Al Torino servono sveglia e attenzione per non gettare più punti alle ortiche

Nei secondi tempi la squadra granata sembra incapace di mantenere la concentrazione che spesso nei primi la porta a giocare bene e passare in vantaggio.
 di Elena Rossin  articolo letto 2843 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Al Torino servono sveglia e attenzione per non gettare più punti alle ortiche

Persino con il povero Pescara il Torino ha rischiato, dopo essere andato in vantaggio per cinque a zero, di mettere in discussione il risultato a causa di una rilassatezza che, se da una parte può anche essere giustificata vista la poca consistenza dell’avversario, dall’altra non è accettabile perché un conto è subire un gol tutto un altro tre. Ci si può distrarre un attimo, ma poi è doveroso riprendersi. Se al posto del Pescara ci fosse stata un’altra squadra non è detto che la rimonta si sarebbe interrotta. Il prossimo avversario dei granata sarà la Roma che sta inseguendo la Juventus e avendo sette punti in meno dei bianconeri non può concedere nulla ed è obbligata a vincere, anche per non farsi scavalcare dal Napoli che di lunghezze ne ha due in meno. Sciagurate dormite collettive o errori marchiani come quelli commessi da Ajeti con i giallorossi indubbiamente costerebbero carissime al Torino che uscirebbe dall’Olimpico capitolino senza punti e forse anche frastornato dal ko subito.

E’ vero che quando si affronta un avversario di livello superiore ci sono stimoli diversi ed è probabile che questo mantenga più alta la soglia dell’attenzione, ma il Torino ormai sembra quasi incapace di evitare black out mentali soprattutto nei secondi tempi. Preoccupa e non poco quest’atteggiamento perché si perpetua praticamente da inizio stagione e nonostante gli sforzi di Mihajlovic e del suo staff non ha ancora trovato soluzione. Con la Roma dovrà essere dimenticata la partita d’andata e quel tre a uno che tanto contribuì a far sperate che per il Toro fosse l’annata giusta per tornare a disputare l’Europa League. La Roma che si presentò al Grande Torino il venticinque settembre scorso è diversa dall’attuale e il commento post gara che fece Spalletti analizzando la sconfitta fu emblematico del momento che stava vivendo la squadra che era reduce anche dalla sconfitta con la Fiorentina di una settimana prima, inframmezzata dalla vittoria con il Crotone nel turno infrasettimanale. “Non snobbo mai nessun avversario e nel nostro calcio le difficoltà ci sono sempre, ma è chiaro che se si riesce a mettere la qualità superiore che si ha supportata da un po’ d’impegno, lettura anticipata, sforzo, la partita prende una direzione, se, invece, si creano delle situazioni e non si riesce a sfruttarle e se ne concedono e l’avversario le sfrutta, tutto diventa più difficile. E’ evidente che in generale noi dovevamo fare di più, lo sforzo da farsi era quello di incanalare la partita su binari diversi”. Anche per la Roma allora sembrava che il problema fosse più di testa che di piedi come si poteva evincere dalle parole di Spalletti: “La sconfitta con il Torino ridimensiona niente, nel senso che io so benissimo quello che ci penalizza in base al nostro modo di ragionare sia sulla partita sia soprattutto - questo viene dalla lettura dello storico che riguarda il mio precedente periodo e quello di chi era qui prima del mio ritorno e anche il momento attuale - sul fatto che ci sono momenti in cui ci sono impennate di qualità e allora riusciamo a godere del sostegno di una piazza importante, della passione sfrenata del nostro numerosissimo pubblico e a mantenere un livello di rendimento di risultati. Ma tutto questo dura fino a quando ci sono altri momenti in cui c’è quello più bravo e capita che si perda la partita e invece di usare quelle caratteristiche delle quali si parlava prima, impegno, saper raschiare, duellare, lo sforzo, il sacrificio e via dicendo, si ha un atteggiamento che ci crea difficoltà e quindi non ce la facciamo. L’allenatore se non riesce a mantenere un livello di guardia importante per togliere questo vizio è il primo responsabile e soprattutto in questa direzione andranno le scelte di lavoro del prossimo futuro, perché gli alti e bassi non vanno più bene e bisogna cambiare quello che pensano alcune menti deboli che ritengono che tanto si vestono questi colori, che tanto siamo la Roma e quindi le cose andranno nella direzione giusta e così non mettono nulla di loro aspettando che le cose accadano senza andare a fare uso di quello che un elemento che ha qualità e che è forte ci metterebbe di suo in questi casi per fare andare bene le cose”.

Le parole dell’allenatore della Roma possono essere ribaltate sul Torino per inquadrare le difficoltà che hanno i granata nel mantenere alta la soglia dell’attenzione per tutta la partita perché analizzando i secondi tempi di menti deboli c’è ne sono anche nel Torino. La riprova si ha nelle parole di mister Mihajlovic quando è chiamato a rispondere su questo problema, come accaduto anche dopo la gara con il Pescara: “E’ un processo di crescita, dobbiamo migliorare e trovare l’equilibrio nelle prestazioni e durante l’intero arco della singola partita. Stiamo lavorando su questo e, come dice lei, si ripete spesso e in quei momenti bisogna avere più lucidità, più serenità, ma tuttora, purtroppo non si riesce e possiamo solo lavorare e vedere. I giocatori sono questi e di conseguenza lavoriamo con loro cercando come sempre di tirare fuori da ognuno il massimo. Questo è il mio lavoro, sapendo anche quali sono i difetti e dove si deve migliorare”. I giocatori sono questi e di conseguenza lavoriamo con loro cercando come sempre di tirare fuori da ognuno il massimo: è questo il vero nocciolo del problema. Se tutti i giocatori del Torino danno il massimo possono tenere testa anche alla Roma, come capitò all’andata, ma se si adagiano, dormono, si distraggono rischiano di rivitalizzare anche il Pescara dopo avergli rifilato cinque gol.