Con la salvezza in tasca il Torino si è limitato a uno squallido 0 a 0 con la Cremonese: che mediocrità!

Con la salvezza in tasca il Torino si è limitato a uno squallido 0 a 0 con la Cremonese: che mediocrità!TUTTOmercatoWEB.com
Il Torino immagine repertorio
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 12:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

L’atteggiamento del Torino, di fatto salvo, doveva essere tutt’altro e invece così non è stato contro la Cremonese che era alla disperata ricerca di punti per continuare a sperare di restare in Serie A. Francamente si temeva che sarebbe successo e forse persino mister D’Aversa qualche pensiero in tal senso l’aveva avuto perché alla vigilia era stato molto chiaro al riguardo visto che aveva affermato che provare a vincere sarebbe stato il minimo sindacale e che si sarebbe dispiaciuto in caso di pareggio aggiungendo anche che la squadra non doveva interrompere il percorso importante che stava facendo perché il Torino ha il dovere di andare in campo e cercare di dimostrare il suo valore. E aveva anche aggiunto, non come postilla, che: “Se vogliamo la stima e l’amore dei nostri tifosi dobbiamo andare in campo con l’ambizione di mettere in difficoltà qualunque squadra”. Di tutte queste cose ieri all’ora di pranzo allo Zini non se n’è vista neppure una, anzi, neppure la parvenza. Basti pensare che il primo tiro del Torino verso Audero è stato quello di Pedersen al 77’ che è finito fuori e la prima conclusione nello specchio, quella di Kulenovic, addirittura in pieno recupero al 94’ con il portiere della Cremonese che l’ha parata. I padroni di casa invece hanno più volte, in particolare nel secondo tempo, cercato il gol e uno lo avevano anche segnato sul tiro di Baschirotto (60’), complice una deviazione di Coco, ma poi il Var ha richiamato l’arbitro Fabbri a rivedere l’azione al monitor e lui ha rilevato un fallo, botta sulla mano, su Paleari, che tra l’atro prima di venire colpito aveva le dita di entrambe le mani sul pallone e quindi, da regolamento, ne aveva il possesso, e di conseguenza ha annullato la rete (66’). E se il Torino è tornato a casa almeno con un punto può ringraziare il suo portiere che con un intervento tempestivo, tuffandosi e arrivando sul pallone con la mano di richiamo, ha negato il gol a Bonazzoli (58’).

Il rammarico è enorme poiché la Cremonese ha limiti offensivi come dimostrano le quattordici partite del girone di ritorno caratterizzato da una sola vittoria, tre pareggi e dieci sconfitte e 6 gol segnati e 24 reti subite. Francamente con un po’ più di voglia e determinazione il Torino avrebbe potuto almeno provare a vincere, ma si è presentato in campo con la pancia piena, ironicamente sui social più di un tifoso ha ricordato che in settimana al Filadelfia c’era stata una grigliata fatta dei giocatori, forte di avere in tasca la salvezza e quindi non ha spinto sull’acceleratore. Quindi che nessuno osi sottolineare che in questo campionato, con il pari di eri a reti inviolate, i granata sono all’11esimo clean shet perché il contraltare è che con 54 gol incassati hanno la terza peggior difesa della serie A e in 11 gare su  33 non sono riusciti a segnare. La partita di ieri è stata molo simile a quelle che si erano viste l’anno scorso quando una volta raggiunta la salvezza erano stati tirati i remi in barca. Di sicuro non un atteggiamento in linea con il voler fare il meglio possibile e affrontare ogni singola gara come se fosse la più importante. D’Aversa, come già l’anno scorso Vanoli voleva che i suoi non rallentassero la corsa, ma lo hanno fatto per cui si vedrà cosa accadrà nelle ultime cinque gare con Inter, Udinese, Sassuolo, Cagliari e soprattutto Juventus.

Dopo sette anni il Torino aveva l’occasione di provare a vincere la terza partita di fila, dopo quelle con Pisa e Verona altre squadre in piena lotta per non retrocedere, ma l’occasione non è stata sfruttata e quindi si attende e si spera per la prossima volta. Per l’impegno profuso, pur con tutti i limiti, ai punti avrebbe meritato di vincere la Cremonese. Al Torino resta il punto che gli permette di arrivare ai fatidici 40, classicamente individuati come quota salvezza, a cinque giornate dalla fine del campionato, e, soprattutto, un’altra stagione all’insegna della mediocrità più assoluta e questo non può che far aumentare il dissenso da parte dei tifosi che puntualmente vengono traditi da chi invece dovrebbe onorarli, ma si sa che le colpe principali stanno sempre a monte: se una società non fa nulla per migliorare è ovvio che poi i calciatori tirano i remi in basca appena hanno raggiunto l’obiettivo minimo.