ESCLUSIVA TG – Ezio Rossi: “Il Toro deve giocare anche con il Sassuolo come ha fatto con Milan e Juve”

22.12.2018 07:00 di Elena Rossin  articolo letto 2281 volte
Fonte: Elena Rossin
Ezio Rossi
© foto di Gilberto Poggi/TuttoLegaPro.com
Ezio Rossi

Ezio Rossi è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Rossi è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Torino passando in prima squadra e giocandoci dal 1981 al ‘83 e poi dal 1985 al 1990, in seguito ne è stato allenatore dal 2003 al 2005. Attualmente è l’allenatore del Milano City. Con lui abbiamo parlato della partita di questo pomeriggio con il Sassuolo.

Dopo la sconfitta nel derby dovuta a errori arbitrali, degli addetti al Var, di Zaza e Ichazo e ai like di Soriano ai post di Cristiano Ronaldo e Dybala e a tante polemiche che ne sono seguite come si volta pagina e si affronta il Sassuolo?

“Quello che è stato è stato e nel calcio il passato bisogna dimenticarlo velocemente sia nel bene sia nel male per cui chi fa questo lavoro o questa professione sa benissimo che poi la domenica dopo c'è sempre modo di rifarsi e di dimostrare il proprio valore credo che sia normale per chi gioca a calcio. Dispiace essere stati penalizzati da una situazione che non dipende da se stessi perché almeno l’uso o il non uso del Var dipende da altri. Soprattutto ritengo che il rigore più clamoroso non dato sia stato quello del fallo su Belotti perché per chi gioca a calcio il rigore non dato sul fallo a Zaza può succedere quando uno è strattonato in quella maniera, ma la spinta su Belotti era evidente. La cosa che più mi rammarica è che, purtroppo, in questo momento il Var è uno strumento democratico in mano ai poteri forti. Non parlo solo della Juventus, ma di tutte le società che hanno un potere diverso dal Torino, dall’Atalanta e dal Sassuolo”.

Il Sassuolo è al sesto posto con Roma e Atalanta ed è due punti avanti al Torino in classifica avendo segnato sei gol in più, ma avendone subiti anche cinque in più. Che tipo di avversario è?

“È un avversario che cerca sicuramente sempre d'imporre il proprio gioco. L’ho visto giocare poco, ma da quanto sento è una squadra che gioca un buon calcio, è propositiva ed è normale che una squadra con queste caratteristiche possa subire qualche gol in più. Devo dire che quest’anno il Sassuolo per me è una sorpresa perché il suo allenatore, De Zerbi, non aveva fatto sfracelli negli anni precedenti e l’anno scorso la squadra non aveva fatto un campionato brillante, invece, quest’anno è una bella realtà e, ripeto, è una squadra che cerca di proporre un calcio anche divertente”.

Per i pregi e i difetti che ha il Torino e per come gioca oggi si aspetta un Torino più simile a quello visto con Sampdoria, Milan e Juventus oppure quello chi non ha ben figurato tra le altre con Bologna e Parma?

“Credo che per il Torino sia più facile fare delle buone prestazioni anche a livello di gioco contro le squadre forti, mentre fa più fatica quando deve proporre il proprio gioco. Il Sassuolo è una squadra che cerca di proporre il gioco per cui credo che il Torino farà una buona partita. Secondo me, il Sassuolo ha un gioco più divertente, ma il Torino è una squadra più solida ed è comunque forte. Ritengo questo Torino, per gli uomini che ha, forse la squadra più forte dal dopo Mondonico. Il Torino deve solo riuscire a giocare come ha fatto con Sampdoria, Milan e Juve anche con le squadre che sulla carta sono un po’ inferiori perché credo che ne abbia la possibilità visto la rosa e la solidità che ha. Mi auguro, quindi, che questa volta il Torino anche contro una squadra allo stesso livello se non leggermente inferiore com'è il Sassuolo posso almeno imporre il proprio gioco, poi, i risultati a volte sono frutto non solo del gioco, ma degli episodi e della casualità come, purtroppo, abbiamo visto sabato sera”.

Forse il difetto più macroscopico che ha il Torino è che i suoi attaccanti segnano poco eppure stiamo parlando di giocatori come Belotti, Falque e Zaza. Com'è possibile?

“Quando gli attaccanti segnano poco non è solo colpa loro. Ho sempre detto che bisogna dimenticarsi del Belotti dei ventisei gol perché credo che nella sua carriera riuscirò sempre ad arrivare in doppia cifra, ma non con quei numeri e penso che non supererà più di venti gol a campionato. Iago Falque non è mai stato un bomber e Zaza non sta giocando tantissimo e in più non mi sembra che stia convincendo tanto. Un giocatore come Belotti ha bisogno che gli arrivino tante palle dalle fasce per cui far segnare gli attaccanti dipende dallo sviluppo del gioco da parte dell'intera squadra”.

L’assenza di Sirigu quanto può pesare sulla difesa e sul gioco difensivo del Torino?

“L’assenza di Sirigu è importante perché lo ritengo forse il miglior portiere d'Italia in questo momento, anche superiore a Donnarumma. La prestazione del portiere, però, dipende molto dalla prestazione della squadra perché se la squadra non permette agli avversari di tirare in porta posso anch’io fare il portiere, ma è chiaro che se la squadra è in difficoltà e nella partita ci sono tante situazioni di pericolo per la porta la differenza di avere fra i pali Sirigu o Ichazo è abbastanza importante”.

Il Torino dovesse chiudere il girone d’andata accumulando buona parte dei punti in palio potrà essere competitivo per l’Europa League?

“Il Torino indipendentemente da queste tre partite deve e ha l’obbligo di essere competitivo quest’anno per l’Europa League fino alla fine. È vero che c’è una bella bagarre e che è una vera lotta, però, col fatto che la Roma sta facendo fatica e può essere la grande che delude con le squadre che si stanno contendendo i posti utili deve esserci anche il Torino a lottare fino all’ultima giornata e non come gli anni scorsi che, purtroppo, si è arreso troppo presto. Il Torino ha tutte le carte in regola indipendentemente, come dicevo, da queste tre partite e di conseguenza deve farlo poi, come dico sempre, ci può stare che si perda la qualificazione per un punto e può essere frutto della fortuna, delle decisioni arbitrali o di tante altre cose, però, l’obbligo di lottare per l’Europa fino all’ultima giornata questa squadra deve sentirselo addosso”.

Il Torino deve temere più se stesso o gli avversari?

“Mah, il Torino deve sempre tenere gli avversari e rispettarli, ma deve essere consapevole della propria forza. Un po’ come per le squadre che vogliono arrivare in alto deve essere questo il leitmotiv di una squadra che raggiunge gli obiettivi. Purtroppo l’insegnamento lo dà la Juventus che ha sempre rispetto per qualsiasi avversario, però, consapevole delle proprie forze riesce sempre a ottenere il risultato mettendo la marcia giusta”.

Cambiando argomento e parlando di lei, da allenatore del Milano City quali sono le vostre prospettive?

“Sono subentrato a ottobre e mi sono trovato in una situazione particolarmente difficile per com’era la squadra sia dal punto di vista tecnico sia diciamo dal punto di vista culturale, ma adesso c’è stata una rivoluzione nel senso che hanno mandato via il direttore sportivo e in Serie D il mercato si fa a dicembre e lo abbiamo appena concluso. Mi è toccato fare un po’ anche il direttore sportivo oltre che l’allenatore e abbiamo mandato via dodici giocatori e ne abbiamo presi otto-nove e sembra che le cose stiano andando meglio, infatti, nelle ultime due partite abbiamo conquistato sei punti e seppure siamo ancora nella zona playout diciamo che l’orizzonte è molto più roseo di quanto lo fosse venti giorni fa”.

Meglio fare il direttore sportivo o l’allenatore?

“Sempre meglio stare sul campo e fare l’allenatore perché facendo il direttore sportivo bisogna vedersela con troppi procuratori e spesso e volentieri non mi trovo a mio agio”.