I tifosi sono stati, sono e saranno sempre dalla parte del Toro

Ventura ha scritto una lettera ai tifosi chiedendo unione. Da tempo ex giocatori, tifosi e addetti ai lavori cercano di fare capire a società, allenatore e giocatori cosa significa essere del Toro.
17.03.2016 15:30 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per Torinogranata.it
I tifosi sono stati, sono e saranno sempre dalla parte del Toro
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Dopo il confronto con i tifosi svoltosi al campo di allenamento martedì mister Ventura è tornato a comunicare direttamente con il popolo granata scrivendo oggi una lettera pubblicata sul sito ufficiale della società e riportata integralmente qui di seguito.
Martedì pomeriggio ho avuto la possibilità di confrontarmi con una piccola delegazione di tifosi presenti all’allenamento. La circostanza mi ha portato indietro di cinque anni. 11 luglio 2011: il mio debutto alla Sisport. Stesso campo, stessa tribunetta. Primo incontro con il popolo granata, arrabbiato. Il colloquio dell’altro ieri, anche attraverso una esplicita richiesta di alcuni dei presenti, mi ha fatto comprendere la necessità di comunicare senza filtro direttamente con voi tifosi, ed è per questo che vi scrivo.

In questo lasso di tempo, da quel giorno di luglio a oggi, sono cambiate molte cose. Da una squadra con pochi giocatori di proprietà a una rosa con i migliori giovani e tutti vincolati al Torino. E oltre alla riconquista della serie A, un Settore giovanile tornato florido e vincente, il Filadelfia sempre più vicino alla rinascita e tra poco anche un Centro sportivo moderno e funzionale, grazie alla crescita della Società. Ma soprattutto, poco alla volta, in questi anni mi avete fatto capire che cos’è il Toro. Orgoglio, passione, senso di appartenenza. Sono sentimenti che percepisco intensamente. Sono estremamente orgoglioso d’essere da cinque anni l’allenatore del Toro: è il grande club che finalmente ho potuto raggiungere dopo una lunga carriera. E ho capito quanto il connubio tra la squadra e la gente granata sia da sempre un patrimonio del Toro.

Dopo quattro stagioni di evoluzione continua, per la prima volta in termini di risultati il nostro lavoro non corrisponde agli sforzi prodotti e alle aspettative acuite anche da un eccellente inizio di campionato. Siamo in difficoltà, è evidente, ma con la voglia di rivalsa e di riscatto perché i primi a soffrire siamo noi e quindi sappiamo bene cosa possano provare i nostri tifosi. Dobbiamo restare uniti, non è questa l’ora di stilare bilanci: per quello ci sarà tempo a fine campionato, dopo il 15 maggio. Nella settimana del derby e prima di altre otto partite che devono dare risposte importanti occorre rafforzare il legame tra la squadra e chi davvero ama il Toro. Più ancora dei punti che potremo fare è fondamentale non depauperare tutto quello che è stato prodotto: questa deve essere e sarà la base su cui verrà costruito il futuro del Toro.

Tutti uniti in nome di questa maglia. Guai dividerci ora. Nel calcio non si vive di parole, sono il primo a crederlo, lo dico da sempre: contano il lavoro e la professionalità, non gli slogan e le frasi fatte. Però le parole sono pietre: una sull’altra, cementandole con lo spirito giusto, servono a costruire ciò che serve. Ma se vengono usate per altri scopi, fanno solo male.

Siamo i primi a essere delusi dagli attuali risultati, ma adesso dobbiamo trovare dentro di noi la forza per reagire: non buttiamo via tutto, non facciamoci del male da soli, restiamo compatti. Grazie e Sempre Forza Toro.

Giampiero Ventura

Mister Ventura chiede unione in nome della maglia granata per non farsi del male da soli e per non buttare via quanto di positivo c’è stato negli ultimi anni. La richiesta non solo è legittima, ma sacrosanta. Premesso questo, va anche sottolineato che da tempo ex giocatori, che hanno fatto la storia del Torino come Paolo Pulici, tifosi e addetti ai lavori, in particolare giornalisti, hanno fatto di tutto per far capire a società, allenatore e giocatori che cosa vuol dire appartenere al Toro. Non sono mancate le critiche, sempre, però, a fronte di prestazioni non positive o risultati inferiori a oggettive aspettative, questo in qualche occasione ha infastidito e urtato dirigenti, mister e calciatori. Umanamente comprensibile, non piace a nessuno ricevere critiche, ma se sono fatte a fin di bene, per spronare, per stimolare reazioni, per far crescere non vuol dire che non sia riconosciuto quanto i suddetti hanno fatto di positivo o per creare ulteriori problemi, semplicemente e doverosamente in presenza di situazioni negative chi è parte integrante della vita del Torino Fc ha esternato la sua opinione dissenziente.

Ha ragione mister Ventura quando afferma che nel calcio non si vive di parole e che contano il lavoro e la professionalità, non gli slogan e le frasi fatte. Soprattutto in campo non si può prescindere dal lavoro e dalla professionalità. Ed ha altrettanta ragione quando dice che le parole sono pietre e che una sull’altra, cementandole con lo spirito giusto, servono a costruire ciò che serve, così come se vengono usate per altri scopi, fanno solo male. Anche gli atteggiamenti se non consoni fanno male, a fine partita stringere la mano all’avversario e riconoscere che ha vinto con merito o per netta superiorità è lecito, ma eccedere con pacche sulle spalle condite con sorrisi fa molto male ai tifosi già delusi per una cocente sconfitta. Presentarsi davanti alle telecamere dopo una sconfitta o comunque una prestazione non positiva ed essere sorridenti e pronti alla battuta, servirà anche a sdrammatizzare, però, può risultare stridente e persino strafottente agli occhi del tifoso che non ha mai fatto mancare il sostegno, se non con qualche fischio legittimo.      

Domenica i tifosi come sempre e persino con maggiore forza poiché c’è il derby faranno sentire il loro sostegno alla squadra, ma si aspettano che allenatore e giocatori in campo diano tutto dal primo all’ultimo istante inseguendo la vittoria, perché i risultati contano nel calcio come in ogni altro ambito della vita, tanto più se fanno muovere milioni di euro e determinano o meno plusvalenze.