pochissimo e ha fatto con noi pochissimi allenamenti e ci vuole tempo per trovare la condizione. Le cose non si possono fare da un giorno all’altro. Quello che mi interessava oggi, e che la squadra ha fatto, una fase difensiva molto attenta, solida e ha creato le occasioni che ci servivano per vincere la partita”.
E’ comunque un po’ rinfrancato dopo una prestazione come dice lei attenta? E’ un esame superato?
“Io non vorrei parlare dell'Inter, però ci devo ritornare. Voglio spiegarvi una cosa, quando una squadra come la nostra, assolutamente in costruzione con tre giocatori in mezzo al campo che avevano 120 partite tutti e tre insieme, va a giocare contro una squadra che ha forse 1000 allenamenti, in un anno si fanno circa 300 allenamenti o qualcuno in più, e nell’Inter c'erano dieci undicesimi di una squadra che ha fatto due finali di Champions e in più noi abbiamo fatto una prestazione pulita con pochi falli, poco aggressiva, mettendoci in questo del nostro, ecco che è lì che scaturisce il risultato. E’ stato un dolore, come ci siamo sempre detti, il dolore che abbiamo fatto provare ai nostri tifosi e questo chiaramente ci ha aiutato, non è che ci abbia aiutato perché non volevamo quella sconfitta però sicuramente è stato di aiuto perché abbiamo lavorato sugli errori e di lì siamo ripartiti crescendo e diventando squadra, che era il primo passo, perché a San Siro non siamo stati squadra”.
Nel primo tempo c’è stato un cazzotto di qua e uno di là. Avete conosciuto De Gea da vicino, ho fatto due grandissime parate, Piccoli ha avuto due occasioni ed era una partita che poteva avere qualsiasi risultato. Forse c’è qualche rammarico per gli ultimi 20 minuti visto che avete battuto sei angoli e siete stati molto più dinamici. Nel finale potevate spingere un po’ di più?
“Sì, 7 in angoli a 3 potevamo sfruttarli meglio, secondo me, ma più che altro ci sono state delle occasioni e dei palloni che con più cattiveria, più determinazione … ma sono convinto che tra qualche partita certi giocatori quei palloni lì non li sbagliano e vanno dentro con più cattiveria per fare gol. In questo momento, come ho detto prima e non voglio riperdermi perché nella mia carriera ho fatto tutto fuorché cercare alibi. Sono un uomo che deve lavorare nella competenza e nelle soluzioni. Credo in questa squadra, credo nel valore della squadra quindi è di lì che si parte. E’ la prima pietra che abbiamo messo e c'è da lavorare tanto, però vedo il risultato”.
Come ha visto la Fiorentina? Torino e Fiorentina sono due squadre che si possono equivalere? La Fiorentina quali obiettivi può avere?
“La Fiorentina è una squadra forte. Noi dobbiamo lavorare. In questo momento non mi piace guardare ... sono un uomo concreto che guarda al lavoro. Non faccio programmi, dobbiamo lavorare tanto e poi piano piano, se saremo bravi nella crescita e nei miglioramenti possiamo alzare, step by step, l’asticella, ma in questo momento la cosa principale è lavorare a testa bassa sul gruppo che abbiamo e lo faremo”.
Nella crescita della difesa quanto ha influito che abbia giocato Maripán?
“Maripán, come ho già detto, è un giocatore importante perché ha personalità, ha un percorso importante. Quando ho detto che sarebbe stato della partita non era perché la partita poteva avere una gestione diversa. Io sono abituato a vedere le gare con sedici giocatori e non con undici e, lo ricordo ancora una volta, quelli che subentrano lo fanno nel momento più importante della partita. Quindi non avevo dubbi su di lui e sulla sua prestazione. Tutti hanno fatto bene perché c'è stata attenzione, ci sono state le distanze e quindi sono contento. Chiaramente avremmo voluto vincere questa partita perché era importante, però sono contento della prestazione della squadra”.
Si è avuta l’impressione che Asllani abbia avuto un problemino quando è uscito, come sta?
“Sia Asllani sia Giovanni Simeone avevano avuto qualcosina in settimana, ma solo sovraccarichi. Quando sei in uscita da una squadra qualcosina lasci, c'è il mercato aperto, sei in attesa. Non è che i giocatori si accendono e si spengono con un pulsante quindi c'è da lavorarci. Io sono già contento della tenuta che ha avuto. Ho avuto anche qualche dubbio perché aveva questo problemino al flessore e invece, secondo me, ha tenuto molto bene. Poi mi ha chiesto il cambio, ma non per il problema muscolare bensì per un crampo che aveva avvenuto. La stessa cosa è accaduta anche a Biraghi. Il cambio di Simeone è stato proprio in ottica di non sovraccaricarlo ancora di più. Per me Ché Adams è un titolare ed è entrato e ha fatto molto bene”.
Anche oggi ha utilizzato il 4-3-3, pensa che questo sia il modulo più adatto alla sua squadra?
“Ho parlato con tutti e tre gli attaccanti che abbiamo, che sono giocatori bravi, e gli ho detto che non si può prescindere da loro. Si parte da loro e si torna indietro, sono giocatori che devono trovare la migliore condizione. Ma prima c'è un interesse di squadra che è trovare solidità, condizione, di mettere minutaggio ai giocatori. Dopodiché non escludo, perché se ci sono giocatori bravi che stanno facendo bene li metto in campo, questo è certo soprattutto se sono attaccanti”.
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