Il nuovo Torino di Abate: italiani, ma non solo però devono essere giovani
Il nuovo corso del Torino prende forma all’insegna della gioventù e della valorizzazione dei talenti. Con l’arrivo di Ignazio Abate sulla panchina granata, ufficializzato nei giorni scorsi per l’esattezza venerdì, il club ha scelto una linea precisa per la stagione 2026-2027: costruire una squadra competitiva ma sostenibile, composta da giocatori giovani, con ampi margini di crescita e prospettive di valorizzazione futura.
L’idea della dirigenza è quella di affiancare a un allenatore emergente una rosa dinamica, in grado di svilupparsi nel tempo senza rinunciare all’ambizione di ottenere risultati immediati. In questo contesto, il direttore sportivo Gianluca Petrachi sta monitorando diversi profili, sia italiani sia internazionali, accomunati dall’età giovane e da un elevato potenziale tecnico.
Tra i primi nomi finiti sul taccuino granata c’è Lorenzo Amatucci, centrocampista classe 2004 rientrato alla ACF Fiorentina dopo l’esperienza in prestito al UD Las Palmas. Petrachi conosce bene il giocatore, già seguito ai tempi dell’esperienza alla Salernitana, e lo considera un profilo ideale per rinforzare la mediana del Torino.
Non mancano però le piste estere. Sotto osservazione resta infatti il centrocampista serbo Ognjen Ugresic classe 2006, talento in forza al Partizan Belgrado, ritenuto uno dei prospetti più interessanti del calcio balcanico.
Per la porta, invece, il Torino guarda al futuro con Diego Mascardi dello Spezia che compirà 20 anni il prossimo 26 settembre. Il giovane estremo difensore, valutato circa 2 milioni di euro e già nel giro delle selezioni giovanili azzurre, è un obiettivo concreto. I granata sembrano aver anticipato la concorrenza di diversi club di Serie A, tra cui la Juventus.
Sul fronte difensivo continua infine il lavoro per riportare in granata Luca Marianucci, rientrato al Napoli dopo il prestito. Il difensore vedrebbe di buon occhio una nuova esperienza a Torino, ma sarà necessario trovare un accordo con il club partenopeo, possibilmente sulla base di un prestito con diritto di riscatto.
La strategia del Torino appare dunque chiara: puntare sui giovani talenti, italiani e non solo, per costruire una squadra sostenibile, moderna e in grado di crescere insieme al progetto tecnico di Abate, alla prima esperienza su una panchina di Serie A.
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