ESCLUSIVA TG – R. Bianchi: “Il Torino non fa molti gol perché manca qualche cosa in fase di regia e sulle fasce”

10.02.2019 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 4277 volte
Fonte: Elena Rossin
Rolando Bianchi
© foto di Federico De Luca
Rolando Bianchi

Rolando Bianchi è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Bianchi con 77 gol all’attivo è nella top ten di sempre della classifica marcatori del Torino, dove ha giocato dal 2008 al 2013 divenendone anche capitano. Terminata la carriera agonistica ha conseguito presso il centro federale di Coverciano il diploma di direttore sportivo, attualmente è commentatore tecnico per Dazn e a giugno darà l’esame per ottenere il patentino Uefa A da allenatore. Con lui abbiamo parlato della partita di questo pomeriggio con l’Udinese e delle problematiche del gioco offensivo granata.

Secondo lei tenuto conto dell’andamento del campionato e di ciò che sta facendo il Torino, i granata sono in grado di lottare per l’Europa League?

“Per me sì, possono giocarsela. La classifica è corta e le squadre che sono davanti al Torino non stanno correndo, quindi, il Toro ha tutte le possibilità di andare in Europa”.

La squadra di Mazzarri ha la quinta miglior difesa della serie A, ma per quel che riguarda l’attacco è al dodicesimo posto, questo può essere un problema?

“Secondo me non è un problema imputabile solo agli attaccanti perché la fase difensiva, che è un punto forte del Torino, è fatta da tutta la squadra e gli attaccanti contribuiscono, infatti, se il Torino prende pochi gol è anche perché tornano indietro e corrono tanto. Per far sì che gli attaccanti segnino maggiormente forse è la difesa che dovrebbe alzarsi un po’ di più ed essere più aggressiva in modo che gli attaccanti possano stare dentro l’area di rigore. Mi è captato di vedere l’Atalanta e la difesa sta molto alta e così facendo si è già pronti per andare ad attaccare la porta, invece, se si deve tornare e ripartire diventa un po’ più complicato. Quando tutta la squadra dà una mano in fase difensiva è più facile per i difensori subire meno gol. Va dato merito agli attaccanti se il Torino non subisce tanti gol perché si stanno sacrificando molto per la squadra e tutti eseguono la fase difensiva bene. Anche la fase offensiva andrebbe fatta bene da tutta la squadra, invece, non sempre la squadra ha messo gli attaccanti nelle migliori condizioni per segnare. Manca qualche cosa in fase di regia e a centrocampo ci vorrebbe maggiore efficacia nei passaggi, in particolare l’ultimo deve essere preciso. Non è corretto fare il processo agli attaccanti dicendo che segnano poco perché se non segnano di più è in generale colpa della squadra”.

Belotti sta, a detta di molti, troppo distante dalla posta avversaria sacrificandosi forse troppo e questo non lo aiuta a segnare di più.

“E’ proprio quello che dicevo. Se il Torino ha una buona fase difensiva è perché Belotti si fa un grande mazzo per cercare di dare una mano alla difesa e, forse, se stesse di più nell’area di rigore avversaria il Torino subirebbe più gol. Questi sono i dettami dell’allenatore e la squadra, infatti, regge bene in fase difensiva, ma adesso manca quel quid in più in fase offensiva. Se la difesa stesse più alta permettendo alla squadra di avere il baricentro più avanzato probabilmente il Torino sarebbe più propositivo e gli attaccanti potrebbero partire a ridosso dell’area di rigore avversaria e non dai trenta metri”.

Lei ha avuto Mazzarri come allenatore e lui sa far rendere bene gli attaccanti come accadde a lei ad Amoruso nella Reggina, quindi, dovrebbe riuscirci anche nel Torino.

“Assolutamente, con Mazzarri gli attaccanti rendono al meglio. Secondo me nel Torino é una questione che riguarda l’ultimo passaggio e il centrocampo. Il centrocampo granata corre molto, ma a livello qualitativo spesso manca nel passaggio in profondità, nell’ultimo passaggio. In quella Reggina gli esterni facevano un grande lavoro ed io e Amoruso ci trovavamo continuamente l’uno con l’altro e per questo abbiamo fatto trentasei gol in due. Eravamo sempre molto propositivi l’uno con l’altro e con l’ultimo passaggio cercavamo di far segnare l’altro ed eravamo complementari come attaccanti per questo riuscivamo a rendere al meglio. Quell’anno la nostra forza era che la difesa giocava molto alta e i difensori erano molto efficaci anche in fase d’impostazione e a centrocampo c’erano giocatori che tentavano e forzavano la giocata e così ci permettevano di essere sempre in area di rigore. Come dicevo, se il Torino non segna molto la colpa non va data solo al reparto offensivo perché penso che manchi qualche cosa sia a centrocampo sia sulle fasce. Con un maggiore supporto gli attaccanti possono rendere al meglio risultando più efficaci e tornando a fare gol. Un attaccante se segna in serie B e in serie A l’istinto a segnare c’è l’ha sempre, ma deve essere messo nella condizione di sfruttare le proprie caratteristiche”.

Oggi pomeriggio il Torino affronterà l’Udinese che molto probabilmente giocherà in modo speculare anche lei con il 3-5-2 ed è una squadra che qualche lacuna a livello difensivo e offensivo ce l’ha. Ci sono le condizioni per una vittoria dei granata?

“Non sottovaluterei tanto l’Udinese, ha un allenatore molto bravo, Davide Nicola, che ho avuto il piacere di conoscere ed è molto preparato e di conseguenza non sarà per il Torino una partita facile e andrà presa con la giusta mentalità, ma il Toro ha tutte le qualità per vincere”.

Zaza è squalificato, quindi, con l’Udinese tornerà la copia d’attacco formata da Falque e Belotti. In generale l’utilizzo del tridente potrebbe essere una soluzione?

“A me piacerebbe molto vedere il tridente perché mi piace molto Zaza, anche se non sta riuscendo a rendere al meglio, ma, secondo me, ha grandi qualità e potenziale per cui bisogna aspettarlo e dargli fiducia poiché è un attaccante importante. Belotti sappiamo che i suoi gol li fa sempre. Iago Falque anche lui mi piace molto perché è molto bravo nell’uno contro uno e mette la squadra nella condizione di creare superiorità numerica e rendersi pericolosa. Penso che tutti e tre insieme possano giocare, ma bisogna trovare gli equilibri che, a mio avviso, vanno dati dal centrocampo. In questo momento il centrocampo, però, sta un po’ difettando in alcuni elementi dai quali mi aspetto qualche cosa di più poiché ci sono giocatori che devono esprimersi in modo superiore perché nel Torino non basta fare il compitino, bisogna essere più pungenti e mettere gli attaccanti nella condizione di andare a fare gol sfruttando le loro caratteristiche”.

Si riferisce a qualche centrocampista in particolare?

“Non mi piace fare nomi, però, sono convinto che qualcuno sa di poter fare di più”.

Premesso che tra giocare in Primavera e in serie A c’è un abisso, ma puntare anche sul giovane Millico non potrebbe essere una risorsa in più, nonostante la classifica porti a pensare che sia meglio avvalersi di giocatori più esperti?

“A me piacciono molto i giovani ed è giusto “sfruttarli”, però, ci vuole pazienza poiché non devono essere bruciati e non bisogna anche continuare a parlare dei giovani perché è irrispettoso nei confronti dei giocatori della prima squadra. Quando ero nella Primavera dell’Atalanta parlavano continuamente di me perché ero ritenuto un attaccante importante, infatti, spesso il mio nome veniva accostato alla prima squadra mettendo magari in discussione giocatori della prima squadra facendo venire meno la fiducia nei loro confronti. A quell’epoca anch’io mi sentivo di dover giocare in prima squadra, ma non è così e ci vuole pazienza. Un giovane deve crescere, capire com’è il passaggio dalla Primavera alla prima squadra e per questo ci vuole tempo visto che c’è un abisso fra queste due realtà. Magari il primo anno lo si fa a palla poiché si ha l’entusiasmo e poi gli anni successivi sono massacranti perché bisogna confermarsi e anche migliorare. E’ questo a livello mentale che deve essere capito da un giovane giocatore. Alla prima partita, all’esordio in A, si può anche fare gol com’era capitato a me che segnai alla Juventus, ma ci vuole pazienza, il giovane va lasciato tranquillo in modo che cresca continuando a giocare in Primavera e poi quando c’è l’opportunità che sia inserito in prima squadra è giusto farlo e farlo giocare. Ma non si deve creare troppa attesa e, soprattutto, non va tolta la fiducia ai giocatori della prima squadra.
Di Millico ne parano tutti molto bene, però, come dicevo, ci vuole pazienza e calma. Può essere utile, ma ricordiamoci che il Torino punta all’Europa e non alla salvezza, quindi, è vero che può essere un attaccante determinate e magari segnerà anche in serie A prima della fine del campionato, ma non vanno accelerati i tempi del suo debutto. Il Torino ha ottimi attaccanti e parlare di un giocatore che sta facendo benissimo nella Primavera non é corretto nei confronti di chi sta sudando ogni giorno per guadagnarsi il posto in partita”.

Cambiando argomento e parlando di lei, è diventato direttore sportivo, fa il commentatore in televisione e sta per diventare anche allenatore con patentino Uefa A, ma che cosa vuole fare da grande?

“Sto cercando di capire, soprattutto a livello psicologico, come si deve gestire una squadra e per questo guardo tantissime partite. C’è molta differenza fra quando si è giocatore e quando si è allenatore e direttore sportivo. Mi piacerebbe riuscire a sviluppare un mio modo di lavorare stile allenatore-manager all’inglese, ma in Italia non lo si può fare. Sto approfondendo molto tutti gli aspetti di questi due ruoli curando ogni singolo particolare perché da atleta sono stato sempre molto meticoloso e maniacale in tutto e mi piacerebbe esserlo anche da eventuale allenatore e direttore sportivo, ma nel modo giusto con equilibrio per non rischiare di diventare un peso o una problematica. Vorrei riuscire a creare una mentalità e un senso di appartenenza nella squadra. Mi piacerebbe molto fare sia l’allenatore sia il direttore sportivo con questi valori perché ritengo importante che un giocatore quando entra in campo senta la maglia come sua in qualunque squadra gioco in modo da dare il massimo di ciò che può dare in quel frangente. Adesso sto studiando e poi vorrei intraprendere un percorso da allenatore o da direttore sportivo vedendo quale sarà la mia “vocazione”, ma prima a giugno prendo il patentino Uefa A e poi deciderò cosa fare”.