Paolo Pulici, la confessione sul Filadelfia: “Ho pianto di rabbia quando l’hanno demolito”
Il centenario dello storico stadio del Torino riaccende i ricordi del Puliciclone: “Era casa mia. Qui ho capito che cosa significava indossare la maglia granata”. E sul futuro lancia un’idea: “Serve un museo per tramandare i valori del Fila”.
Il Filadelfia non era soltanto uno stadio. Era una casa, una scuola di calcio e di vita, il luogo in cui la storia del Torino continuava a vivere attraverso le generazioni. Per Paolo Pulici, uno dei simboli più amati del Toro, il Fila rappresenta un pezzo insostituibile della propria esistenza. Per questo la sua demolizione, nel 1997, fu una ferita impossibile da dimenticare.
“Quel giorno ho pianto per la rabbia e il dolore: l’anima del Toro è morta con quella distruzione”, racconta Pulici, ripercorrendo il legame con lo storico impianto granata. Un legame che torna al centro delle celebrazioni per i cento anni del Filadelfia, inaugurato il 17 ottobre 1926 e ricostruito nel 2017.
Filadelfia, la casa del Torino: "La mia casa per 17 anni"
Che cosa rappresenta il Fila per Pulici? La risposta è immediata, senza bisogno di cercare parole elaborate: “La casa del Toro. E la mia casa più bella per 17 anni”.
Tutto cominciò quando aveva appena 16 anni. Il futuro Puliciclone arrivò al Filadelfia per disputare una partita-provino con il Legnano contro la Primavera granata. Fu l'inizio di una storia destinata a lasciare un segno profondo nel calcio italiano.
“Mi presero e così iniziai a capire dov'ero: entravi e c'era subito un pezzo dell'elica e la ruota dell'aereo di Superga. Poi, nello spogliatoio, il magazziniere ti diceva che lì si cambiava Valentino Mazzola e in campo sentivi la presenza degli Invincibili”.
Non servivano grandi discorsi per comprendere il peso di quella maglia. Bastava respirare l'atmosfera dello stadio, ascoltare i racconti dei tifosi e sentirsi parte di una storia più grande.
“Era un battesimo granata”, ricorda Pulici. I sostenitori parlavano del Grande Torino come se stessero consegnando un testimone da custodire e trasmettere. E quando arrivava un paragone con uno dei campioni degli Invincibili, la sensazione era speciale: “Ti sentivi imbattibile. Era una magia e quella maglia granata era come un mantello con dei poteri speciali”.
Lo scudetto del 1976 e il giorno più bello al Filadelfia
Tra i ricordi più intensi di Pulici c'è naturalmente lo scudetto conquistato dal Torino nel 1976, un trionfo rimasto nella memoria collettiva granata e arrivato dopo 27 anni di attesa dalla tragedia di Superga.
Il giorno più bello vissuto al Filadelfia? Per l'ex attaccante non ci sono dubbi: quello successivo alla conquista del titolo.
“Entrare in quello stadio e capire di avercela fatta, insieme ai tuoi compagni, è stata una sensazione davvero unica. Quel trionfo nasce in quegli allenamenti e in quell'ambiente, che ha fatto la differenza”.
Il Filadelfia, insomma, non era soltanto il posto in cui preparare le partite. Era il luogo in cui prendeva forma l'identità della squadra, attraverso il lavoro quotidiano, la disciplina e il senso di appartenenza.
Un ambiente che, secondo Pulici, insegnava soprattutto una cosa: non cercare scuse.
Il giorno più brutto: “Mi hanno sfrattato da casa mia”
Se lo scudetto rappresenta il ricordo più felice, l'addio al Torino è invece una delle ferite più dolorose. Pulici ricorda con amarezza il momento in cui fu allontanato dal club, quando Luciano Moggi riteneva che fosse ormai troppo vecchio.
“Mi è dispiaciuto tantissimo non solo abbandonare il Toro, ma abbandonare proprio il Fila. Era la mia casa e mi hanno sfrattato in modo brutale”.
Parole che raccontano un rapporto andato ben oltre il calcio giocato. Lasciare il Torino significava separarsi da un luogo familiare, da abitudini costruite negli anni e da una comunità che aveva contribuito a farlo diventare uno dei grandi protagonisti della storia granata.
Tra le persone che gli sono rimaste nel cuore c'è soprattutto Oberdan Ussello, figura fondamentale nella vita quotidiana del Filadelfia.
«Lui era l'anima di quel Fila», ricorda Pulici. E cita una frase che gli è rimasta impressa: “Qui dentro non si sbaglia e chi mette la maglia granata al Fila va fuori soddisfatto e contento”.
Il muro del Filadelfia e il segreto del sinistro di Pulici
Al Fila si imparava anche attraverso le lezioni più dure. Pulici ricorda in particolare gli allenamenti al muro e un episodio che contribuì a sviluppare una delle sue qualità più sorprendenti: la potenza del tiro con entrambi i piedi.
Ussello lo aveva accusato di essere un bugiardo quando Pulici sosteneva che il suo piede più forte fosse il destro. La risposta del magazziniere fu tanto semplice quanto efficace: “Il pallone pesa 500 grammi e tu 70 chili, quindi il sinistro è più forte perché regge tutto”.
Pulici raccolse la sfida e imparò a usare meglio il piede mancino. I risultati, racconta, furono impressionanti anche durante i test effettuati a Coverciano, in Nazionale.
“Con il destro toccai i 128 km/h, con il sinistro feci 174 km/h. Impressionante, vero? E il pallone era sgonfio: ora arriverei a 190 km/h”, scherza l'ex attaccante.
Un aneddoto che restituisce l'immagine di un Filadelfia fatto di lavoro, insegnamenti quotidiani e attenzione ai dettagli, dove anche un rimprovero poteva trasformarsi in un'occasione per migliorare.
La ricostruzione del 2017 e quella parte del vecchio Fila che non è mai scomparsa
La demolizione del 1997 aveva lasciato un vuoto profondo nella storia del Torino. La ricostruzione, completata nel 2017, ha restituito al club uno spazio legato alla propria identità, oggi utilizzato per gli allenamenti della prima squadra.
Ma per Pulici il ritorno non poteva essere soltanto una questione architettonica.
“Un pezzo di anima l'ho ritrovato in quei monconi che hanno lasciato in piedi: per me è il vero Fila. Quando vado dico sempre: «Quella è la parte mia, il resto non conta»”.
Il nuovo impianto rappresenta una rinascita importante, ma non può cancellare automaticamente ciò che è andato perduto. Lo spirito del vecchio Filadelfia, secondo Pulici, apparteneva anche alle persone, ai rapporti umani e a un modo di vivere il calcio profondamente cambiato nel tempo.
Il sogno di Pulici: “Serve il Museo al Fila per salvare la memoria del Toro”
Il centenario è anche l'occasione per guardare al futuro. Pulici non nasconde le differenze tra il Filadelfia di allora e quello di oggi, ma spera che lo stadio possa tornare a essere un luogo capace di trasmettere la storia granata, oltre la sua funzione sportiva.
“Ora è un campo d'allenamento. Però spero che con la costruzione del Museo possa prendere una piega diversa e diventare una vera memoria storica. Magari con noi ex a trasmettere i valori del Fila”.
L'idea è quella di conservare e tramandare un patrimonio fatto di campioni, sacrifici, ricordi e senso di appartenenza. Non soltanto cimeli da esporre, ma una storia da raccontare alle nuove generazioni, affinché il Grande Torino e chi ne ha raccolto l'eredità continuino a essere parte del presente.
Pulici, che abitava nel quartiere di Santa Rita, ricorda anche la vicinanza dei tifosi, sempre pronti ad accompagnarlo e a farlo sentire a casa. Al Filadelfia, racconta, non aveva neppure bisogno di chiudere l'auto.
E quando passava davanti al Combi, il centro sportivo della Juventus, il sorriso tornava inevitabile: “Era bello perché eravamo vicini di casa, però comandavamo noi”.
È forse questa la sintesi più autentica del legame tra Pulici e il Filadelfia: un luogo in cui il calcio diventava appartenenza, il passato si faceva responsabilità e ogni allenamento ricordava che indossare quella maglia significava rappresentare qualcosa di più grande.
Un'eredità che, a cento anni dalla nascita del Fila, Pulici vorrebbe vedere custodita e trasmessa. Perché la casa del Toro non è soltanto uno stadio: è una storia che non deve essere dimenticata.
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