Comunicato Federsupporter, il calcio italiano: crisi di sistema, crisi d’impresa ed il ruolo passivo dell’AIC

Una dura condanna di un sistema e dei suoi protagonisti istituzionali da parte di Federsupporter, nella nota dell’Avv. Massimo Rossetti.
14.04.2020 16:18 di Marina Beccuti Twitter:    Vedi letture
© foto di Rosario Carraffa/TuttoPalermo.net
Comunicato Federsupporter, il calcio italiano: crisi di sistema, crisi d’impresa  ed il ruolo passivo dell’AIC

Alfredo Parisi

Presidente Federsupporter 

Il nostro calcio, ovvero “il conto al signore”

I protagonisti del nostro calcio chiedono, insistentemente, al Governo interventi a sostengo del sistema a causa della pandemia da corona virus.

Ma, se è comprensibile chiedere i suddetti interventi legati alla pandemia, in particolare, a favore dei soggetti più deboli del sistema, gli esponenti, in specie istituzionali, di quest’ultimo debbono – dovrebbero-, però, offrire, contestualmente, all’attenzione del Governo e, più in generale, del Paese e dell’opinione pubblica, un serio radicale e credibile progetto di ristrutturazione e riorganizzazione del sistema stesso.

Un progetto articolato in una serie di riforme. di iniziative. di impegni vincolati, volti a far ripartire, in equilibrio e sostenibilità economica, il sistema.

Viceversa, il tutto si tradurrebbe, parlando metaforicamente, nella richiesta che il commensale squattrinato, alla fine del pranzo, rivolge all’oste, additando un altro commensale, e cioè: “il conto al signore”.

Il sistema calcio

Non è ignoto a nessuno che il calcio nostrano vive, da anni, in uno stato di generalizzato dissesto economico-finanziario, dovuto principalmente al forte squilibrio costi-ricavi: laddove, i primi superano di gran lunga i secondi e che, da un punto di vista civilistico, molte società avrebbero dovuto già portare i libri in tribunale, per mancanza del necessario requisito della continuità aziendale, con conseguente dichiarazione di fallimento.

Quanto sopra, finora, evitato con il sistematico ricorso alle plusvalenze da cessione dei cartellini dei giocatori, spesso fittizie o,  quand’anche effettive, non attribuibili alla gestione ordinaria delle società.

Senza le plusvalenze, pressoché tutti i bilanci delle società registrerebbero un netto “ rosso”,  consistendo, in pratica,  le plusvalenze nient’altro che in un artificio contabile, dietro cui, spesso e volentieri, non c’è alcun trasferimento di ricchezza reale.

A ciò aggiungasi la mancanza di controlli e di vigilanza, effettivi ed efficaci, sulla gestione delle società ad opera di organi, interni ed esterni, ad essi a ciò delegati.

Organi che si sono limitati a svolgere un’attività necessariamente formale, anzi formalistica, e che, quando pure sono intervenuti, lo hanno fatto allorchè “i buoi erano già scappati dalla stalla”.

Organi, peraltro, appartenenti al sistema che dovrebbero controllare, per cui si verifica la classica situazione del controllante-controllato.

Ed è, poi, superfluo e paradossale che, coloro i quali oggi  si lamentino di più di quelle gestioni, sono quelli che hanno più beneficiato e beneficiano  delle allegre gestioni societarie,  vale a dire i superpagati calciatori della Serie maggiore, senza contare la pletora di agenti ed intermediari, spesso  in conflitto di interessi, rappresentando gli uni e gli altri, anch’essi superpagati  e al centro di opache triangolazioni economiche tra società, agenti, intermediari e calciatori.

L’Associazione Italiana Calciatori

Nell’odierna diatriba tra società, Leghe e calciatori, in ordine alla riduzione degli stipendi di questi ultimi, dovuta alla sospensione dell’attività calcistica, non è chiaro se l’AIC (Associazione Italiana Calciatori) voglia svolgere, oppure no, il ruolo e le funzioni sindacali che ad essa competono e competerebbero.

Ruolo e funzioni che, alla luce della mia lunga esperienza nella qualità di Direttore Generale di Federmanager, Associazione sindacale rappresentativa,  di una, anch’essa peculiare, categoria di lavoratori subordinati,  quali i dirigenti di imprese industriali, si  esplicano e si estrinsecano, essenzialmente, nella negoziazione con le contrapposte associazioni datoriali, in specie nelle situazioni di crisi e di difficoltà aziendali, di accordi, principalmente, finalizzati a tutelare le frange più deboli e più esposte della categoria rappresentata.

Ed il ruolo e le funzioni sindacali non possono limitarsi a respingere le proposte delle controparti datoriali, bensì devono essere accompagnate da controproposte intelligenti e razionali.

Solo così una Associazione sindacale può evitare di rimanere esclusa dalla soluzione dei problemi interessanti la categoria rappresentata, dovendo prendere solamente atto di decisioni unilaterali della parte datoriale.

Neppure la rappresentanza e la tutela di interessi collettivi categoriali può essere delegata a trattative individuali tra singoli lavoratori e imprese di appartenenza.

In questo modo, l’AIC verrebbe meno a quel ruolo ed a quelle funzioni che la legge 91/1981 specificatamente attribuisce alle rappresentanze di atleti professionisti, in questo caso di calciatori, ai fini della stipula di contatti collettivi tipo, cui i contratti individuali di lavoro dei suddetti atleti si debbono conformare.

I tifosi e le proprietà dei Club

Per concludere, gli unici soggetti che nel mondo del calcio hanno le carte in regola per chiedere e reclamare alcunché sono, caso mai, come sempre scrive e sostiene Federsupporter, i tifosi.

Quelli cioè, che sono i finanziatori, direttamente mediante il biglietto, l’abbonamento alla stagione calcistica, il merchandising, nonché indirettamente, mediante abbonamenti alle pay tv, delle società e dei calciatori e che sono sempre stati estranei ed emarginati, sia pure a titolo consultivo, dalla politica e dalle decisioni delle Istituzioni calcistiche e dalla partecipazione alle società.

Queste ultime nelle mani di padri – padroni, di padroncini, o di soggetti finanziari, spesso di incerta o improbabile identificazione, e situati in impenetrabili paradisi fiscali, quando non nelle mani di avventurieri o affaristi senza scrupoli.

Nelle mani di soggetti che, più che cercare gli interessi delle società, si servono di queste ultime per interessi ad esse estranei: quali interessi politici, di visibilità, di benefici a vantaggio di altre imprese da essi controllate.

Mai, sinora, si è voluto introdurre e incoraggiare, anche mediante appositi provvedimenti di legge, la partecipazione dei tifosi alle società magari, sulla base di modelli già adottati, da tempo, in altri Paesi, come, per esempio, in Germania o in Spagna.

Una partecipazione, come da sempre sostenuto da Federsupporter, da esplicarsi non solo e non tanto nella partecipazione al capitale, quanto nella partecipazione alle funzioni di vigilanza e controllo della gestione societaria.

Avv. Massimo Rossetti

Responsabile area legale Federsupporter