ESCLUSIVA TG – R. Bianchi: “Rincon e Meïté li vedo più in altri ruoli che da registi e Verdi ha qualità per fare la differenza nel Torino”

15.10.2020 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Rolando Bianchi
Rolando Bianchi

Rolando Bianchi è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Bianchi con 77 gol all’attivo è nella top ten di sempre della classifica marcatori del Torino, dove ha giocato dal 2008 al 2013 divenendone anche capitano. In carriera ha militato tra le altre nel Cagliari da gennaio 2004 e nella stagione successiva. Terminata la carriera agonistica ha conseguito presso il centro federale di Coverciano il diploma di direttore sportivo e ha ottenuto il patentino Uefa A da allenatore, attualmente è commentatore tecnico per Sportitalia delle gare del campionato Primavera. Con lui abbiamo parlato della partita di domenica pomeriggio fra le sue ex squadre e della situazione dei granata.

Cosa pensa dell’avvio di campionato di Torino e Cagliari che sono reduci entrambi da due sconfitte e i sardi hanno anche un pareggio?

“I risultati parlano, il Torino sta avendo delle difficoltà e spero che questa sosta abbia aiutato la squadra a trovare un po’ di continuità di lavoro e sia riuscita a memorizzare un po’ quello che vuole l’allenatore e che lo si possa vedere sul campo domenica. Il Cagliari dal canto suo è una squadra ben organizzata e cercherà di fare il suo campionato avendo ottimi elementi che, secondo me, sono dotati di un buon livello tecnico”.

Come giudica il mercato di queste due società?

“Il mercato non è stato semplice anche a causa della situazione che c’è e spendere molti soldi poteva voler dire correre il rischio di creare problemi a livello economico per cui sono state fatte operazioni con lo scopo di cercare di dare i giocatori idonei al tipo di modulo degli allenatori. Io sono dell’idea che un allenatore non debba focalizzarsi su un unico modulo poiché nelle rose ci sono sempre tanti giocatori che possono essere utilizzati al meglio in più moduli”.

Quindi dipende dall’allenatore adattarsi ai giocatori che ha a disposizione?

“Assolutamente sì. Nel caso del Torino la squadra c’è, ma contro l’Atalanta, che è eccezionale e sta giocando un ottimo calcio, non ho visto un Toro brillante. Sono stati fatti errori di concetto anche a livello individuale, di posizione e attinenti alle giocate che non si possono vedere e poi, secondo me, ci sono giocatori utilizzati fuori ruolo. Mi auguro che si possano trovare le giuste alchimie per effettuare partite al meglio”.

Rincon da regista basso davanti alla difesa la convince?

Rincon lo vedo più come giocatore che può rompere il gioco degli avversari più che costruire quello della squadra, ma il suo utilizzo dipende da ciò che vuole Giampaolo: se vuole più un giocatore di rottura oppure uno di costruzione, nel primo caso va bene Rincon e nel secondo no”.

In questi giorni Meïté è provato come play davanti alla difesa, è un ruolo che può svolgere?

“Sinceramente non lo vedo in questo ruolo Meïté però non ho sotto mano il giocatore, ma avendolo visto in alcune partite non è calciatore che abbia il piede raffinato per costruire il gioco, ha una grande struttura fisica e deve essere “sfruttato” per questo. Come ho detto prima, se davanti alla difesa serve uno che spezzi il gioco altrui può anche farlo, anche se in quel punto del campo io vedo di più un giocatore che abbia qualità tecnica perché c’è bisogno che inneschi anche il trequartista e le punte perché è di lì che parte il gioco della squadra”.

A proposito del trequartista, Giampaolo ha a disposizione Verdi e il neo acquisto Gojak. Il ruolo è coperto?

“Per me Verdi non è un trequartista, ma un esterno, ruolo nel quale fa la differenza e lo ha fatto vedere anche a Bologna: partiva largo, faceva l’uno contro uno e calciava indifferentemente di destro o di sinistro. Siamo stati compagni di squadra ed è un calciatore straordinario, giocatori con la sua qualità ne ho visti veramente pochi, e sono convinto che “sfruttato” appieno nel Torino possa fare la differenza come nel Bologna. Io comunque uno come Verdi lo metterei in campo perché i giocatori di qualità aiutano a migliorare il gioco della squadra. Ma se un calciatore gioca una partita sì e due no o spezzoni di gara va in difficoltà anche mentalmente e, secondo me, Verdi ha bisogno di essere un po’ coccolato. Io sponsorizzo i calciatori italiani, ma Verdi è un giocatore di grandissimo spessore e se prende fiducia, consapevolezza e se viene lasciato tranquillo fa la differenza perché, come dicevo, certe giocate che gli ho visto fare le ho viste eseguire a pochi altri giocatori. Ho grande stima in Simone poiché è un bravissimo ragazzo e sono convinto che possa fare molto bene al Torino. E’ stato preso Gojak che può fare il trequartista e se è più funzionale per il modulo di gioco di Giampaolo ben venga”.

Cambiando argomento e parlando di lei, ha fatto tutti i corsi a Coverciano e può fare dall’allenatore al direttore sportivo, ma quale carriera vorrebbe intraprendere?

“Ho fatto un percorso di studi che comprende anche il match analyst, perché volevo essere pronto sotto tutti i punti di vista poiché per me un allenatore oggi deve essere preparato a 360°. Sono anche preparatore atletico e personal trainer e so lo spagnolo e l’inglese per cui il mio è stato un percorso formativo importante e adesso ho voglia di iniziare ad allenare con le mie conoscenze e le mie idee però non mi focalizzo sui moduli di gioco, ma sul far rendere al massimo i giocatori per cui se avessi 11 calciatori con qualità aerobiche, ma che qualitativamente non sono forti li dovrei far rendere lo stesso al loro massimo “sfruttando” magari l’aspetto mentale. Con giocatori caratteriali si può mettere meno tempo a farli rendere rispetto ad averne con minor personalità, ma un allenatore deve anche essere un po’ psicologo in certe situazioni capendo con chi ha a che fare. Mi è capitato in carriera di avere qualche allenatore che velocemente bocciava alcuni giocatori, ma non voglio essere così perché il calciatore va aiutato a rendere al meglio. Se un giocatore arriva in Serie A e fa determinate prestazioni significa che in certe condizioni può rendere, poi ci sono determinate situazioni nelle quali un calciatore ha problematiche di testa a causa di problemi anche fuori dal campo e spesso in questi casi si dice che non c’è tempo per aspettarlo, ma io credo si debba aiutarlo e alla lunga i giocatori lo capiscono e danno l’anima. Spero che qualcuno mi dia la possibilità di allenare perché ho voglia di mettermi in gioco dopo aver studiato per questo”.

Dove pensa che per lei sarebbe meglio iniziare ad allenare?

“Probabilmente la mia crescita da allenatore potrebbe essere ottimale iniziando o da un settore giovanile per cominciare a prendere dimestichezza oppure facendo il secondo affiancando qualcuno più esperto e capendo le dinamiche poiché ho fatto il giocatore ed è tutta un’altra cosa fare l’allenatore. Proprio per questo ho aspettato tre anni da quando ho smesso di giocare prima di buttarmi nella mischia perché volevo proprio far passare del tempo per distaccarmi dalla condizione di calciatore poiché allenando subito qualche strascico lo si ha ancora. Ho così tolto la veste da giocatore e mi sono focalizzato sull’allenare andando a ricercare determinati aspetti e curando i particolari e quando guardo una partita vedo come si muove un calciatore in determinate situazioni, cerco di capire come può essere caratterialmente anche se non lo conosco perché in determinate situazioni si riesce ad avere una fotografia del giocatore e se sbaglia una palla si comprende subito se è uno che si fa prendere dall’errore oppure se la volta dopo riesce a fare la cosa giusta cercando di non sbagliare più”.

Ma da quale categoria sarebbe giusto per lei partire?

“Non è importante la categoria bensì iniziare ad entrare nel circuito. Nel mio percorso di studio ho fatto molta ricerca e mi piace curare i particolari per sui vediamo. Sono uno che non ha mai chiesto nulla e voglio conquistarmi le cose da solo senza avere rapporti con procuratori o intermediari a differenza di altri che hanno iniziato ad allenare senza neppure avere il patentino, cosa che ritengo non corretta. Bisogna studiare e prepararsi e non dovrebbero esserci procuratori che condizionano a livello societario tante situazioni ed equilibri.
Come dicevo, vorrei poter allenare al più presto ed avere una squadra come i miei cavalli: bella da vedere ed elegante con grande cuore, fame e voglia di vincere attraverso il duro lavoro e i sacrifici. Nel frattempo commento per Sportitalia le partite del campionato Primavera così posso studiare i campioni del futuro ”.