L’avvocato Marengo sul 4 maggio di ieri: “Superga 2026: una luce tra tante tenebre”

L’avvocato Marengo sul 4 maggio di ieri: “Superga 2026: una luce tra tante tenebre”
Pierluigi Marengo
© foto di Elena Rossin
Oggi alle 15:40Notizie
di Elena Rossin
fonte Profilo Facebook dell'avvocato Marengo

L'avvocato Pierluigi Marengo, già presidente dei “lodisti” nell’estate del 2005 e noto tifoso granata ha commentato sul suo profilo Facebook la giornata di ieri, 4 maggio, dedicata alle commemorazioni ai caduti a Superga nella Tragedia che vide perire nel 1949 il Grande Torino. Ecco le riflessioni di Marengo:

“SUPERGA 2026: UNA LUCE TRA TANTE TENEBRE
Solo questa mattina son riuscito a realizzare appieno quanto avvenuto ieri in occasione della commemorazione dei nostri Invincibili, tanta è stata l’atipicità dell’occorso alla Basilica. Un 4 maggio che ora valuto, a freddo, caratterizzato, nella sua atipicità, da una luce tra tante tenebre.

Una prima tenebra. Poche, pochissime presenze, probabilmente anche dovute al giorno feriale ed alla minaccia di pioggia, ma soprattutto ad un continuo allontanamento dei tifosi granata dall’attuale società, stimabile in circa mezzo milione di affezionati persi in vent’anni, che ci ha ridotto a poco più di 400 mila a livello nazionale. Fratelli di fede emigrati nell’ignavia calcistica, che son certo tornerebbero tutti, se solo l’uomo di Masio dimenticasse Torino ed il Torino.

Una seconda tenebra. Una contestazione verso squadra e dirigenti che, seppur più che legittima vista la devastazione sportiva e valoriale, realizzata dal peggior presidente di ogni tempo fautore del peggior ventennio della nostra storia, perde però di vista il locus ove è stata espressa. Superga non è uno stadio, Superga è il luogo del raccoglimento e della commemorazione e non della contestazione, contestazione peraltro non organizzata, ma spontaneamente uscita da centinaia di singole gole che, visto transitare quasi a passo di corsa Petrachi, per compiere nel minor tempo possibile il tragitto pullman/chiesa, non han più potuto trattenere il disprezzo verso i dirigenti (parolona) di questa società e, come scrive Bronzelli, verso quei ragazzotti scarsi di piede che vanno  “ad onorare chi nemmeno conoscono, e lo fanno con la stessa voglia di chi deve sottoporsi ad una colonscopia.” Altri devono essere i luoghi della contestazione, anche se, forse, una precisa colpa la si può ascrivere a chi ha fatto salire a Superga i Petrachi ed i Moretti. Presenze che non han certo aiutato a prevenire i fischi e gli insulti, avvallando un punto di saturazione e devastazione di un popolo granata che costoro, così come ogni altro dirigente, certo non rappresentano. Fortuna vuole che qualcuno abbia “consigliato” all’uomo di Masio di non venire a sfidare le ire granata … mandandolo a fare Judo, come ci comunica la gazzetta dello sport.

In ultimo la terza e più scura tenebra che ieri ha offuscato Superga. All’uscita dalla Basilica un doppio cordone di polizia in tenuta anti sommossa, con tanto di casco, giubbotto protettivo e manganello, ha contornato il corridoio destinato al passaggio di squadra e dirigenti. Una militarizzazione di Superga senza alcun senso, senza alcun precedente e oltraggiosa di cos’è questo luogo. E non è certo colpa dei poliziotti l’aver portato al cospetto degli Invincibili tale militarizzazione, ma, probabilmente, di una società che ne ha chiesto cotal presenza o di qualche dirigente che ha travisato cosa significa Superga per il Mondo Granata. Comunque, a prescindere da ogni valutazione sul perché ciò sia avvenuto, è stato veramente brutto, molto brutto vedere la polizia in tenuta antisommossa schierata a fianco della Basilica, laddove solo amore e commemorazione sono il Faro che la deve avvolgere il 4 maggio.

Poi una luce.

Ieri penso si sia arrivati al dunque, e uso nuovamente le parole di Bronzelli, al “punto di saturazione, e da lì non torni indietro. Non c’è domani, non esiste domani. Si riparte da qui, senza più alibi.” Un punto di rottura tra chi è parte autentica del Mondo Granata e chi si pone quale fiancheggiatore di una società devastata e devastante, continuando a coprire, a giustificare, a diluire le colpe dei suoi dirigenti e, soprattutto, di chi è da due decenni e più l’artefice della distruzione della nostra storia, l’assassino dei nostri valori, il cannibale del nostro mondo. E non mi si dica che la tifoseria è divisa, ieri l’ho vista più compatta che mai ed unita nell’avversione verso l’uomo di Masio ed i suoi lacché. Non è sicuramente divisione l’aver sensibilità diverse, l’aver visioni diverse sul come combattere l’attuale inaccettabile stato dell’arte, l’aver caratteri diversi che svariano dai più remissivi ai più guerrieri … questi sono stati d’animo e caratteristiche umane che ci rendono non tutti eguali, ma nulla incidono sul  quel collante che ha nel “Basta Cairo” il suo grido di battaglia unico e ormai da tutti i tifosi condiviso. Unica divisione può quindi vedersi solo più tra i fiancheggiatori di Cairo e la totalità del Mondo Granata che lo contesta. Una divisione però da ieri finalmente  chiarita: gli amici di Cairo sono ormai stati conglobati all’interno della società, come ben attestato dai 4 pullman con cui sono stati portati a Superga: pullman contrassegnati da un preciso ed inequivocabile cartello: Torino FC, con sotto la dizione del settore societario a cui erano destinati … la foto sotto riportata (https://www.facebook.com/Gigi.Marengo) è sicuramente eloquente. Poi circa 22, tanti ne ho contati, immancabili uomini selfie posizionati vicino al pullman … anche lo squallore non fa ormai più numeri, si è fortunatamente ristretto ad un nulla.

Ma la luce più vera, più autenticamente granata è quella che mi han regalato gli amici del Toro Club San Mauro, ove la sera ho potuto con loro commemorare i nostri Invincibili, con negli occhi lo splendido spettacolo del Ponte Illuminato in loro memoria e nel cuore i loro immortali nomi”.