50 anni senza Ferrini, la figlia Cristiana: "E' sempre stato una roccia. E sul Toro..."

50 anni senza Ferrini, la figlia Cristiana: "E' sempre stato una roccia. E sul Toro..."TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 10:00Notizie
di Emanuele Pastorella
A cinquant'anni dalla scomparsa di Giorgio Ferrini, la figlia Cristiana ricorda il capitano granata: «Il Toro era il suo progetto di vita»

Il tempo passa, ma il legame tra Giorgio Ferrini e il Torino continua a vivere nella memoria dei tifosi granata. A cinquant'anni dalla sua scomparsa, avvenuta l'8 novembre 1976, il ricordo dello storico capitano resta indissolubilmente legato alla storia del club. Con 566 presenze e dodici stagioni con la fascia al braccio in sedici anni, Ferrini è stato uno dei simboli più autentici del tremendismo granata. A raccontarlo oggi è la figlia Cristiana, che conserva ricordi preziosi del padre, dentro e fuori dal campo, e li ha raccontati in un'intervista a La Stampa.

Il dolore della famiglia e gli ultimi ricordi

Aveva soltanto dodici anni quando il padre, dopo i festeggiamenti per lo scudetto, fu colpito da due emorragie cerebrali. «Assomiglio a Niki Lauda, ci diceva mentre guardavamo la foto con quel berretto in testa a coprire la cicatrice: era diventato fragile, lui che è sempre stato una roccia, ma a casa per due mesi ce lo siamo goduti: il regalo più bello». La figlia ricorda con dolore il momento della scomparsa: «Don Francesco che si avvicina e mi stringe le mani per dirmelo, io lo sapevo già. E poi il vuoto, la sua macchina ferma in garage il giorno dopo. In un paio d'ore sono diventata adulta». E ancora: «Papà aveva solo 37 anni».

Il sogno di diventare capitano del Torino

Il rapporto con il Toro andava ben oltre il calcio. Ferrini aveva coltivato fin da bambino il desiderio di indossare la fascia granata. «Quando cadde l'aereo del Grande Torino piangeva talmente tanto che lo consolava solo il fatto di pensare di diventare un giorno capitano del Toro». Un sogno diventato realtà, fino allo scudetto conquistato nel 1976, anche grazie alla sua esperienza da vice allenatore. Per Cristiana, il Torino rappresentava «un progetto di vita che si è concluso con lo scudetto». Un amore che non si esauriva durante le partite: «Il Toro non lo turbò mai: gli ha sempre garantito il ruolo di capitano, anche quando la carriera stava finendo».