TC Giuristi Granata, Lettera al Presidente Cairo

Nel giorno del 104esimo compleanno del Torino L'Avvocato Massimiliano ROMITI scrive questa lettera indirizzata a Cairo
02.12.2010 14:02 di Marina Beccuti   vedi letture
TC Giuristi Granata, Lettera al Presidente Cairo
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© foto di Federico De Luca

Signor Presidente,


la cosa che dovrebbe stupirla è il gran numero di destinatari cui questa lettera è inviata per conoscenza (saranno tutti o quasi, in tempi brevi, raggiunti via e-mail o altrimenti): Le garantisco che avrebbero potuto essere facilmente molti e molti di più...è per darle un'idea approssimativa del numero di persone, di ogni genere, alle quali interessa il Toro: un vero “popolo”.
Sono passati quasi 6 anni da che Lei ha preso la presidenza del Torino, sono passati quasi 4 anni da che, insieme ad alcuni amici giuristi uniti dalla passione per il Toro, ho fondato il club dei Giuristi Granata, ultimo arrivato di altre realtà ben più numerose e rappresentative.
Da fondatore di un club la mia prima preoccupazione è stata quella di cercare di introdurmi un po' di più nel mondo granata; un mondo che avevo frequentato sin da bambino allo stadio senza però mai preoccuparmi di conoscere le personalità che si muovono attivamente attorno a quella che è una passione assolutamente fuori dal comune.
Bene. Ho incontrato tante persone veramente eccezionali, possedute da una dedizione che farebbe invidia alle più grandi ONLUS presenti sul territorio nazionale.
Se ne è accorto Presidente?
Tante persone (e ce ne sono moltissime altre rispetto a quelle che sopra menziono) aspettano solo di trovare qualcuno che le indirizzi verso un obiettivo comune che tutti hanno a cuore: il bene del Torino e la prosecuzione di una tradizione popolare e sportiva che non ha probabilmente paragone in Italia sul piano affettivo e passionale.
Lei sino ad oggi non si è occupato di ciò a parte, forse, nel breve spazio della giornata del centenario e della marcia da piazza Solferino al Filadelfia (dove ho una bella foto che mi ritrae con Lei e mia figlia).
E le conseguenze purtroppo si vedono: una parte della tifoseria non sentendosi mai considerata adesso si ribella, a volte anche con inaccettabile violenza.
Il malumore però non è solo di ultras non corteggiati o magari non foraggiati come un tempo ma ormai aleggia anche in componenti meno estreme.
Perchè? Provo a darLe una risposta. Sino ad oggi Lei ha soprattutto pensato all'aspetto tecnico dell'allestimento della squadra (con
risultati purtroppo altalenanti sotto gli occhi di tutti) ma il Torino non è solo una squadra di calcio: è la storia di una città e di tanti suoi abitanti che si incarnava e si incarna in luoghi e persone; e questa storia, in passato, a volte, ha prodotto il miracolo di trasferirsi, magicamente, nei giocatori granata, giovani o maturi che fossero.
Qualcuno Le avrà raccontato di un vivaio che fino all'era del Suo collega Calleri era il bacino dal quale la serie A attingeva il maggior numero dei suoi giocatori.
Quando ero ragazzo mi recavo nella sede di C.so Vittorio Emanuele,77 e lì c'era il cuore della società. Ma nello stesso palazzo vi era anche il circolo dei soci, ossia un bel luogo di aggregazione tra i “notabili” granata.
c.a. Presidente Renzo Zambito
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Poi potevi uscire e andavi allo Stadio Filadelfia dove la squadra si allenava e “respirava” forza e storia: l'assorbiva praticamente per osmosi ed a noi tifosi accadeva ed accade ancora oggi la stessa cosa. Io non ho mai visto giocare il Grande Torino su quel prato, eppure, ogni volta che ci vado, mi emoziono.
Fuoriclasse stranieri che erano stati al Real Madrid ed al Flamengo come Martin Vazquez e Junior confermano di avere provato tra quelle mura sensazioni positive indimenticabili.
Lei Presidente, in quella micidiale estate del 2005 ha raccolto un Toro vuoto, rimasto un puro nome. Sopravviveva solo il marchio (neppure l'originale ovviamente, dato il fallimento) e la gente. La gente granata, me compreso, Le ha tributato un grandissimo affetto: Lei ha salvato il Toro. Ma sono passati 5 anni e niente di quello che era del Toro è stato ricostruito.
Il Toro, a parte i contratti con i dipendenti, dai calciatori alle segretarie, non ha ancora nulla di veramente suo (una sede, un campo, un pullman...) e forse anche la stessa struttura dirigenziale è ancora troppo leggera. Tutte le strutture amministrative dovrebbero essere riportate all’interno della società, a Torino, sgravando il direttore sportivo da qualsiasi incombenza gestionale per dedicarsi interamente al settore di competenza.
Un ultimo appunto Le rivolgo circa il rapporto con i tifosi.
I tifosi del Torino se la prendono più di altri..., i tifosi del Torino sentono la squadra come un pezzo del loro cuore....
Soprattutto in una città come Torino, essere del Toro ha sempre voluto dire essere qualcosa di diverso da altro. E quel che è più interessante è che questo essere diverso era, in verità, un modo di essere più vero, radicato e antico di quello tinto a strisce; quindi, da sempre, sul territorio piemontese la nostra realtà ha affascinato un numero di persone più elevato di quell'altra realtà, sostenuta più che altro da una famiglia ricca di potere e denaro. E non c'erano scudetti e coppe che tenessero.
E grazie alla leggenda del Grande Torino ed al fascino della maglia granata, che un tempo ha girato il mondo, il Toro ha un certo seguito e gode di diffusa simpatia anche in luoghi lontani dalla sua città, come testimoniano ad esempio i numerosi club non piemontesi.
Il pubblico del Toro è così, il Suo pubblico, Signor Presidente, è così.
Non lo affascinerà mai troppo con effetti speciali televisivi o telematici, riuscirà però a facilmente a coinvolgerlo, anche e soprattutto, ricostruendo tutto ciò che ha fatto grande il Toro: i suoi luoghi, la sede ed il Filadelfia, da sempre spazi aperti di partecipazione, nonchè la sua brillante scuola calcio che traeva energia dai medesimi luoghi.
Solo da ciò potranno ripartire, ne sono certo, immancabilmente, risultati sportivi stabili come il Toro merita di avere. Bisogna neutralizzare il progressivo smantellamento degli ultimi 20 anni e ricominciare a costruire...tutti insieme, per il Toro.
Oltretutto le possibilità odierne potrebbero ben consentire alla società di trarre da un pubblico come quello granata anche buona parte delle risorse necessarie al sostentamento di un dignitoso programma sportivo.
Una parte della tifoseria si rivolge a Lei al grido di “Nero e Oro finchè non vendi il Toro” io invece preferisco rivolgerLe un appello: riconquisti il Toro ed i suoi tifosi come un Presidente del Toro deve saper fare...se solo lo vuole.
Tutti avremmo solo da guadagnarci.
Peraltro chiunque altro venisse al Suo posto dovrebbe utilizzare la stessa ricetta per cavare fuori qualche cosa di buono, stabile ed anche redditizio dal Toro.
Per cui, quella che indico con questa lettera è una via buona per tutti i Presidenti. Ma cerchi di capirlo Lei ora, Presidente, La prego! Ci chiami: provi a coinvolgerci e ne verifichi i risultati. Quelli cui indirizzo la presente per conoscenza sono nomi di noti granata ovvero semplicemente i
soggetti che meglio ho conosciuto in questi anni ed ho visto con i miei occhi attivi di passione, oppure persone segnalatemi da amici tifosi: alcuni oggi le sono ostili ma rappresentano comunque un vivo pezzo di popolo granata che non si può schienare.
Unisca questo popolo sui progetti!
Le nebbie delle ipoteche sul Filadelfia si sono diradate...il quartiere Granata è pronto da realizzare a far da contraltare all’altro, così immerso nelle nebbie e vicino alle carceri cittadine. Tanto per cambiare, ma è giusto così, al Toro è offerta l'occasione di continuare a rappresentare veramente la città, facendo propria una zona infinitamente più significativa dal punto di vista storico per Torino rispetto a quella che ha deciso di occupare l'altra squadra.
La prenda Presidente, per sé ma soprattutto per il Toro!
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Ci faccia fare, un giorno, quella passeggiata che tutti noi tifosi granata sogniamo, da un Filadelfia ricostruito ad uno Stadio Olimpico “Grande Torino”, tutti insieme la Domenica, per andare a vedere i nostri ragazzi competere magari finalmente su palcoscenici sportivi più consoni al blasone della società.
Non commetta però l'errore di considerare questo popolo granata un “disturbo” a Lei conducente. Non lo è. Ne faccia la sua principale risorsa, perchè è la principale risorsa del Toro! Se Le interessa lavorare a questa idea mi chiami, ci chiami.
Molti sono sicuro risponderanno: presente! Altrimenti, se una sfida così Le sembra troppo grande, ci lasci a qualcuno che possa affrontarla... Mi scuso infine con tutti gli altri numerosi tifosi granata e gli altri club cui avrei dovuto direttamente
indirizzare la presente per conoscenza: ma se questa lettera sarà, come mi auguro, l'inizio di un cammino, finalmente comune, con Lei o con chiunque altro eventualmente Le succederà, li recupereremo tutti lungo la strada.
Si sarà anche accorto che mi sono permesso di disturbare, inviando loro la presente, anche molti tifosi “noti” a livello nazionale o regionale, in quanto sinceramente penso che anche loro potrebbero essere una preziosa risorsa per il rilancio del nostro amato Club.
Vede, il segreto è tutto qui, il Toro deve tornare ad essere un Club, come un tempo lo è mirabilmente stato; perchè noi granata siamo tra i pochi tifosi, se non gli unici, almeno in Italia, che concepiamo la squadra del cuore come un Club, ossia come qualcosa di cui noi ci sentiamo veramente e vorremmo sentirci, parte viva.
La saluto cordialmente e confido quindi in una Sua sollecita convocazione degli “stati generali granata”, felice espressione recentemente usata in una lettera sul sito di Toro Mio dall'amico Andrea Morè.
TORO!


Concludo infine gridando a tutti coloro che leggeranno questa lettera: FATEVI VIVI E FORZA
Il Presidente dei Giuristi Granata Toro Club Marco Filippi Avv. Massimiliano ROMITI