ESCLUSIVA TG – Pulici: “Se si va in campo con la mentalità Toro si riesce a vincere con la Juve”

01.05.2019 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Paolo Pulici
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Paolo Pulici

Paolo Pulici è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Pulici militò nel Torino dal 1967 al 1982 e con 172 gol segnati, dei quali 9 nel derby, è il giocatore granata che ha realizzato più reti. Attualmente insegna a giocare a calcio ai bambini dei “Primi Calci” presso la Società Sportiva Tritium 1908, a Trezzo sull’Adda. Con lui abbiamo parlato del derby e del 70esimo anniversario della tragedia di Superga.

Il Torino arriva al 198esimo derby da quinto in classifica, cosa che non accadeva da anni. Uno stimolo o un peso per i granata la possibilità a quattro giornate dalla fine del campionato di arrivare persino in Champions?

“Se il Torino giocherà come ha fatto domenica con il Milan può sperare di fare qualche cosa, anche perché c’è un altro discorso che va a seguito del derby. La Juventus, infatti, deve incontrare noi, la Roma e l’Atalanta e forse la corsa a chi arriverà in Champions dipenderà da lei. Nel senso che se la Juventus dovesse perdere con qualcuna di queste tre squadre chi la batterà avrà più possibilità di conquistare un posto utile per la Champions”.

Il Torino come deve affrontare questa partita che si disputerà all’Allianz Stadium dove non ha mai vinto e pareggiato una sola volta il 6 maggio 2017?

“Lo dicevo già quarant’anni fa, in campo ci sono undici giocatori come noi con una differenza: loro sono la Juve e noi siamo il Toro. Se si va in campo con la mentalità Toro si riesce a vincere, in caso contrario arrivederci e grazie”.

Il fatto che non ci sarà Moretti in difesa perché squalificato è un problema oppure vista l’importanza del momento non dovrebbe fare la differenza chi gioca?

“I giocatori del Toro devono andare in campo con un unico obiettivo: vincere. Se non si ottiene questo risultato molto probabilmente si dice addio all’Europa e non solo alla Champions, quindi, bisogna avere la forza di affrontare la Juventus senza vergogna e senza paura”.

Secondo lei, il Torino deve vincere tutte le restanti quattro gare (con Juventus, Sassuolo, Empoli e Lazio) se vuole andare in Europa ?

“Se non quattro vittorie poco ci manca, del resto certi risultati li abbiamo buttati via con squadre che lottano per non retrocedere perché con il Bologna e con l’Udinese all’andata i risultati non sono stati quelli di una squadra che lotta per andare in Champions. Quei risultati gettati via adesso devono essere recuperati con squadre molto più qualificate come Juventus e Lazio e di conseguenza diventa più difficile. Non va, però dimenticato che siamo sempre lì e anche con il Milan sembrava difficile e poi l’abbiamo vinta due a zero e se si andrà in campo anche con la Juve con quella mentalità probabilmente si riuscirà a fare risultato anche con loro, ma se, invece, si giocherà sperando di non prendere troppi gol allora si avrà già perso in partenza”.

A Belotti che cosa consiglia?

“Cinquant’anni fa un allenatore di nome Oberdan Ussello mi disse: “Per chiamarti attaccante devi formare sempre un triangolo fra te, la palla e la porta e se non vedi la palla o la porta allora sei un centrocampista”. Il fatto di tornare a difendere sempre fa sì che quando Belotti arriva dentro l’area di rigore avversaria è stanco ed è più facile sbagliare. Quindi, se io devo sfruttare le capacità di uno che fa gol lo lascio in area perché ci pensano gli altri dieci a difendere la porta, non c’è problema perché nel momento che gli arriva la palla è lui a risolvere i problemi. Il mio era il ruolo più bello nella squadra perché facevo gol, infatti, quando segnavo esaltavo il lavoro di tutta la squadra, ma quando non facevo gol rovinavo il lavoro di tutti. O si ragiona così oppure non si capisce che cosa vuol dire essere attaccante, centrocampista o difensore”.

Il giorno dopo il derby ci sarà il 70esimo anniversario della tragedia di Superga …

“E’ una data veramente pesante perché più passa il tempo e peggio è, purtroppo, non si può fra altro che pregare per loro”.

Che cosa intende quando dice “più passa il tempo e peggio è”?

“Perché poco alla volta si dimenticano certe cose, tutti ricordano Superga per il Grande Torino, ma quella squadra era anche la Nazionale e questo non lo si dice o lo si dice molto poco. Non era solo il Torino era la Nazionale italiana perché solo il portiere non era titolare della Nazionale. Questo lascia un po’ l’amaro in bocca, per noi del Toro era il Toro, ma per l’Italia dovrebbe essere la Nazionale che ha Superga è venuta a mancare. In questo caso non c’entrano i colori delle maglie, anche se qualcuno, invece, ci gioca sopra”.

Parando di lei, le dà sempre soddisfazione insegnare calcio si bambini?

“Certo, quello è il vero calcio. Con i bambini è difficile non avere soddisfazioni”.

Riesce a forgiare un altro Paolo Pulici?

“Se si va a guardare come sono cresciuto io è difficilissimo per il semplice motivo che la prima volta che ho avuto un allenatore l’ho avuto al Toro a diciassette anni. Se si pensa che adesso si allenano bambini che hanno sei e alcuni anche cinque anni si può immaginare che differenza c’è rispetto a me che ne avevo diciassette”.

Ma si può almeno sperare di avere un altro Paolo Pulici?

“Me lo auguro, purtroppo però non si è ancora visto”.