In nome del Grande Torino, nessuno faccia il bullo
Parlare del Torino oggi e della sua tifoseria spesso si incappa nel teatro dell'assurdo o peggio nella farsa. Quel Torino che è rimasto leggenda nell'inconscio quotidiano è andato via nel momento in cui Pianelli ha venduto la società. Passando per vari presidenti che hanno pensato più al loro bene che a quello della squadra di calcio. E' vero il calcio è cambiato ma la mentalità granata no, si parla spesso più di idea che di vera passione sportiva, perchè amare il Toro è più una filosofia che vero e puro amore calcistico.
Fatta questa premessa è davvero assurdo farsi la guerra tra varie tipologie di tifo per decidere chi deve andare a Superga il 4 maggio. La Maratona che va contro a chi non vuole Cairo al colle per la tradizionale cerimonia di commemorazione, altri come i Resistenti granata, da sempre contro l'attuale presidente, che se la prende contro la Maratona. Il tutto a colpi di comunicati.
Questo è un orrore, sfruttare la storia e la leggenda di quei morti eccellenti, travolti da una tragedia, prima umana che sportiva, per portare acqua al proprio mulino di una protesta che ormai striscia nella mediocrità da tempo.
Sono anni che vediamo social e la città piena di scritte contro Cairo, e il presidente è ancora al suo posto, senza che nulla cambi, nell'impossibilità di svegliarsi con una svolta epocale. Va bene, continuiamo così, ma per favore Il Grande Torino non è una cosa per bulli, ma un ricordo indelebile che ancora commuove come fosse successo oggi e non 77 anni fa. A prescindere dal presidente in carica.
La tragedia del Grande Torino rimane un dolore dentro a ciascuno di noi e di quell'emozione personale nessuno se ne deve appropriare.
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