ESCLUSIVA TG – R. Sergio: “Il Torino per uscire dai problemi deve tirare fuori il cuore Toro e cambiare tipo di mentalità”

05.03.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Raffaele Sergio
Raffaele Sergio

Raffaele Sergio è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Sergio attualmente ha un’accademia a Cava de’ Tirreni la “Raffaele Sergio Academy” e da giocatore ha militato nel Torino dal 1992 al ‘94 e nell’Udinese dal 1995 al ‘97. Con lui abbiamo parlato della partita di oggi pomeriggio fra le sue ex squadre.

Quanto è grave la situazione del Torino visto che nel girone di ritorno non ha ancora conquistato nemmeno un punto?

“E’ una situazione molto negativa, molto grave perché c’è un andazzo non buono e si sta accettando tutto quello che succede e questo è molto negativo. Credo che per uscirne bisogna soltanto parlare poco e cercare di essere compatti all’interno del gruppo e di non addossarsi colpe. Bisogna vestire l’arma del guerriero e andare avanti”.

Dall’arrivo di Longo il Torino subisce un po’ meno gol di prima, ma continua ad avere il problema del costruire gioco e del segnare. E’ risolvibile?

“Sono d’accordo sul quadro, infatti, è una situazione non semplice perché il Torino é finito in questa rete non positiva e, come dicevo prima, bisogna parlare poco, cercare di essere concreti in tutto quello che si fa, aiutarsi uno con l’altro e, soprattutto, calarsi in questa situazione perché l’obiettivo iniziale era un altro e c’erano altre aspettative, ma tutto questo non é arrivato ed è naturale che si sia entrati in una negatività alla quale i giocatori non sono abituati ed è questo il problema. Infatti, il problema è mentale e non fisico o tecnico e se la squadra riuscirà a sbloccarsi mentalmente credo che abbia tutti i mezzi e le qualità tecniche per uscirne fuori”.

Forse risolvere il problema mentale è più complicato di quello fisico?

“Sì, è abbastanza complicato e deve essere brava la società a non allarmarsi più di tanto e ad essere vicino alla squadra. Così come l’allenatore deve essere bravo dando la giusta sicurezza e, soprattutto, a rassicurare i giocatori. Per uscirne bisogna calarsi in questa situazione andando in campo indossando il giubbotto antiproiettile. E’ un momento non positivo e deve venire fuori il cuore Toro perché è la classica situazione da giocatori da Toro e penso che sia questo che deve venire fuori”.

Ipotizzando che le indiscrezioni sul calendario siano confermate il Torino dovrà giocare con Udinese, Parma e Cagliari, un trittico fondamentale?

“Sono tutte squadre alla portata, ma che comunque sia lotteranno con il coltello fra i denti. La classifica dice che ci sono più squadre in lotta per cui il Torino deve crederci e, soprattutto, deve avere lo spirito battagliero che ha caratterizzato questa società e questa squadra”.

La prima squadra da affrontare dovrebbe essere l’Udinese che ha gli stessi punti e anche lei una gara da recuperare e forse è la patita più abbordabile delle prossime tre?

“Sulla carta anche con la Sampdoria era una partita abbordabile e poi è andata a finire in un’altra maniera. Il problema non è l’avversario, ma è il Torino stesso nel senso che la squadra deve ritrovare umiltà, concentrazione e determinazione. Io sono convinto che sulla carta è una cosa, ma poi è il campo a decidere in che maniera deve andare la partita. Il Torino deve ritrovare lo spirito positivo, azzerare tutto e guardare avanti”.

Secondo lei, quante probabilità ha il Torino di non finire coinvolto nelle lotta diretta per non retrocedere?

“Con i tre punti a disposizione in un turno di campionato può cambiare tutto. Secondo me bisogna stare attenti. Già a Napoli nel finale si è vista una reazione molto positiva, anche se visto il momento qualsiasi cosa può virare in negativa, però, il Torino ha le qualità tecniche e se avrà anche lo spirito giusto ha la possibilità di superare questo periodo negativo”.

Forse dovrebbe sbloccarsi Belotti e tornare a segnare, per cui bisognerebbe rifornirlo di più per iniziare a risolvere i problemi del Torino?

“Non diamo solo le colpe a Belotti perché è tutto il Torino che non riesce a fare gol. Ed è naturale che se le palle non arrivano su vuole dire che c’è tutto un meccanismo penalizzate. Dare la colpa a questo giocatore che ha dato tanto è eccessivo. Bisogna stargli vicino perché è quell’elemento che può con la sua grinta, determinazione e volontà anche trascinare gli altri. Per cui sotto questo aspetto Belotti deve essere un punto di riferimento. Ormai il Torino é in questa situazione e il campionato è di sofferenza perché si era partiti con un altro obiettivo che era arrivare n Europa per cui è naturale che quando ci si trova immischiati nella lotta per non retrocedere se non ci si cala nella parte diventa difficile. Adesso non bisogna guardare al gioco, ma alla sostanza: bisogna proprio cambiare tipo di mentalità. Con Mazzarri si era partiti in un modo anche sulla scia del campionato scorso ed è naturale che quando le cose non vanno in una certa maniera bisogna cambiare registro e cercare di fare punti e mettere fieno in cascina. Non ci sono altre strade”.

Cambiando argomento e parlando di lei, come va la sua Academy?

“E’ da cinque anni che con la mia famiglia abbiamo intrapreso questo progetto e abbiamo circa 250 ragazzi che vorremmo far crescere prima come uomini, atleti e poi se riusciamo a fare il miracolo anche di farne dei calciatori siano tutti felicissimi”.