Le riflessioni di Cairo sul Torino non possono far stare tranquilli i tifosi
Quando parla Cairo, ieri lo ha fatto ai microfoni di Sky Sport, si accendono subito i dibattiti dei tifosi del Torino. Loro, o almeno la maggior parte, vorrebbero sentire solo una cosa: ho venduto il Torino, ma quando i discorsi attengono ad altro allora emerge immediatamente preoccupazione. Ed anche da ieri è così.
Riavvolgendo il nastro, ecco che cosa ha detto Cairo: “Direi che ieri (sabato, ndr) è stata una vittoria importante per noi, una partita con un primo tempo non brillante e poi invece un secondo tempo in cui D’Aversa ha messo a posto alcune cose e la squadra ha fatto 20 minuti veramente di buonissimo livello, facendo gol, facendone uno bellissimo, purtroppo annullato per un fuorigioco di qualche centimetro. Però veramente abbiamo fatto buone cose e poi insomma D’Aversa dopo sei partite a dodici punti, non sono pochi, con quattro vittorie. E comunque anche una partita col Milan giocata con grande determinazione, si poteva fare risultato anche a Milano. Insomma, direi bene, sono contento di lui, della squadra, di come hanno ripreso un cammino che era un po’ accidentato, ma finalmente è diventato veramente buono”. E fin qui il commento alla vittoria sul Verona, ultimo in classifica, per 2-1. Cairo sabato non era allo stadio, in tribuna c’erano il direttore sportivo Petrachi e l’ex allenatore Ventura.
E il discorso si è quindi spostato sull’allenatore D’Aversa arrivato il 23 febbraio per sostituire l’esonerato Baroni, quando la squadra era piombata a tre lunghezze di margine dalle terzultime, e che ha un contratto fino al termine di questa stagione: “Sicuramente è stato bravo a entrare immediatamente nella testa dei giocatori, secondo me ha messo anche i calciatori al posto giusto, perché anche questo è importante. Alcuni giocatori li ha posizionati nel posto migliore per loro e questo sicuramente ha dato una spinta. E poi a volte quando c’è il cambio non c’è una scossa o c’è ma non dura e invece in questo caso sono sei partite con buoni risultati. Le ultime due vittorie, con Pisa e Verona, sembravano partite facili, ma in realtà non lo sono perché sono squadre che danno comunque l’anima. Anche il Verona ha combattuto fino all’ultimo in maniera incredibile e quindi sono state partite complicate”. E per quel che riguarda l’eventuale conferma del tecnico: “Ne stiamo parlando con Petrachi e ne parleremo certamente con lui. Non è ancora deciso, però certamente sta facendo molto bene, quindi siamo contenti di lui”.
E sono proprio le parole di Cairo su chi allenerà il Torino la prossima stagione che non fanno stare tranquilli i tifosi perché se è vero che da una parte mancano ancora 42 giorni alla fine del campionato e quindi un po’ di tempo c’è, dall’altra però è altrettanto vero che per programmare una stagione non si dovrebbe aspettare all’ultimo soprattutto perché poi se non si parte per tempo i migliori giocatori finiscono in altre squadre e ci si deve accontentare delle seconde, terze, quarte scelte e poi a risentirne sono i risultati, come troppe volte accaduto in questi anni al Torino. Uno dei motivi per cui i tifosi contestano Cairo. Si può in parte capire che Cairo voglia vedere cosa accadrà nelle ultime sei partite (Cremonese, Inter, Udinese, Sassuolo, Cagliari e Juventus) visto che adesso il Torino si è tolto dalla zona dove c’è chi lotta per la salvezza poiché nello scorso campionato la squadra una volta salva nelle ultime gare ha mollato, in sette partite solo una vittoria (Udinese) e un pareggio (Venezia) e poi cinque sconfitte (Como, Napoli, Inter, Lecce e Roma). Però questo non basta a giustificare l’attesa perché ci sono appunto i precedenti di anni di decisioni rimandate fino all’ultimo o quasi.
Qualcuno vuole leggere nell’attendere una decisione su D’Aversa la possibilità che Cairo stia trattando o che lo faccia a breve la cessione del Torino e che quindi debba concordare con il nuovo proprietario chi sarà l’allenatore. Certo è un’eventualità, ma i tempi di una trattativa sono lunghi e l’andare a buon fine non è poi così scontato. Per cui anche questo non è del tutto una giustificazione che possa far stare tranquilli.
Ci sarebbe anche da porsi la domanda su quali obiettivi si dovrebbero fissare per la prossima stagione a prescindere dalla vendita del club?. Se si ragiona su quanto accaduto negli ultimi 15 anni, quindi da quando il Torino è tornato stabilmente in Serie A (stagione 2012-‘13), allora più o meno un allenatore vale l’altro intanto poi al più ci sono stati due settimi posti con un passaggio in Europa League fino agli ottavi nella stagione 2014-‘15 e un altro tentato con eliminazione agli spareggi in quella 2019-’20 e per il resto 16° posto, 9°, 12°, 9°, 9°, 16°, 17°, 10°, 10°, 9° e 11° e si vedrà quest’anno, ora il Torino è al 12°. Ma se finalmente si volesse davvero puntare ad arrivare almeno in Conference League sarebbero necessari un allenatore e una squadra che possano competere per un tale obiettivo e attendere a trovare tutti gli elementi giusti sarebbe iniziare con il piede sbagliato.
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