Diego Laxalt in pillole: la carriera, le caratteristiche, cosa può dare al Toro

31.08.2019 13:04 di Claudio Colla   vedi letture
Diego Laxalt in pillole: la carriera, le caratteristiche, cosa può dare al Toro

Accostato al Toro fin dall'arrivo di Walter Mazzarri, risalente al gennaio 2018, Diego Laxalt, come sottolineato ripetutamente sulle nostre pagine, rappresenta effettivamente una tipologia di giocatore che il tecnico toscano tende a cercare sul mercato, e, soprattutto, sa come valorizzare. Maggio, Ziegler, Pieri, Morabito, Mesto, Dossena, Zuniga: sono numerosi i nomi degli esterni tra difesa e centrocampo, all'occorrenza schierabili anche come ali o mezzali, che sotto l'ala di Mazzarri hanno disputato quelle che restano senza dubbio, indipendentemente dalla corsia laterale di riferimento, le proprie migliori stagioni in carriera. Alcuni dei quali, peraltro, dotati di mezzi tecnici probabilmente di gran lunga inferiori, oltre che di un range di soluzioni più limitato, rispetto al ventaglio di giocate incluse nell'attuale bagaglio calcistico del neo-granata.

Nato a Montevideo il 7 febbraio del 1993, all'anagrafe (quella della capitale uruguaiana) Diego Sebastián Laxalt Suárez, in un'epoca di crescita, dopo anni di arcigne dittature militari, per il paese sudamericano: epoca di riforme, di liberalizzazioni, con l'ingresso nel MerCoSur risalente a soli due anni prima. In questa cornice socio-storico-politica, il piccolo Diego inizia a muovere i primi passi da aspirante da calciatore fin dalla più tenera infanzia, per entrare nel settore giovanile del Defensor Sporting, club di punta della zona, nel 2003. Laxalt esordisce da professionista, proprio con la maglia della Violeta, nel 2013. Pochi mesi dopo, osservata la sua crescita vertiginosa, l'Inter decide di portarlo in Italia: già opzionato a inizio anno, Laxalt inizia la preparazione estiva con i meneghini (seppur in ritardo, dopo aver partecipato al Mondiale Under-20, in Turchia), proprio in concomitanza con l'approdo di Mazzarri sulla panchina neroazzurra. Non confermato in squadra, Laxalt viene ceduto in prestito al Bologna: memorabile, della sua avventura felsinea, soprattutto la doppietta siglata contro il Milan (allora guidato da Allegri), il 25 settembre del 2013. Emerso come giocatore sì versatile, capace di unire le caratteristiche di esterno puro a quelle di mezzala sinistra, ma non ancora pienamente definito, l'uruguagio non viene riscattato dai rossoblù, e, tornato il suo cartellino nelle mani dell'Inter, viene ceduto, ancora una volta a titolo temporaneo, al neopromosso Empoli di Maurizio Sarri. Sotto la guida dell'attuale tecnico della Juventus, però, Laxalt, scarsamente compatibile con lo stile di gioco sarrista (difesa a quattro come dogma, con terzini "classici" e poco votati agli inserimenti per linee diagonali), trova poco spazio; inizia così, nel febbraio 2015, quell'avventura al Genoa che lo porterà a essere membro stabile della Celeste dei grandi, accanto a nomi del calibro di Cavani, Suarez, Godìn. E, come logico, un elemento di interesse per le big, non soltanto quelle italiane.

Lanciato dunque da Gasperini lungo la seconda metà del 2014/15, Laxalt diventa un punto fermo per l'attuale tecnico dell'Atalanta nel corso della stagione successiva: 34 presenze in campionato e titolo di stakanovista della squadra, una particolare intesa tattica con compagni quali Ntcham, Pavoletti, Pandev, Suso, Perotti, Burdisso, tre reti siglate, impiego soprattutto nel ruolo di esterno sinistro di centrocampo, nel tradizionale 3-4-3 di Sir Gasperson. Nell'estate 2016 il Genoa, confermandolo come elemento fondamentale della squadra, anche di fronte al passaggio di testimone a Ivan Juric, lo riscatta dall'Inter, per 5 milioni e 800 mila euro (fonte: Transfermarkt.de). E la sperimentazione continua anche sotto la guida del tecnico croato: Laxalt viene occasionalmente inserito in formazione come esterno sinistro offensivo nel 4-2-3-1, oltre che come mezzala sinistra nel 3-5-2, fornendo prestazioni per lo più all'altezza. Anche quando, nel 2017/18, Juric viene rimpiazzato da Ballardini, allenatore dalle caratteristiche nettamente diverse, fautore del 4-3-1-2, specialmente in versione rombo, con maggior propensione al contributo difensivo dei centrocampisti, dei raddoppi sull'uomo, del calcio di posizione, Laxalt non perde la rotta, e resta un punto fermo per i rossoblù. Arriva così, finalmente, l'opportunità vera in quella che, almeno su una carta, si presenta come una big: il Milan lo acquista per 14 milioni di euro, ingaggiandolo con accordo quadriennale. Sotto Gattuso, però, Laxalt non riesce a confermare quella duttilità rispetto ai moduli più disparati, mostrata in maglia Genoa, che aveva ispirato la fiducia dei vertici rossoneri, nonostante l'impostazione dell'allenatore calabrese non fosse esattamente la più indicata per valorizzare l'uruguagio.

Sottotono la sua prima (e probabilmente ultima) stagione in maglia rossonera, Laxalt non riesce a scalare le gerarchie durante la preparazione estiva 2019, pur sotto una nuova guida tecnica, quella di Marco Giampaolo, fautore peraltro di un rombo piuttosto simile a quello di Ballardini, e viene così messo sul mercato. Tante le trattative, accennate e talora approfondite, arriva finalmente la chiusura dell'accordo col Toro. Sotto quel Mazzarri che, nell'estate 2013, non lo aveva ritenuto, forse ragionevolmente, già pronto per l'Inter. Ma quello tra Laxalt e il boss granata è un matrimonio che può essere destinato a durare: l'uruguagio, pur meno propenso all'inserimento volto alla conclusione verso la porta, presenta movimenti, soprattutto in verticale e in diagonale, simili a quelli tipici di Cristian Ansaldi, e, come l'argentino, può disimpegnarsi a dovere nel ruolo di mezzala sinistra, nel 3-5-2, oltre che naturalmente da laterale mancino "a tutta fascia". Discreto crossatore, Laxalt tende anche a cercare la sponda degli avanti per manovrare sul limite d'area avversaria, specie dalle piastrelle di centro-sinistra della trequarti, e, sempre con la maglia del Genoa, si è rivelato uomo-assist in più di un'occasione, in particolare lungo le ultime due stagioni in rossoblù. Sa saltare l'uomo e duettare palla a terra, può migliorare in termini di palloni recuperati e fase difensiva. Aspetti sui quali, non c'è dubbio, Mazzarri lavorerà molto insieme a Laxalt, potenziale protagonista di un'avventura lunga e virtuosa in casacca granata.