Ferrante al Toro Club Leinì: “La dirigenza del Torino è poco rispettosa con D’Aversa”
Ieri il Toro club Leinì ha organizzato il pranzo sociale una gran bella festa che si è svolta presso la “Baita Caviet”, concessa dalla sezione locale degli alpini, con tantissimi partecipanti, anche altri Toro Club Valli Alto Canavese, San Mauro Torinese e Punt Masin. Ad animare l’evento Stefano Venneri, speaker ufficiale del Torino Fc, e ad allietarlo Francesco Trimani, cantautore che ha scritto la canzone “Grande Torino”. Presenti anche la vicesindaca, di fede granata, Bruna Panero e di alcuni esponenti della Giunta comunale. Ospite d’onore bomber Marco Ferrante, ripetutamente acclamato e osannato. Una giornata ben riuscita grazie all’organizzazione del presidente Stefano Luetto, al direttivo e a tutti i soci del club.
A Ferrante sono state rivolte alcune domande sul suo passato in granata e sul Torino attuale, in particolare sul fatto che il club granata è ancora alla ricerca di un allenatore per la prossima stagione.
Come è nato il suo famosissimo modo di esultare mimando il toro?
“Una sera prima di un derby avevo una sensazione positiva, sapevo che alla minima occasione dovevo segnare. Giocando nel Torino non si avevano mai tre-quattro palle gol per segnare, soprattutto se di fronte c’era la Juve e loro avevano giocatori come Zidane, Del Piero, Trezeguet e Buffon, quindi era abbastanza difficile fare gol. Bisognava aspettare quella mezza palla ed essere concentrato al 100% per buttarla dentro, a volte capitava e altre no, per cui quando accadeva bisognava farsi trovare pronti. Non ricordo con chi fossi in ritiro in camera, ma invece di confrontarmi con il mio compagno le feci con me stesso e volevo il giorno dopo dare una gioia ai tifosi segnando e poi esultando in qualche modo speciale, però non mi veniva in mente nulla di così particolare. IL giorno dopo segnai e spontaneamente mi venne di fare con le mani le corna ai lati della testa a simboleggiare il toro. Quel gesto è fatto ancora oggi anche da bambini che all’epoca non erano ancora nati”.
Lei di gioie ai tifosi granata ne ha date parecchie negli anni al Torino (dal 1996 al 2004 con una parentesi di sei mesi all’Inter, ndr)?
“Sì abbastanza, ma tutto è stato merito anche dei miei compagni perché senza il loro supporto un attaccante non segna. Ci deve essere un organico importante, ma per fortuna con Mondonico in due stagioni fra campionato e Coppa Italia, se non ricordo male, ho fatto 55 gol e non sono pochi (parte l’applauso, ndr). Quindi sempre grazie a un grande uomo e allenatore, che purtroppo non c’è più (altro applauso, ndr). Ieri a “La Partita della Leggenda” ho incontrato la figlia Clara e ci siamo abbracciati ricordando suo papà. Nelle menti di tutti noi sarà sempre vivo e con noi perché era una persona eccezionale. Ha saputo sfruttare al meglio le mie qualità mettendomi sia a destra sia a sinistra giocatori importanti come Lentini, penso lo ricordiate (applauso, ndr), Asta, Sommese. Ma poi lui trasmetteva col suo baffettino, soprattutto nelle partite che contavano di più come il derby o con squadre più blasonate Milan, Inter, Napoli e Roma, tanto. Quindi farei un grande applauso a Emiliano Mondonico”.
In un altro derby c’è stato un episodio con un altro allenatore, Camolese, che vi ha visti coinvolti. Ce lo racconta?
“E’ un aneddoto che farà piacere ai tifosi, a meno che non abbiano letto o sentito qualche mia intervista del passato. Nel Toro ho quasi sempre giocato titolare, ma una domenica mattina prima di un derby sapevo che avrei giocato però l’allenatore venne da me e mi disse che quel giorno non avrei giocato. Tutto subito pensai che scherzasse, ma non scherzava e mi disse che se avessi giocato lui veniva esonerato ancor prima della partita. Non mi capacitavo perché accadesse questo vista l’importanza della partita e il rispetto che ho per le persone e Camolese è stato uno degli allenatori più importanti che ho avuto, ma il Presidente era juventino ve lo ricordate? Era Cimminelli, buon anima. Ma vista l’importanza della gara, il rispetto per chi avrebbe giocato al mio posto, senza fare casino, quando sono nervoso sono uno che fa casino, ho buttato giù il boccone amaro. Andai in panchina e quando lo speaker lesse le formazioni dagli spalti, in particolare dalla Maratona, qualche mugugno si levò poiché non ero nell’undici. Già la partita era di per sé proibitiva, e seppur io sia un giocatore normale, non si capiva proprio perché non fossi fra i titolari. Iniziò la partita e la Juve segnò dopo poco con Del Piero e poi raddoppiò con Tudor e infine Del Piero segnò ancora prima della mezz’ora. Io in panchina ero nervosissimo poiché non potevo fare nulla e bevvi 15 Gatorade al ché avevo la vescica piena e non vedevo l’ora che arrivasse l’intervallo per andare in bagno. E così feci appena l’arbitro fischiò la fine del primo tempo. Qualcuno nel frattempo mi disse che Camolese voleva che entrassi nel secondo tempo. Io allora andai dal mister e gli dissi, ma se entro tu sari esonerato e tanto perdiamo 3-0 e non ha senso che io giochi. Lui invece mi disse che perso per perso io dovevo giocare e se poi lo avessero esonerato pace. Non feci neppure il riscaldamento e andai in campo. Prima palla che toccai a centrocampo feci un numero su Davis mettendo Lucarelli a tu per tu con il portiere e lui segnò il 3-1. Si accese un lumicino di speranza. Feci poi un uno-due con Tonino Asta, che conoscete bene, e ci diedero un calcio di rigore e segnai:. A quel punto eravamo sul 3-2 e si accese un altro lumicino e mi dissi “non succede, ma se succede”. Loro erano forti, ma forse avevano staccato la spina per presunzione visto che ci avevano fatto tre gol già nel 1° tempo. Il giorno prima, quando pensavo di giocare, mi ero messo d’accordo con Asta, visto che avevo giocato con Thuram al Parma e sapeva che ero molto forte nel’attaccare il primo palo, dicendogli che quando si liberava sulla destra e poi crossava io avrei fatto finta di attaccare il primo palo e poi invece sari andato sul secondo palo dove lui doveva mettermi la palla. Ci fu un’azione, si tratta di una frazione di secondo e in quei casi bisogna essere molto preparati per agire, con Asta che staccò l’avversario e crossò ed io intanto feci il cotromovimento a Thuram, lui abboccò, e andai verso il secondo palo dove Asta mi stava mettendo una palla perfetta e io di testa incornai, però Buffon fece un miracolo e io che ormai ero a terra non capivo se la palla sarebbe entrata in porta perché piano piano stava andando verso il palo e poi un mio compagno, lo capii perché aveva il calzettone granata, con la punta del piede indirizzò la palla in porta: era Maspero. Gol del 3-3. Un sogno, sarà vero oppure no, adrenalina a mille. Si scatenò il deliro, loro erano imbarazzati e increduli. La partita stava per finir, ma fu dato un calcio di rigore a loro. Mi dissi che non era possibile dopo un’impresa del genere perdere 4-3. Mi ricordo che feci una cosa particolare: mi girai di spalle alla porta e e guardai la Maratona pensando che se avessero esultato voleva dire che loro avevano sbagliato il rigore. C’era un silenzio incredibile, sentii il fischio dell’arbitro e poi vidi la Maratona esplodere, la gente saltava in aria e vi rimaneva sospesa. Mi sono girato e vidi la palla di Salas che era ancora in volo oltre la porta. Per chi di voi non l’avesse vissuto fu emozionante e chi c’era ha provato le stesse emozioni di noi in campo, se non maggiori”.
Prima parlava degli allenatori, D’Aversa non è stato mandato via come Vanoli a fine campionato, ma da giorni si aspetta di sapere chi allenerà il Torino nella prossima stagione. Ma quando un calciatore sa di rimanere e però vede che la società ci mette tempo sul decidere chi sarà il mister e nel frattempo circolano una ridda di nomi e qualcuno poi finisce anche per accasarsi altrove, come vive un giocatore questa situazione?
“D’Aversa quando è arrivato ha fatto un lavoro importante portando la nave in porto, anche se non penso che il Torino, pur in una situazione di difficoltà, fosse a rischio retrocessione come altre squadre. Stanno, mi sembra cercando un allenatore giovane, ma sono stati poco rispettosi con D’Aversa.
Immagino che D’Aversa sia a casa e che attenda una risposta e che gli dicano rimani o vai via. Questo non mi sembra che sia Corretto. E aggiungo, avendo letto diverse cose, spero che non siano vere, sul dualismo che c’è stato alla Roma fra Gasperini e Ranieri e quando ci sono due galli nello stesso pollaio succedono poi dei problemi. E tornando al Torino, ho letto il nome di Ventura come supervisor: ma immaginatevi fra Cairo, Petrachi, Ventura e un allenatore giovane, che è molto brutto chiamarlo marionetta, ma cosa ci starebbe a fare? Un allenatore deve fare in tranquillità il lavoro settimanale e poi scegliere la formazione e invece così correrebbe il rischio che dall’altro gli dicano chi deve far giocare e chi no. Così non si costruisce mai qualche cosa d’importante (applausi, ndr). Questa non è una considerazione bensì un dato di fatto del calcio attuale. Prendiamo l’Inghilterra come esempio, tutto bene ed è il calcio del futuro. Ma noi al Torino che non abbiamo niente di proprietà: non uno stadio, non un centro d’allenamento, un settore giovanile che non sforna giocatori per la prima squadra. Ma di cosa stiamo parlando? Per cui prima bisogna fare le cose più importanti e poi lavorare annoi dopo anno aggiungendo pezzi al mosaico per rendere la squadra competitiva. Che poi si possa vincere o meno o ambire a una competizione europea vedremo, ma almeno proviamoci. E anche quest’anno arriveremo 12-13esimi: non è il massimo della vita (applauso con ovazione, ndr)”.
Come non è il massimo della vita per un allenatore ricevere i giocatori che gli servono gli ultimi giorni di mercato oppure riceverne di adatti, ad esempio, al 3-5-2, mentre lui vorrebbe giocare con il 4-3-3.
“Potremmo stare qui ore a discuterne, ma tanto non si cava ragno dal buco. Serve la programmazione e non che ognuno decide di fare una cosa senza avvisare l’allenatore in relazione al modulo. Ci sono tante cose che non vanno, non c’è programmazione. Non basta avere soldi a disposizione per fare il direttore generale, il direttore sportivo l’allenatore o il preparatore dei portieri. Secondo me, bisogna avere il rispetto del ruolo e lasciare che l’allenatore faccia, poi è chiaro che se perde cinque o sei partite di fila è chiaro che si deve cambiare, ma non partire con il Baroni di turno che a ogni passo falso viene messo sulla graticola. Il ritorno di Juric? Anche se aveva fatto discretamente bene qui a Torino poi è andato via dalla Roma, dal Southampton e poi anche dall’Atlanta. Io non sono molto per i cavalli di ritorno. Comunque possiamo dire qualsiasi cosa, ma in tanto è Cairo che decide, Cairo è la proprietà. Lui con pregi e difetti da 14 stagioni tiene il Torino in Serie A. Io, a differenza di questa proprietà, ne ho avute dove era sempre tutto borderlinee: un anno resti nella categoria e l’altro no, i giocatori non vengono pagati per cui dico che non c’è mai fine al peggio. Non sto dando una pacca sulla spalla a Cairo, a farlo sarei meschino con me stesso, però cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno. Andiamo sempre allo stadio e partecipiamo numerosi agli eventi come quello di ieri e questo di oggi e cerchiamo di guardare avanti e tifiamo per questa maglia gloriosa, indipendentemente dalla proprietà (applausi, ndr)".
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