ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Toro che amarezza! Il tifoso non si accontenta di vivacchiare a metà classifica”

22.03.2018 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Toro che amarezza! Il tifoso non si accontenta di vivacchiare a metà classifica”
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© foto di Federico Gaetano

Beppe Gandolfo è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Gandolfo è giornalista del Tg 5 e tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato dell’attuale insoddisfacente situazione nella quale si trova la squadra.

Il Torino sta deludendo per l’atteggiamento e per i risultati, ma come si spiega poiché la squadra a inizio stagione ai più era parsa in grado di lottare fino alla fine per l’Europa League?

“Io sono il primo ad essere rimasto diciamo “fregato” e oggi mi sento di dire che la squadra rispecchia la classifica che ha, anche se io ero fra quelli che all’inizio erano convinti che, invece, la squadra fosse decisamente da posizione più alta in classifica. A ben vedere Sirigu è bravo, non straordinario, ma comunque bravo. I due esterni di difesa, Molinaro e De Silvestri, sono bravi ragazzi, volonterosi e s’impegnano tanto, ma i loro piedi sono ruvidi. I centrali di difesa, N’Koulou è un fuori classe e gli altri due, Burdisso e Moretti, sono bravi, ma hanno già superato la terza età calcistica nel senso che viaggiano più vicino ai quarant’anni che ai trenta. E gli altri, Lyanco e Bonifazi praticamente non li abbiamo ma visti giocare. I centrocampo è formato da buoni incontristi, ma niente di più perché Rincon, Acquah e Obi finche c’è da difendere e contenere le manovre avversarie ancora, ancora, ma se devono impostare il gioco non esiste. Baselli ha avuto un’involuzione incredibile rispetto alle aspettative e alle prospettive. In attacco Iago Falque è veramente l’unico che ha qualità superiore. Niang è evanescente. Berenguer fa parte di quel gruppo di giocatori che non fanno la differenza. Ljajic è un punto interrogativo perché le qualità le ha, ma sappiamo che la continuità o comunque da dopo che è andato via Mihajlovic, ma anche prima sostanzialmente si è perso. Belotti se ricevesse dei palloni giocabili riuscirebbe a concludere qualche cosa, ma di palloni giocabili ne riceve molto pochi e quando li ha, vuoi per grande volontà di fare o per precipitazione, ne ha sbagliati tanti rispetto all’anno scorso. Per cui la squadra, che all’inizio anch’io avevo valutato più forte di quello che si è rivelata essere, è composta da giocatori che presi singolarmente non sono eccezionali e il gruppo nel suo complesso lo è ancora di meno. La situazione è amareggiante perché il tifoso del Toro vuole che la squadra lotti per qualche cosa e, per assurdo, preferisce una squadra che lotti fino all’ultima giornata per salvarsi piuttosto che disputi un campionato tiepido, sciapo e inutile come stiamo facendo quest’anno. Il tifoso del Toro non può accontentarsi come quello del Bologna, del Sassuolo, dell’Udinese o di altre squadre di vivacchiare a metà classifica, ma vuole che la squadra lotti sempre per qualche cosa, come dicevo, anche a costo di lottare per non retrocedere perché vuole andare allo stadio e vedere una squadra che sputa sangue pur di portare a casa un risultato utile e conquistare un obiettivo. Vivere così è veramente … non so con quale spirito andrò a vedere le prossime partite con il Crotone piuttosto che con l’Inter o le altre che si saranno dopo. Domenica scorsa sono andato allo stadio per vedere la commemorazione dei tifosi del Toro ad Astori e per vedere la contestazione alla squadra e alla società. Per il resto non c’era nessun motivo calcistico che mi invogliasse ad andare a vedere Torino-Fiorentina. Questo perché ormai non si hanno più obiettivi né davanti né dietro. Quando il presidente dice: “Vi ho portato nella parte sinistra della classifica” per il tifoso del Toro la parte finale della sinistra della classifica è un purgatorio inutile e di sofferenza”.

Tanti tifosi, magari non proprio tutti, puntano il dito contro Cairo che ha la parola finale su tutto e che ha anche speso qualche cosa per allestire la squadra, ma non l’ha resa competitiva e alla fine a pagarne le conseguenze è stato Mihajlovic. Si ripete sempre lo stesso copione: la stagione successiva si riparte con un nuovo progetto che poi finisce presto per naufragare.

“Non credo che ci sia mai un solo responsabile e un colpevole quando le cose non vanno come auspicato. La situazione si era trascinata agli inizi, nei primi cinque-sei anni dell’era Cairo, poi, abbiamo vissuto anni decisamente buoni con Ventura e adesso si è ritornati in uno stato di vuoto, di “tiepidume”, di mancanza si sapore, di limbo. Certo Cairo ha delle responsabilità e, forse, la prima è quella di aver creduto fino in fondo al progetto di Mihajlovic e avergli costruito la squadra per lui, però, chi non lo avrebbe fatto. Ripeto, all’inizio della stagione eravamo tutti convinti che non fosse una squadra come poi abbiamo visto. Io credo sempre di più che i successi degli undici giocatori che vanno in campo passi anche da una struttura societaria solida fatta di tante persone. I giocatori nel complesso sono ragazzi in buona parte giovani, miliardari, il più delle volte immaturi e che in realtà non sanno neppure quello che vogliono. E di conseguenza se dietro non c’è tutta una struttura che li segue giorno per giorno, che li controlla, che li stimola, finiscono, come mi sembra, per essere lasciati allo sbando e tutto finisce per dipendere dall’allenatore. Petrachi fa quello che deve dal punto di vista del mercato, ma non è un direttore sportivo che segue la squadra. Comi ha già le sue responsabilità, nel senso che ha tante cose da seguire e, quindi, non può essere così attaccato alla squadra. Il team manager Castellazzi non lo conosco, ma ha poca “torinesità”, nel senso di “granatitudine”. Ci si accorge di conseguenza, come accaduto nella partita con la Roma bellissima nel primo tempo, che appena si subisce un gol oppure c’è un momento di difficoltà che la squadra si scioglie come neve al sole. Purtroppo se si guarda l’altra squadra, quella di Venaria, anche nei momenti di maggiore difficoltà, come nelle gare con la Lazio o con il Tottenham, c’è proprio il gruppo che si serra come un pugno chiuso che fa roccia e che porta a casa il risultato. La non brillantezza dei nostri giocatori unita all’essere lasciati abbastanza allo sbando e con tutto che dipende solo dall’allenatore che deve fare qualsiasi cosa, l’allenatore, la chioccia, il manager, lo psicologo, diventa difficile che porti ai risultati auspicati. Lo aveva fatto per certi versi Ventura, quando erano arrivati certi risultati, ma adesso Mazzarri sta ancora prendendo coscienza dell’ambiente completamente nuovo nel quale si trova a lavorare e di una squadra che non è stata costruita da lui ed è ben difficile, come ha detto lui stesso, infatti, sta cercando di capire l’ambiente in cui è arrivato.
Se devo dare una colpa al presidente è quella di non aver costruito una società vera e propria e con una serie di uomini giusti al posto giusto in modo che i giocatori abbiano in tutto e per tutto un ambiente che li circonda organizzato e preparato in modo che debbano solo pensare a mettere in campo i piedi, le gambe e la testa”.

Cairo è un imprenditore e come si gestisce un’azienda, magari in settori diversi, lo sa sicuramente. E non è la prima volta che si sente dire che non ha costruito intorno alla squadra una società adeguata. E’ possibile che non ritenga indispensabile farlo tanto più che se la squadra ottenesse risultati migliori il fatturato aumenterebbe?

“Questo è vero, ma è anche vero che le società calcistiche non sono aziende come le altre perché ci sono troppe componenti umane che hanno un ruolo determinante. Non basta solo comprare “macchie” e “attrezzature” buone per ottenere risultati positivi. Credo che il Toro debba ispirarsi a realtà come l’Atalanta, che spende, non so dire in termini numerici esatti ma molto meno, e ottiene da anni risultati migliori oppure come la Lazio, che riesce a trovare in giro per il mondo giocatori quasi sconosciuti che diventano poi dei fenomeni. Noi, invece, siamo sempre li alla ricerca a volte del nome di grido, come successe qualche anno fa con Recoba, dicendo che avevamo fatto l’acquisto del secolo e sappiamo tutti cosa ha reso, e l’estate scorsa Niang, sbandierato come chissà che cosa e in realtà si è rivelato una delusione incredibile. Non so dare consigli perché non sono né un presidente né un imprenditore, ma un club di calcio è diverso dalle altre società e Cairo non si può occuparsene da Milano e, probabilmente, soltanto a fine giornata dopo essersi occupato di tutte le altre cose che riguardano le sue altre attività editoriali. Ripeto, credo che in questi anni i risultati il Torino li abbia ottenuti quando la gestione era stata presa in mano da Ventura che aveva carta bianca in tutto e per tutto. Non sto rimpiangendo Ventura perché al Torino ha fatto il suo percorso, ci ha portato grandi soddisfazioni, però, aveva finito il suo tempo quando se n’è andato. Forse Cairo aveva sperato che Mihajlovic fosse il nuovo Ventura, ma non lo è stato e adesso spera che lo sarà Mazzarri, ma dovremo aspettare l’estate prossima quando il mister consegnerà al sua lista della spesa e se verrà accontentato allora farà la suq squadra. Mi accorgo, però, che nella altre società la gestione è diversa e credo che Tare alla Lazio abbia carta bianca e può fare tutto come e secondo cosa vuole. Mentre al Torino ogni volta che si parla di un probabile acquisto, anche se Petrachi lavora per tutto un anno alla ricerca di un giocatore poi alla fine l’ultima parola la mette Cairo e, magari, l’affare sfuma come accaduto per Donsah. Non credo che Donsah avrebbe cambiato le sorti del Toro in questo momento, però, si è andati avanti tutto il mese di gennaio e, forse, anche prima di parlare Donsah e alla fine nell’ultima mezz’ora di calciomercato non si è fatto nulla. L’ultima cosa che mi sento di dire nei confronti del presidente è che a volte non ha la capacità di riconoscere i propri errori. Non si può dire che l’Europa era un obiettivo di Mihajlovic e che non ci andiamo perché la squadra era stata costruita per lui perché anche il tifoso ha diritto di avere ogni tanto una dichiarazione di scuse. Capita di sbagliare e quante volte hanno sbagliato i presidenti di altre squadre quando hanno scartato fior di campioni che poi sono stato presi da altri grandi club e hanno fatto cose eccezionali e una carriera straordinaria come Palatini e Kakà e alla fine il presidente o il dirigente hanno ammesso l’errore dicendo che avevano valutato male il calciatore.
E’ proprio un malessere insito nel Toro di questi anni il vivacchiare, condizione che non ci appartiene in maniera più assoluta e non possiamo tutti gli anni disinteressarci alla Coppa Italia e lasciarla perdere quasi subito, non possiamo affrontare i derby dandoli già per persi in partenza senza alcuna voglia di lottare e di vincerli. Non possiamo pensare che prima che inizi la primavera il nostro campionato sia già finito e si debba pensare già a chi sarà preso l’estate prossima, chi dovrà essere ceduto e che cosa bisogna rifare”.

Il rapporto di fiducia tra i tifosi e il Torino, nel senso di squadra e società, è ricostruibile e se sì come oppure no?

“Assolutamente sì. Il tifoso del Toro, come per quello di qualsiasi squadra, ma del Toro in assoluto non si disamora per sempre. Fra qualche mese saremo li a dire forse arriva questo giocatore o quell’altro, mentre il tale va ceduto. Saremo pronti ad entusiasmarci nei confronti della prossima campagna acquisti e dico per fortuna, altrimenti vivremmo soltanto guardando al passato al Toro dello scudetto, di Amsterdam o a quello che ha vinto l’ultima Coppa Italia, ben venticinque anni fa. Quella per il Toro è una fede: si vince poco o nulla, ma si crede sempre nel domani, in un al di là migliore.
Ho la sensazione che la gran parte di questi giocatori abbiano finito il loro percorso in granata per diverse ragioni, per alcuni anagrafiche e per altri per la delusione derivante da questo campionato. Qualche giovane rimarrà, Edera, Barreca e poi N’Koulou se darà riscattato. Per Baselli staremo a vedere, ma non ne sono così convinto. Belotti penso che rimarrà, a meno che non arrivi qualche offerta dal mercato altrimenti è una squadra da rifare parcamente da zero. Però, forse, il calcio di oggi è così: le grandi squadre che durano decenni non ci sono più. Non ci sono dubbi che sarebbe meglio ricostruire una squadra che ha acquisito risultati e non sulla basse di una che è stata un mezzo fallimento”.