L’emergenza in difesa del Torino fra errori di strategia e sfortuna per infortuni

Con il Chievo mancheranno Castan, Carlão, Ajeti e Molinaro.
 di Elena Rossin  articolo letto 3318 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Federico Gaetano
L’emergenza in difesa del Torino fra errori di strategia e sfortuna per infortuni

I sessanta gol subiti in trentadue giornate di campionato inchiodano tutti alle proprie responsabilità. Per ricercare le cause bisogna risalire all’origine di tutto e quindi a prima che iniziasse la stagione, ossia al mercato estivo. In un sol colpo gli addii di Glik, Maksimovic e Peres, che senza dubbio, soprattutto i primi due, nell’ultimo anno in granata avevano reso molto sotto le capacità sfoderate in precedenza, però andando via tutti insieme avevano lasciato la difesa quasi da ricostruire ex novo. Per quel che riguarda il serbo, il calo di rendimento era dovuto anche a guai fisici, prima una botta al piede sinistro durante il ritiro e poi la frattura del quinto metatarso dello stesso piede a inizio settembre lo avevano tenuto fuori dai giochi fino ai primi di gennaio e in seguito un trauma contusivo-distorsivo al piede destro, verso la fine di aprile, gli aveva fatto saltare una partita.

Di per sé la cessione di uno o più giocatori non sarebbe grave se fossero rimpiazzati adeguatamente, ma alla luce del campo così non è stato, anche perché oltre ai tre sono andati via Jansson e Silva per scelta tecnica e a gennaio Bovo. Non sono, infatti, bastati gli arrivi di Hart, De Silvestri, Rossettini, Castan, Ajeti, Barreca e poi a gennaio di Carlão per dare un assetto solido alla retroguardia. Anche perché Castan arrivava da un lungo stop, in pratica due anni, dovuto all’operazione per rimuovere un cavernoma e poi da gennaio due infortuni muscolari, una sofferenza al muscolo bicipite femorale della coscia sinistra e in seguito un’elongazione al bicipite femorale destro, gli hanno permesso di giocare solo sei minuti. Ajeti si è rivelato non del tutto pronto per una squadra di serie A di livello medio e in più da qualche giorno ha accusato una sofferenza al polpaccio. Carlão anche lui è passato da un infortunio all’altro, prima il gomito, poi un indolenzimento ai muscoli flessori della coscia sinistra e infine una distorsione del ginocchio sinistro con lieve interessamento del legamento collaterale mediale. Senza contare che Avelar, tra un’operazione e l’altra e tra un periodo per recuperare e l’altro, non ha potuto giocare per quasi due anni e adesso è sì convocato, ma fa panchina. Anche Molinaro a settembre era finito sotto i ferri per ricostruire il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e adesso, dopo essere tornato da pochissimo a giocare, ha una distorsione allo stesso ginocchio con lesione di lieve entità del popliteo.

Mihajlovic avrà un gioco più votato all’attacco che alla difesa, però, se avesse avuto più spesso tutti i giocatori a disposizione e qualcuno di qualità superiore non si ritroverebbe con una squadra che ha così tanti problemi in fase difensiva e di conseguenza subisce una valanga di gol. Domenica con il Chievo avrà di nuovo gli uomini contati. Zappacosta, Rossettini, Moretti e Barreca andranno in campo e De Silvestri e Avelar saranno gli unici a disposizione, forse almeno un ragazzo prelevato dalla Primavera sarà convocato, per eventuali cambi e sono entrambi terzini, per fortuna uno destro e l’altro sinistro, anche se De Silvestri può essere dirottato a fare il centrale. Già il Torino in trasferta ha un andamento lento e le sole tre vittorie (Palermo, Crotone e Cagliari), i cinque pareggi (Pescara, Udinese, Sassuolo, Empoli e Fiorentina) e soprattutto le otto sconfitte (Milan, Atalanta, Inter, Sampdoria, Napoli, Bologna, Roma e Lazio) la dicono molto lunga, ma se in più ha gli uomini contati diventa ancora più dura. Gli infortuni appartengono alla sfera della sfortuna, ma gli acquisti o i prestiti dipendono solo dalla volontà di avere una squadra competitiva oppure di accontentarsi di quello che offre a buon prezzo il mercato e il rischio che i risultati siano inferiori alle aspettative spesso diventa realtà.