ESCLUSIVA TG – Sebastiani: “D’Aversa ha fatto tanta gavetta, sa essere pratico e sicuramente con lui il Torino si rialzerà”

ESCLUSIVA TG – Sebastiani: “D’Aversa ha fatto tanta gavetta, sa essere pratico e sicuramente con lui il Torino si rialzerà”TUTTOmercatoWEB.com
Daniele Sebastiani
Oggi alle 11:00Esclusive
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Daniele Sebastiani, presidente della Delfino Pescara 1936, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Con Sebastiani che conosce molto bene Roberto D’Aversa, neo allenatore del Torino, abbiamo cercato di capire chi è umanamente e professionalmente il nuovo tecnico granata.

Chi è D'Aversa come persona?
“Roberto è un ragazzo normalissimo, un ragazzo a cui vogliono bene tutti e che si fa volere bene. E’ caratteriale perché comunque ha carattere, non è un fessacchiotto, e si fa rispettare, però è una bravissima persona, una persona di una bontà quasi unica”.

Invece come persona di calcio?
“Penso che in questo momento, anche se a mio avviso è un po' in ritardo, sia arrivato su una panchina importante perché è evidente che la panchina del Toro è sicuramente più importante rispetto a quelle che lui ha praticato fino adesso. Però è arrivato lì con merito perché ha fatto tanta gavetta, si è guadagnato sul campo questa panchina. Sono veramente felice per lui perché fa uno step in più. Lui è stato un bravissimo calciatore, ma non è stato un campione per cui per questa tipologia di giocatori è sempre più difficile fare il percorso da allenatori. Magari se avesse avuto un altro cognome avrebbe avuto da subito la strada spianata, a prescindere dai meriti. Invece D’Aversa tutto quello che ha ottenuto se lo è guadagnato sul campo a partire dai tempi del Lanciano e poi Parma e tutte le altre panchine facendo sempre bene. Alla fine si guarda sempre chi fa benissimo, ma poi nella realtà gli allenatori sono molto condizionati delle squadre che hanno. Un allenatore può essere bravo quando vuole, ma se c'è ha una squadra che non può giocare in Serie A è difficile che possa fare bella figura. D’Aversa comunque sia nelle sue esperienze ha sempre fatto molto bene anche l'altro anno all’Empoli, che purtroppo non ha finito, se non avesse avuto tutti quei giocatori infortunati gravemente sarebbe stata un'annata, secondo me, trionfale perché erano partiti benissimo poi hanno avuto ben cinque crociati che hanno comportato tutta una serie di problematiche che hanno fatto sì che la squadra che aveva plasmato non riuscisse a continuare a fare bene, altrimenti  sarebbe stata un'andata bellissima”.

Qual è la filosofia di gioco di Roberto D'Aversa?
“Quando si parla di D'Aversa dicono tutti che è un pratico, ma nella realtà non è così perché lui ama giocare a quattro dietro però a prescindere che il gioca a cinque o a tre sia diverso da chi gioca a quattro però ama cercare di far giocare le proprie squadre. Poi ripeto, diventa pratico quando si rende conto che per arrivare al risultato bisogna essere pratici. Se no, come tutti gli allenatori, ama cercare di giocare, proporre gioco. È chiaro che è molto più semplice quando si ha una squadra forte rispetto a quando, purtroppo, si è costretti ad allenare squadre che ogni anno devono salvarsi. È evidente che magari si deve mettere più praticità in quest’ultime situazioni mentre invece quando c'è una squadra forte ci si può anche permettere il lusso di osare un po' di più. Però per me Roberto è un bravissimo allenatore e, ripeto, a mio avviso è arrivato a Torino, intendendo una piazza importante, anche con ritardo”.

La situazione del Torino è difficile, a 12 giornate dalla fine, possono sembrare tante ma potrebbero anche non esserlo, ha 3 punti in più delle tre terzultime, il peggior attacco della Serie A (47 reti subite) e segna un numero di gol non così eccelso (25) nonostante abbia un parco attaccanti importante. Secondo lei, cosa può fare D’Aversa in questa situazione che non è tragica, ma decisamente complicata?
“Sicuramente è complicata perché quando una squadra come il Torino sta a tre punti dalla zona retrocessione è delicato, un po' come capita per la Fiorentina. Non sono squadre che devono occupare quelle posizioni di classifica. Cosa può fare un allenatore che subentra? Io non conosco la situazione, ma cercare di dare autostima ai propri giocatori perché il Torino non è una squadra da buttare, anzi. All'inizio del campionato l’avevo considerato tra le squadre che potevano stare sicuramente dall'altra parte della classifica perché ha giocatori importanti. A me piaceva il Torino tutto sommato quindi probabilmente c'è stato qualche problema in più. Adesso l'allenatore che subentra, qui entra la praticità, deve capire il momento e deve capire che è importante tirarsi fuori, al di là di tutto, senza guardare a gioco o non gioco. La bella giocata piuttosto che in qualche occasione parcheggiare il pullman, ci vuole praticità e, secondo me, un allenatore che subentra in una situazione di classifica come quella del Torino e in un momento come questo della stagione deve essere bravo a fare questo. Roberto queste caratteristiche le ha tutte quindi sicuramente farà bene, ne sono convinto”.

I giocatori sono loro che poi vanno in campo e devono evitare di prendere gol terrificanti come è successo al Torino più e più volte e allo stesso tempo devono non solo costruire l'azione offensiva ma anche finalizzarla segnando. La difficoltà quindi è anche entrare nella testa dei giocatori?
“Quando c'è un cambio in panchina comunque i giocatori si caricano un po' di responsabilità perché la colpa della situazione non è sempre dell'allenatore. Purtroppo non possono pagare in ventiquattro e paga sempre uno. Però in quei casi la squadra comunque una reazione ce l'ha. Se poi i giocatori non dovessero avere una reazione vuol dire che stiamo parlando di persone che non hanno sangue, ma non credo che questo sia il caso dei calciatori del Torino. L'allenatore ci deve mettere del suo, nel senso che deve cercare di capire la situazione, magari ha trovato il calciatore che è meno motivato perché ha giocato meno oppure quello che sarà rimasto male per l’esonero dell'allenatore perché si trovava bene. Sono tutte queste le situazioni che bisogna capire e che in un certo modo vanno portate avanti. Ma a mio avviso sicuramente il Torino si rialzerà”.

Grazie per la disponibilità e in bocca al pupo per il suo Pescara.
“Prego, come si dice se Atene piange, Sparta non ride. Purtroppo anche noi siamo messi in una condizione delicatissima, ma bisogna tirare fuori il massimo da parte di tutti, sia dei giocatori sia dell'ambiente. Forse a Torino c'è anche una situazione ambientale un po' pesante. Non voglio difendere la categoria dei presidenti, però una cosa mi sento di dirla: oggi fare calcio è veramente difficile. Per un'azienda, per un imprenditore e Urbano Cairo è un top, uno ben più importante di me, gestire una società di calcio è molto più difficile che gestire tutte le altre società che lui ha. Sicuramente noi presidenti facciamo degli errori, e ne abbiamo fatti in passato, però una società sana, com’è il Torino me la terrei bella stretta”.