ESCLUSIVA TG – Gandolfo: “Al Torino si vive alla giornata, manca la prospettiva. Serve un cambio radicale per la salvezza”

03.01.2021 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Beppe Gandolfo
Beppe Gandolfo

Beppe Gandolfo è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Gandolfo è giornalista del Tg 5 e tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato della crisi della squadra granata che è diventata ancora più grave con la chiusura 2020 all’ultimo posto in classifica.

Saranno fondamentali le due partite con Parma e Verona per il futuro del Torino, di Giampaolo e forse anche di alcuni giocatori?

“Sono purtroppo ormai tanti anni che parliamo di partite del Torino se non fondamentali, decisive, di davvero la svolta e via dicendo. Io non mi ricorso, ma magari gli storici e gli statistici sapranno dire se era già successo o meno, che il Torino chiudesse un anno da ultimo in classifica da solo. Quindi è evidente che qualche cosa possa e debba succedere nell’arco di due partite, ma non bastano due gare perché a prescindere dai match con Parma e Verona è necessario che la società intervenga in tutte le maniere”.

Che cosa intende per tutte le maniere?

“Sono discorsi che ci portiamo avanti purtroppo da 15 anni. Una squadra di calcio non è fatta soltanto di 11-20 giocatori, un allenatore e uno staff, ma è fatta anche da un’azienda che deve seguire sotto tutti i punti di vista la componente squadra, la componente organizzazione, la componente rapporti con i tifosi, la componente rapporti con i media, la componente accompagnatori, visionatori e uno staff di scouting che segua tutte le varie serie inferiori e tutto questo è sempre mancato nel Torino in questi 15 anni. C’è un uomo solo al comando che a volte si fa accompagnare da qualcuno, ma che poi questo qualcuno ha una responsabilità limitata e i risultati si vedono. Ogni anno si riparte da zero e ogni anno ci ritroviamo punto e a capo. E chiudiamo un anno all’ultimo posto in classifica e servirà sicuramente qualche cosa a immettere nella rosa 2-3 giocatori nuovi, motivati o meno, ma è sempre soltanto il piccolo passettino, il salvare una stagione, il chiudere un bilancio in attivo, il fare magari un po’ di plusvalenze, che è forse l’unica cosa che interessa a chi in questo momento possiede il Torino, ma non è un progetto. Il progetto è quello del Sassuolo, del Verona e dell’Atalanta. Noi si vive alla giornata, si cerca di portare a casa il miglior risultato con il minor costo possibile, si cerca di fare utili tramite qualche plusvalenza, ma la prospettiva continua a mancare. Per questo mi fa sorridere non la domanda, ma il concetto delle due partite fondamentali, ma fondamentali per andare dove? Per magari riuscire ancora a salvare questa stagione e poi si cambierà qualche giocatore o l’allenatore e allora “Ecco chi stavo cercando da anni”, “Lo inseguivo da anni”. E queste frasi le ho sentite dire nei confronti di quanti allenatori in questi ultimi anni e di quanti giocatori? Mi ricordo ancora Recoba che palleggiava nello stadio il giorno della sua presentazione e oggi siamo all’ultimo posto in classifica. Ecco perché bisogna cambiare tutto, ma dando una struttura societaria con un organigramma ben preciso con ruoli definiti. Il presidente deve fare il presidente e basta. Il direttore sportivo fa il direttore sportivo. Il gruppo di scouting va a seguire i giocatori e li segnala se si vuole alla vecchia maniera come fanno Atalanta e Verona oppure alla nuova come fa l’Udinese che segue i calciatori attraverso i video e i collegamenti tv con tutto il mondo. Ma noi no, si vive sempre e solo alla giornata, al piccolo cabotaggio. Ripeto, un uomo solo al comando e tutto il resto si cerca di salvarlo vivendo alla giornata e di arrivare a domani mattina. E questo non ci porta da nessuna parte”.

In questo momento urge la questione campo e classifica altrimenti dopo quattordici giornate si può dire che il Torino è destinato alla Serie B e allora è inutile intervenire sul mercato e si può per inerzia andare avanti fino all’epilogo.

“No, no questo succederà sicuramente, anche se a gennaio e non solo in questi anni ha riservato tali e tante belle gioie. Mi ricordo Amauri all’ultimo minuto, Che gioia! Era il giocatore che aspettavano e cercavamo da tutta l’estate ci è stato detto. E in altre occasioni sono arrivati altri come Carlão o anche Pryjma. Personaggi sconosciuti. Certamente qualcosa andrà fatto e verrà fatto perché non conviene a nessuno e tanto meno al presidente una squadra che va in Serie B e non è questo il suo interesse e quindi si interverrà e io mi auguro presto, presto, presto se non già per la partita con il Verona nei giorni successivi o, forse, si aspetterà il 31 gennaio. Ormai non mi stupisco più di nulla.
Ho veramente delle perplessità nel senso che se si guardano soltanto le partite non posso dire che questo Torino non mi piace perché gioca bene e non siamo mai andati sotto come gioco o schiacciati  dall’avversario né contro l’Inter, né contro la Juventus e neppure contro la Lazio o il Napoli però se poi guardo la classifica vedo che il Torino è ultimo. Detto tutto questo, cosa può succedere a gennaio? Che compriamo Leo Messi e ci cambia totalmente il Toro? Non lo credo proprio. Ci sono delle scelte fondamentali, degli errori clamorosi compiuti nel passato remoto e recente. Mantenere in squadra certi giocatori che non hanno più voglia di giocare nel Torino, che non hanno più nessuno stimolo ci ha portato a questo risultato. Allora io so per certo che chi ha guidato negli ultimi mesi il Torino ha chiesto e ha consigliato il presidente di fare tabula rasa, di cambiare totalmente certi giocatori, di cominciare da zero. E invece sono stati tenuti, sono rimasti lì e oggi si vede: non hanno più stimoli e, soprattutto, rimbalza nella loro testa una paura di perdere che li porta a far sì che appena si prende un gol cali le braghe. Per cui avrà voglia ed è il momento giusto per il presidente di fare tabula rasa e mandare via quei 4-5 oppure 6 giocatori, il numero deve saperlo lui o chi è dentro la squadra, che non hanno più stimoli e che hanno dato quello che potevano dare? Non riesco ad immaginare un lavaggio del cervello per cui Meïté diventa il trascinatore della squadra. Non ce la faccio. Meïté, è un esempio ma ce ne sono 5-6, è un discreto giocatore che oramai nel Torino ha dato tutto quanto poteva dare e non ha alcuno stimolo e lo si vede da come si muove in campo, da come affronta gli avversari e quando fa i tackle. Allora o immaginiamo che per un intervento divino o dall’alto scocchi una nuova scintilla clamorosa in Meïté e per gli altri 5-6 oppure fai un cambio radicale a gennaio di 4-5 o anche 6 giocatori nei ruoli fondamentali. Non lo so, credo che ancora una volta si tirerà a campare e si faranno quei 2-3 acquisti, non diciamo parole grosse e parliamo di prestiti, per salvare la stagione e poi si rimanderà tutto di nuovo a giugno-luglio-agosto, ma tanto nel frattempo avremo capitalizzato il valore di Singo o di Buongiorno oppure di qualche altro e l’obiettivo sarò stato raggiunto”.

L’esultanza e l’abbraccio di Izzo a Giampaolo dopo aver segnato il gol al Napoli e aver fatto tanta panchina può essere la scintilla che alimenta la fiamma tra più giocatori e l’allenatore in modo che all’interno del gruppo si trovi la forza per risollevarsi dall’ultimo posto?

“Mi auguro proprio di sì e me lo auguro con tutto il cuore, ovviamente. Quello che ho detto che sicuramente può sembrare pessimismo, non è disfattismo, ma è il mio modo di leggere la realtà. Come ho detto, questo Toro mi piace e non posso dire che non mi piaccia o che il gioco di Giampaolo non mi diverte oppure che non vedo che ci sia una personalità, l’imporre il proprio stile e la propria filosofa di calcio o il fatto che abbia avuto coraggio in certe partite anche importanti di far giocare giovani che arrivano dal vivaio. Tutto questo mi va benissimo e lo condivido. E sono convinto che anche i giocatori credano e si divertano con Giampaolo fintanto che non scocca quel quid per cui la squadra prende un gol e la maggior parte di quelli che sono in campo cala le braghe, per non dire altro più scurrile. E’ sintomatico che fino a qualche settimana fa se si calcolava la classifica solo in base ai risultati dei primi tempi il Torino sarebbe stato se non primo tra i primi tre e questo vuole dire che c’è qualcosa, che c’è la voglia e lo spirito e che la squadra entra in campo quasi sempre con il piede giusto, ma poi … Lì deve essere la società a intervenire, come dicevo una società di calcio è un’azienda e ci devono essere gli accompagnatori, gli psicologi e tutto l’apparato e una serie di strutture che fa sì che il giocatore non si senta solo davanti alla responsabilità di aver preso un gol, di aver farro un errore, di aver sbagliato un passaggio. Il Torino che ci ricordiamo quello di tanti anni fa di Mondonico, di Pulici e Graziani seppur fosse un altro calcio, ne sono consapevole e convinto, era una famiglia, era tutto un gruppo che lavorava insieme, mentre qui si vede che ci sono tanti singoli individui che fanno il loro compitino ben guidati dall’allenatore, ma che poi nel momento della difficoltà quando bisogna stringersi a pugno e diventare una cosa e una forza sola che si compatta nello spogliatoio e nella società non fa questo e si scioglie come neve al sole”.

I tifosi cosa possono sperare di concreto per questo nuovo anno?

“Possono augurarsi innanzitutto che arrivino due bei risultati perché si dicono tante e tante parole, ma la prima cosa che conta è il risultato e quello positivo dà morale, fiducia, coraggio, voglia di esultare. Quindi, se una volta tanto la dea bendata o la sfortuna che dir si voglia si voltasse dall’altra parte o voltasse gli occhi belli dalla nostra parte, visto che se fossimo usciti dal Diego Armando Maradona con una vittoria non avremmo rubato niente, anzi, e allora perché Insigne ha trovato quella giocata strepitosa soltanto con noi e solo al 92esimo? Forse anche perché la sfiga ce la mette sempre un po’ tutta. A di là dei nostri errori, dei nostri deficit, difficoltà e tutto ciò che si vuole, però caspita, una volta tanto può anche prenderla male Insigne e svirgolare il tiro mandando la palla in curva? No, lui è bravissimo, è un fenomeno, è un fuoriclasse e ha azzeccato il tiro giusto che è entrato in porta e ha pareggiato. Quindi la prima cosa che dobbiamo auguraci è che giri bene la sorte e la fortuna dalla nostra parte. In secondo luogo, mi auguro che qualche cosa sia fatto sul mercato a livello di prestiti piuttosto che di scambi o di piccoli acquisti, non posso immaginare che arrivi Messi, di quei giocatori 3-4 oppure 5 in ruoli fondamentali e in grado di dare il volto alla squadra, di cambiarla. Ripeto, non tanto per le giocate, ma per la personalità e la voce che deve farsi sentire nello spogliatoio fatti salvi l’importanza di uomini come Belotti, Sirigu, Rincon e Moretti anche se è seduto in panchina e non è più in campo. Allora se arrivano anche solo quei 2-3 acquisti andrebbe bene. Non ho nulla di personale contro Zaza, ma quello che ha dato al Torino è finito, basta con lui perché non posso immaginare che nel 2021 diventi un altro giocatore e che l’intesa con Belotti diventi straordinaria e che di conseguenza diventi un giocatore strepitoso e che insieme diventino i nuovi “gemelli del gol”. E allora forse è il momento di cambiare partner per Belotti, Bonazzoli in alcune partite mi è sembrato idoneo, ma sento parlare e leggo di Cutrone ed altri e vanno tutti bene i calciatori che possano ricominciare e trovare nuovi stimoli nel giocare al fianco di Belotti. Rincon è incommensurabile e il mio grazie ci sarà per sempre, ma non è nel suo ruolo ed è stanco sostanzialmente e allora qualcuno che in mezzo al campo sappia agire da playmaker mi auguro che arrivi. Ero più che d’accodo con il presidente quando all’inizio della stagione anche solo per una differenza minima tra i 200 e i 500 mila euro non è stato preso Ramirez perché avrebbe solo scombussolato tutti gli equilibri all’interno dello spogliatoio, se ci si dà delle regole è giusto che siano rispettate da tutti, anche da chi arriva. Poi si trattava di Ramirez e non di Messi quindi ti possono andare bene anche 200 oppure 500 mila euro in meno all’anno. Ne sto risentendo parlare di Ramirez, mah, può darsi. Così come sento parlare di altri, ma non importa i nomi tanto mai nessuno a gennaio è riuscito a fare il colpo del secolo, però servono persone che mettono nuova linfa, energia, volontà e voglia in questa squadra. E che soprattutto nel frangente in cui ci sono titubanze o difficoltà sappia con una giocata, o magari con un’invenzione, portare qualche cosa di nuovo. Non credo, è una mia opinione personale, che cambiare allenatore a questo punto della stagione possa servire soprattutto se conoscendolo quando si é preso Giampaolo si sapeva che avrebbe avuto bisogno di tanto tempo e anche per questo gli è stato fatto un contratto lungo mi pare fino al 2023 e quindi se si crede davvero in questo progetto di calcio si va avanti e si danno a Giampaolo gli strumenti adatti che sono i giocatori adeguati e che lui chiede e poi si va avanti. Ma è ovvio che se poi si perdono ancora 2-3 oppure 4 partite si deve dare la scossa e prendere un nuovo allenatore che sia fra quelli che sono in grado di puntare soprattutto alla salvezza. Certo è che Giampaolo non è uno che alleni una squadra per puntare in particolare al pareggio 0 a 0 oppure per portare a casa questa stagione salvandosi magari all’ultima giornata e arrivando quartultimi o terzultimi e non retrocedendo per differenza reti”.