ESCLUSIVA TG – L. Moggi: “Migliorare l’attacco potrebbe far diventare il Torino competitivo a tutti i livelli”

23.05.2019 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Luciano Moggi
© foto di Federico De Luca
Luciano Moggi

Luciano Moggi è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Moggi è stato un dirigente e manager calcistico ed è anche opinionista televisivo e radiofonico di trasmissioni sportive e giornalista pubblicista. Con lui abbiamo parlato della stagione del Torino, di Petrachi e del mercato.

Che cos’è mancato al Torino per accedere all’Europa League?

“Qualche risultato, però, dico che il Torino sta facendo e ha fatto un campionato eccellente misurandosi con le squadre migliori e penso che abbia fatto molto bene anche nell'ultimo derby e probabilmente avrebbe meritato qualcosa in più del pareggio. Quella con la Juventus potrebbe essere stata la partita che ha frenato un attimo il Torino nella corsa all'Europa League”.

Il Torino non ha subito molti gol, ma gli attaccanti danno una grande mano in fase difensiva. Se c’è bisogno di questo vuol dire forse che c’è qualche carenza e se sì dove?

“Non è questo perché il gioco di squadra comprende gli attaccanti che fanno gol e aiutano chi ha bisogno e nel caso specifico può essere che il difensore abbia bisogno e se l'attaccante è uno giusto riesce anche agonisticamente a supportare i compagni che hanno bisogno. Il gioco del calcio è un gioco d'assieme, non è un gioco dei singoli. Ad esempio, si veda Mandzukic che nella Juventus fa il terzino, il mediano e l'attaccante. Credo che, specialmente nelle ultime partite, Belotti si ha superato perché ha aiutato tutti quanti e ha anche segnato gol spettacolari. Per questo penso che il Torino con qualche rinforzo potrebbe lottare anche per posti migliori dell'Europa League”.

Belotti ha realizzato 15 gol, Falque 5 e Zaza 4. Il fatto che gli attaccanti abbiano segnato  19 reti è poco per una squadra che aspirava ad andare in Europa League?

“I 15 gol di Belotti non sono pochi, ma può darsi che il totale di 19 gol sia un po' poco, soprattutto, per quel che riguarda i collegamenti con Belotti e su questo penso che non ci siano dubbi. Migliorare però un giocatore che ha fatto 15 gol non è facile. Belotti la sua parte l’ha fatta e il Torino credo che abbia dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere una squadra che può stare con le migliori per cui ci vuole qualche rinforzo se si vuole aspirare a delle cose importanti, ma di Torino ha tutte le possibilità”.

Belotti e Zaza non sembrano essere una coppia di attaccanti ideale. Mazzarri all’inizio aveva affiancato a Belotti Falque e poi dopo l’infortunio dello spagnolo gli ha messo a supporto Berenguer, Baselli  e in alternativa Lukic o Meïté indice che una quadra non è stata trovata. Solo il mercato può migliorare l’attacco granata?

“Certamente c'è da fare qualcosa per migliorare l'attacco, ma io credo che il Torino sia una squadra che possa fare molto perché ha buoni stranieri come N'Koulou, Meïté e Ola Aina e questi due ultimi sono giocatori giovani che possono dare molto, ma molto, a livello di apporto alla squadra. Migliorare la zona d'attacco vorrebbe dire far diventare il Torino una squadra competitiva a tutti i livelli”.

Meïté e Ola Aina a inizio stagione avevano disputato discrete partite pur essendo appena arrivati nel nostro campionato poi il loro rendimento è calato senza che abbiano avuto infortuni importanti o che sia cambiato radicalmente il sistema di gioco, com’è possibile?

“Un anno di assestamento ci vuole perché il campionato italiano è molto duro e quindi occorre che ci sia pratica e conoscenza abbastanza importante per avere continuità. Può essere che nel corso della stagione abbiano risentito un po' di fatica e il calo nella forma dipenda da questo. Comunque sono calciatori che hanno dimostrato di essere veramente giocatori”.

Moretti ha annunciato il ritiro, il Torino aveva già preso Djidji che adesso è infortunato ma dovrebbe essere guarito per la preparazione estiva, c'era anche Lyanco e poi a gennaio è stato mandato a farsi le cosiddette ossa nel Bologna e c'è Bremer chi ha giocato il derby in assenza di Moretti e Djidji. In parte il Torino ha già fatto il lavoro di preparare la sostituzione di Moretti?

“Questo è meglio chiederlo alla società perché per dare un giudizio su qualcosa che riguarda la squadra e i cambiamenti bisogna conoscere il gruppo e io non mi sento in grado di darlo poiché non conosco il gruppo giocatori”.

Petrachi dovrebbe essere in procinto di andare via, qual è il profilo ideale di direttore sportivo per un club come il Torino?

“Al Torino c'è Bava che è molto bravo a gestire il settore giovanile e penso che non la società non abbia problemi a sostituire Petrachi. Bisogna dire che Petrachi ha fatto molto bene perché se il Torino è a questi livelli vuol significare che il rapporto del direttore sportivo con la squadra è stato buono e, soprattutto, la scelta dei giocatori è stata ottimale. Io credo che Bava abbia tutte le possibilità per continuare quest'opera”.

Per Bava il passaggio dal settore giovanile alla prima squadra, che ha aspirazioni a livello europeo, non sarebbe un problema?

“Quando uno capisce di calcio settore giovanile o prima squadra è la stessa cosa. Poi Bava, che ha già lavorato in categorie semiprofessionistiche o più basse come direttore generale, penso che non abbia tutti questi problemi d'inserimento. Questa è una mia impressione e potrei sbagliarmi, ma non credo perché conosco Bava e conosco quanto s’intende di calcio”.

In sede di mercato che cosa dovrà fare il Torino per rinforzare la rosa e renderla competitiva per riuscire il prossimo anno ad andare in Europa?

“Sicuramente la rosa va rinforzata, ma dove bisogna farlo va chiesto a Mazzarri e alla dirigenza”.

Magari un attaccante o un centrocampista di grande valore?

“Sì, ma questo può dirlo meglio chi conosce approfonditamente il gruppo giocatori. Non è che non mi vada di esprimermi, ma potrei dire cose stupide se parlassi di un giocatore anziché di un altro senza tener conto del gruppo che esiste. Il gruppo non lo conosco, se non per i giocatori che scendono in campo, per cui è meglio lasciare ai dirigenti queste valutazioni”.