ESCLUSIVA TG – Ezio Rossi: “Il Torino ha bisogno di due innesti: uno a centrocampo e uno in attacco”

06.01.2021 07:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Ezio Rossi
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Ezio Rossi
© foto di Marco Farinazzo/TuttoLegaPro.com

Ezio Rossi è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Rossi è cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Torino passando in prima squadra e giocandoci dal 1981 all’83 e poi dal 1985 al 1990, in seguito ne è stato allenatore dal 2003 al 2005. Dal ‘90 al ‘93 è stato anche un giocatore del Verona. Attualmente è l’allenatore del Città di Varese. Con lui abbiamo parlato del Torino chiamato con il Verona a dare continuità alla vittoria sul Parma e a venire fuori dal gruppo di squadre che lottano per non retrocedere.

Dopo i due pareggi, ma con rimonte inflitte da Bologna e Napoli, e la vittoria con il Parma crede che il Torino sia uscito fori dal tunnel nel quale era sprofondato?

“Diciamo che una delle prove del nove che dovrà affrontare il Torino è la partita con il Verona perché quando si è penultimi in classifica la risalita è sempre lunga, anche se la graduatoria è molto corta in basso, infatti, in 9 punti ci sono ben undici squadre. Per questo dico che con il Verona sarà una prova impegnativa seppur i gialloblù siano una squadra che senza avere i nomi dei calciatori del Torino ha un allenatore, Juric, che la fa giocare molto bene e che io stimo molto poiché dà un’impronta alla sua formazione, soprattutto, sotto l’aspetto caratteriale e dell’intensità del gioco”.

Con il Parma il Torino non ha subito gol, che era uno dei punti deboli dei granata, e soprattutto non si è fatto rimontare. Questi con altri sono, come dice Giampaolo, i segnali di una squadra in crescita?

“Sì, io me lo auguro, ma poi è sempre la continuità dei risultati a parlare. Come le case si costruiscono dalle fondamenta credo che le squadre si debbano costruire dalla fase difensiva poiché se non prendi gol vuol dire che si sono già messe delle basi ben solide, quindi, speriamo che questo trend continui perché è la medicina migliore per venire fuori dai momenti difficili com’è stato tutto il 2020 per il Torino. Anno nuovo, vita nuova e speriamo che si inizi dal non subire gol e che si continui in modo che le cose si possano aggiustare”.

Tra i tifosi del Toro c’è chi teme che se la squadra riesce un po’ a barcamenarsi e magari altre si ritrovino in difficoltà maggiori la società non prenda rinforzi in questa sessione di mercato. Giampaolo ha bisogno di nuovi giocatori?

“Se restano tutti quelli che ci sono il Torino ha bisogno di due innesti uno a centrocampo e uno in attacco che affianchi Belotti. Verdi, purtroppo, secondo me è stato un acquisto dal quale si pretende troppo nel senso che non è il giocatore che è stato definito quando è stato preso, è vero che aveva fatto bene un anno nel Bologna, ma non ha mai avuto grandi continuità di prestazioni in carriera ed era già passato dal Torino. Per cui servirebbe trovare un attaccate con caratteristiche diverse da Belotti, magari uno che sia veloce e rapito da affiancargli. E poi occorrerebbe un centrocampista, un regista, come dicono tutti. Che il Torino giochi con il 5-3-2 o come vuole Giampaolo con il 4-3-1-2 credo che quello del regista sia un ruolo fondamentale. Rincon lo sta facendo, ma sappiamo tutti che è un giocatore straordinario dal punto di vista della generosità e della grinta, ma che queste caratteristiche non bastano per ciò che richiede il suolo che gli é stato chiesto di ricoprire. Non è facile trovare un regista nel mercato di gennaio perché di solito si tratta di ripieghi o scarti delle altre squadre quindi, forse, è più facile trovare la punta piuttosto che il regista”.

Tenuto conto dell’anomalia di questo campionato, del Covid che continua a incombere e della classifica attuale, ci sono speranze che il Torino riesca a salvarsi?

“Partiamo dal presupposto che di salvezza per il Torino non si doveva neppure parlarne, ma la realtà, purtroppo, ci impone questo. Già prima della vittoria sul Parma dissi che ci sono cinque squadre inferiori al Torino per cui il problema salvezza se si ha la testa non esiste. Il Torino, secondo me, si salverà o per merito oppure perché ci sono cinque squadre che almeno all’inizio della stagione erano inferiori e si tratta di Crotone, Spezia, Genoa, Udinese e Benevento, anche se quest’ultima sta facendo benissimo però è una sorpresa, a mio avviso. La situazione del Torino assomiglia un po’ alla mia con il Varese, fatti, pensavano di disputare un campionato completamente diverso e quando a dicembre mi hanno chiamato si trovavano e ci troviamo tutt’ora ultimi”.

Però la sua squadra ha due partite da recuperare.

“Sì, però i punti vanno conquistati sul campo e non serve pensare solo che possano essere fatti. Rispetto a Giampaolo per me è un po’ diverso perché mi sono trovato in una situazione un po’ differente poiché lui è arrivato a inizio stagione e c’era quando in estate la squadra è stata costruita e la conosce avendola preparata nel pre-campionato, mentre io sono arrivato più avanti ed è come se fossi entrato in una casa che è da ristrutturare. Anche al Varese però non pensavano di dover lottare per la salvezza e dopo nove partite invece dobbiamo affrontare la realtà che è quella appunto di lottare per la salvezza. Quando si cambia allenatore cambia tutto dalla metodologia di lavoro alle idee sul gioco e magari si hanno calciatori che non sono adatti alle proprie idee e bisogna cambiarli. Giampaolo da questo punto di vista conosce i giocatori da quattro mesi e mezzo”.

In questi casi è il mercato che fa la differenza tanto più che nel caso del Torino lo stesso Giampaolo ha detto che non si sente al sicuro di restare sulla panchina del Torino.

“Certamente non basta aver vinto una partita per pensare che i problemi si siano risolti. Giampaolo ha ragione e bisogna far sì che questa vittoria non sia un fuoco di paglia e dare continuità e allo stesso tempo tenere gli occhi aperti sul mercato perché se fino a due giorni fa vivevi in un incubo non è che adesso sia cambiato tutto. Ripeto, risalire la classifica non è mai facile perché basta una battuta d’arresto per ritrovarsi al punto di partenza”.