Muliari: “Il Museo al Filadelfia? Noi non molliamo mai. Speriamo ci aiuti la Regione Piemonte”

A marzo aprirà i battenti una mostra dedicata a Enzo Bearzot.
01.02.2020 14:30 di Marina Beccuti Twitter:    Vedi letture
Muliari: “Il Museo al Filadelfia? Noi non molliamo mai. Speriamo ci aiuti la Regione Piemonte”

Giampaolo Muliari è il direttore del Museo del Toro, da sempre a fianco di Mecu Beccaria, si considerano ormai fratelli, grazie alla causa granata. Muliari è lombardo, ma ha il Toro nel sengue e nel cuore, per questo accettare una sconfitta per 0-7 è stato massacrante.

“Domenica mattina mi sono sentito anch’io lo zimbello d’Italia dopo l’Atalanta. Per fortuna vivo nel milanese, non si sente tutto il peso che si vive a Torino. Però le sensazioni sono le medesime. Stiamo vivendo un momento piuttosto lungo sconforta tante, rispetto alla nostra storia”.

Molti hanno deciso di disertare lo stadio.

Pure io non sono più andato in Primavera, il giorno del fattaccio dei tifosi interisti, che hanno tentato di aggredire i nostri, non c’ero perché ero impegnato con la mostra dedicata a Facchetti. Premesso che vorrei avere uno stadio senza barriere, all’inglese, ma la nostra cultura è ben diversa. Sarei anche favorevole alla libertà in tutti i settori, ma ho la sensazione che quei fatti avessero altri scopi. Quindi la faccenda mi ha disturbato molto. Credo sia stato proprio questo fatto a far rompere qualcosa nell’animo dei tifosi. Ci tornerò ma adesso non riesco ad entrare allo stadio”.

E Muliari, ci teniamo a sottolinearlo è un tipo calmo e pacifico.  

Si vorrebbe sapere qualcosa in più in merito al Museo da collocare al Filadelfia.

"Il nostro approdo finale è lì. Beccaria sta seguendo la vicenda grazie ad un carattere molto forte. Bisogna trovare un punto d’incontro. Intanto il lotto del Museo sarebbe il terzo, il secondo è il completamento della parte sportiva. Grazie all’appoggio della Regione Piemonte si potrebbe frazionare il terzo lotto in due parti, ma dobbiamo poter accedere ad un mutuo con i quattro milioni circa che la Fondazione ha a disposizione, i soldi che ci sono in cassa e con l’affitto che paga il Torino di circa 200mila euro l’anno. Però non è tanto trovare i soldi per la costruzione quanto per la gestione negli anni”.

Manca qualcosa però in tutto questo…

“L’appoggio del Torino, tutti danno per scontato che dietro ci sia il club granata, invece non è così, tutte le altre squadre che hanno un Museo hanno le società dietro, noi no. Ma in fondo il Museo deve andare avanti oltre ai personaggi, alla presidenza, ecc. Vale la nostra collaborazione, sempre a livello di volontariato. Il Museo dovrebbe essere aperto sette giorni su sette, in una collocazione al Filadelfia ci sarebbe tutto un discorso da rivedere, perché alla fine dovrebbe rimanere sempre aperto al pubblico. Se non ci fosse Mecu di questa cosa non se ne parlerebbe più. Dopo l’inaugurazione del Filadelfia tutto è stato messo a tacere. Qualcuno si è lavato la coscienza. Il Museo sarebbe un’occasione per chiudere il cerchio, noi però non molliamo. Il Museo è aperto da volontari, questa passione dà una grande carica. E’ un nostro privilegio vivere certe emozioni”.

Quali sono gli eventi in essere e futuri del Museo?

“E’ ancora aperta la mostra temporanea dedicata a Giacinto Facchietti, aperta fino a fine febbraio. L’8 marzo inaugureremo una mostra dedicata a Bearzot, che ha vestito per nove anni la maglia granata dopo Superga. Bearzot è una bella storia legata al Filadelfia, dedicata anche al suo spirito. Ha lasciato delle parole memorabili su cosa significava vestire la maglia che era stata degli Invincibili”.