La Ditta Ciro-Gallo non brilla in azzurro. Numeri bassi, Mancini riflette

15.10.2020 10:36 di Claudio Colla   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
La Ditta Ciro-Gallo non brilla in azzurro. Numeri bassi, Mancini riflette

Tra Barella e Chiellini migliori in campo, Pellegrini sostituitosi a lui nel perforare Cillessen, con Kean meglio di Chiesa in appoggio, Ciro Immobile, ieri sera, in quel di Bergamo, ha ancora fatto fiasco, in termini realizzativi. Fallendo nel centrare quella porta con cui, fin dal suo approdo in maglia Lazio, risalente ormai a più di quattro anni fa, ha dimostrato una confidenza unica nel suo genere, persin superiore alle magie della sua stagione granata targata 2013/14. Arrivando a conquistare un titolo prestigioso - e piuttosto insolito per i protagonisti del campionato italiano - come quello della Scarpa d'Oro. Una porta che però, quando Immobile indossa l'azzurro della Nazionale, sembra restringersi.

Irriconoscibile, quanto meno dal punto di vista realizzativo, con la maglia dell'Italia, il centravanti biancoceleste, sulle 42 presenze accumulate, ha finora soltanto dieci reti all'attivo. Solo una in più del "Gallo" Belotti, ieri sera assente per squalifica - e per tale ragione rientrato in anticipo ad allenarsi col Toro, - che ne messe a segno nove in 29 gare. Come evidenziano i colleghi di TMW, d'altra parte, Immobile è superiore per media-gol al solo Iaquinta, tra le prime punte con almeno quaranta presenze in azzurro (una ogni 278 minuti per il campano, una ogni 349' per il fu attaccante juventino e dell'Udinese, che però giocò spesso da esterno offensivo, fornendo peraltro un buon contributo al trionfo di Germania 2006); le sue caratteristiche, inoltre, valorizzate a meraviglia nella Lazio di Simone Inzaghi, non si sposano al meglio col calcio manovriero di Roberto Mancini. Che certo non può privarsene, considerato il prestigio che Immobile si porta in dote, ma che non si può proprio dire straveda per le sue qualità: ammirazione nell'osservarlo, scarsa compatibilità nell'allenarlo.

Ciro è peraltro l'unico a portare in dote un'esperienza internazionale che si possa definire continuativa, tra i centravanti attualmente nel giro azzurro. Tra l'emergente in senso classico, per autentiche ragioni anagrafiche, Moise Kean - che quest'anno, al PSG, le ossa se le potrà fare, - il late bloomer Francesco Caputo - invocato dai cultori dei bomber di provincia come possibile "nuovo Schillaci" (che, all'epoca di Italia '90, di anni ne aveva però ventisei, ancora da compiere, quasi otto in meno dell'ariete sassolese, e che arrivava da una positiva stagione di debutto alla Juve, coppa UEFA inclusa), e Kevin Lasagna, ventottenne che "il calcio che conta" non l'ha finora visto nemmeno di striscio, e che non si può dire faccia esattamente sfracelli da terminale realizzativo primario di casa Udinese, quello che dopo Immobile ha disputato, a livello di club, più gare internazionali in carriera, è proprio Belotti. Il che, ahinoi, è tutto dire. Certo, rispetto alla kermesse in programma l'estate prossima, ciò non rappresenta necessariamente un indice significativo; bisogna tuttavia ricordarsi a che tipo di intensità e di match siano abituati i vari Mbappé, Griezmann, Muller, Asensio, Morata, Kane. E questo solo per parlare delle punte rivali.

C'è poi ancora Domenico Berardi, punta spuria che ha apposto il suo primo sigillo in azzurro la scorsa settimana, e si parla di un possibile ritorno nel giro di Fabio Quagliarella, che proprio un centravanti non è, ma che di certo, come uomo-gol, sta ancora dicendo la sua. Scenari variegati e variopinti a parte, l'auspicio principale è che Mancini trovi la chiave giusta per valorizzare al meglio certamente Immobile, risorsa della quale appare difficile, considerato il parco attaccanti nostrano, fare a meno; ma anche un Belotti in grado, lo abbiamo già visto e rivisto, di spaccare le partite.