Belotti alla Giulio Cesare, ma deve essere veramente il primo nel Toro

Il capitano del Torino parlando in Nazionale ha scatenato polemiche fra i tifosi granata. Cairo è intervenuto per specificare le dichiarazioni di Belotti. Il “Gallo” deve tornare a essere determinante
28.03.2018 11:14 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Belotti alla Giulio Cesare, ma deve essere veramente il primo nel Toro
TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Continuano a tenere banco fra i tifosi granata le parole di Andrea Belotti pronunciate durante la sua permanenza in Nazionale in occasione delle due amichevoli con Argentina e Inghilterra. Il capitano del Torino, infatti, aveva detto prima della gara con l’Inghilterra: “Dicono che dovrei cercare più visibilità in un club di grande spessore? Sì, lo dicono. Eh … (non senza qualche imbarazzo nel parlare, ndr) sono idee che escono fuori, le sento anche io sempre. Ma io valuto la cosa giusta per me a 360 gradi: non basta andare in una grande squadra se poi resti in panchina. Io penso a fare bene e a cercare la soluzione giusta per me”. E poi ha proseguito: “Ho avuto due infortuni che hanno condizionato il mio rendimento, ma adesso mi sento bene. Ci sono ancora tante partite e voglio dimostrare il mio valore (riferendosi al campionato e di conseguenza al Torino, ndr). Mi sento pronto a prendere in mano la Nazionale anche dal punto di vista della leadership”. Ai tifosi del Toro, ovviamente, non è piaciuto il passaggio: “Valuto la cosa giusta per me a 360 gradi: non basta andare in una grande squadra se poi resti in panchina”. Quasi all’unanimità queste parole sono state intese come se Belotti considerasse il Torino la scelta più conveniente perché in granata ha il posto da titolare fisso mentre altrove in una grande squadra dovrebbe sgomitare per riuscire ad andare in campo fin dal primo minuto.   

Diciamo che Belotti ha vestito i panni di Giulio Cesare. “Malo hic esse primus quam Romae secundus” che tradotto significa “Preferisco essere primo qui che secondo a Roma” frase attribuita da Plutarco a Giulio Cesare negli scritti “Vite parallele” (Alessandro e Giulio Cesare; 11,4). Lo scrittore greco narra, infatti, che il generale romano passando in un piccolo villaggio delle Alpi avrebbe pronunciato questa frase in risposta ai suoi soldati che scherzavano sulla vita politica che avrebbe potuto avere in quel luogo. Magari Belotti, come può capitare, pronunciando la frase incriminata era convinto di esprimere il suo pensiero senza generare polemiche e, anzi, fare chiarezza, ma purtroppo non è stato così. Non per niente il presidente Cairo ieri, a margine di un incontro con gli investitori in Borsa all’agenzia di stampa Alanews, ha, diciamo, dato una linea interpretativa alle parole del suo giocatore: “Belotti non ha aperto a nulla, Belotti ha detto che è contento di restare al Torino. Poi Belotti non è uno che, diciamo che, come dire … a volte lui nelle interviste dice e non dice quello che è il suo vero pensiero. Lui è contento di stare e non c’è nessun problema” (come anche riportato oggi da Tuttosport nell’articolo “Belotti? No problem! E’ felice di stare al Toro” pubblicato a pagina 21 e a firma Camillo Forte).

Belotti ora può, se dal Torino arriverà il benestare, fare una pubblica dichiarazione per spiegare con altre parole il suo pensiero, ma essendo già intervenuto il presidente Cairo difficilmente questo accadrà oppure può dimostrare sul campo che stando ormai bene fisicamente è in grado di tornare ad essere il bomber dello scorso campionato e che anche nel Torino, di cui è capitano, si sente pronto a prendere in mano la squadra dal punto di vista della leadership, come era disposto a fare con la Nazionale. Per la verità nelle due amichevoli con l’Argentina e l’Inghilterra il Ct Di Biagio non lo ha mai schierato titolare e lo ha fatto entrare sempre nella ripresa, con l’Argentina al 40esimo al posto di Jorginho e con l’Inghilterra al 19esimo in sostituzione di Immobile. Se con l’Argentina il “Gallo” granata è stato veramente troppo poco in campo per incidere e la partita era già compromessa nel risultato con l’Inghilterra ha avuto più tempo, ma il suo apporto non c’è stato determinante pur non avendo lesinato l’impegno, un po’ come sta accadendo nel Torino.
Il fatto che Di Biagio non lo abbia schierato titolare in nessuna delle due amichevoli non può non avere un significato e vuole dire che il Ct ha ritenuto di puntare più su altri giocatori, a torto o a ragione, ma anche in Nazionale non è come nel Torino dove Belotti ha il posto assicurato. Forse le parole del Gallo “Non basta andare in una grande squadra se poi resti in panchina” si riferiscono a situazioni di questo tipo, però sta a lui dimostrare all’allenatore di turno che è meglio schierarlo fin dall’inizio e non farlo subentrare solo nella ripresa e anche in quest’ultimo caso, a prescindere dalla prestazione della squadra, deve essere incisivo e si sa che gli attaccanti per incidere o segnano o fanno segnare i compagni e non basta che s’impegnino a svolgere il compito assegnato meritando di conseguenza la sola sufficienza.

La cosa giusta a 360 gradi per Belotti è preferire di essere il primo nel Torino piuttosto che il panchinaro altrove, ma per essere il primo nel Torino non basta avere il posto assicurato anche perché per la società è una plusvalenza e di conseguenza l’allenatore non può svalutare ancora di più il giocatore lasciandolo in panchina nel caso non lo ritenesse al meglio. Il “Gallo” già a partire dalla prossima partita con il Cagliari deve tornare a fare la differenza, non facendosi prendere dalla smania di strafare in campo, ma giocando con acume, proponendosi, lottando su ogni pallone, facendosi trovare nel posto giusto al momento giusto, trascinando i compagni con le proprie giocate e ritrovando la perfetta mira per scaraventare la palla in rete.
Una volta che Belotti sarà il primo nel Torino allora potrà valutare se per lui sarà meglio continuare a restare in granata oppure se sarà il caso di andare a cimentarsi altrove, dove per ottenere una maglia da titolare bisogna sgomitare con campioni già affermati a livello internazionale.