ESCLUSIVA TG – Antonelli: “Servono giocatori che pensino al Toro come punto d’arrivo della loro carriera”

12.04.2020 06:30 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Stefano Antonelli
© foto di Federico De Luca
Stefano Antonelli

Stefano Antonelli è stato intervistato in esclusiva per TorinoGranata.it. Antonelli è un agente e intermediario di mercato e in passato nella stagione 2007-2008 è stato amministratore delegato del Torino. Con lui abbiamo parlato approfonditamente di questo difficile periodo del calcio a causa della pandemia da Covid-19  e delle prospettive di mercato del club granata.

Secondo lei cosa accadrà al calcio nel prossimo futuro? Che ipotesi fa sul ritornare a giocare?

“Dividerei la risposta in due momenti diversi. Penso, da uomo e uomo di calcio, che sia difficile pensare a una ripresa perché ci sono tantissime variabili e c’è un puzzle incredibile da mettere a posto per poter iniziare. Avremo e abbiamo l’Italia divisa in due grandi tronconi di contagio e inevitabilmente questo lo si ritrova anche nel calcio. Mi chiedo come fanno l’Inter, il Milan, l’Atalanta e il Brescia ad avere la stessa dinamica di “liberalizzazione” dei movimenti di Roma? La città di Roma ha 26-30 contagi al giorno Milano e la Lombardia ne hanno ancora 2000-2500. Il calcio è un gioco fisico e di contatto come si riesce a dire che si prepara il campionato o la ripresa con il protocollo di sicurezza? Che cosa significa protocollo di sicurezza? Vuole dire che non si può avere contatto? Che negli spogliatoi devono entrare meno calciatori e ci devono essere a disposizione spazi più ampi per fare sì che ogni giocatore stia a un metro e mezzo dagli altri? Durante l’allenamento un calciatore deve stare a un metro e mezzo dal compagni di squadra? Durante la partita tutti devono stare a un metro e mezzo da avversari e compagni? Se parliamo della realtà senza pensare allo sport e al gioco del calcio nello specifico faccio già tanta fatica, se poi entro nei panni dell’uomo di calcio allora dico che tutte le componenti stanno facendo tutto per tornare a giocare perché ci sono motivi organizzativi, politici ed economici. Una serie di interessi che faranno in modo che la nostra governance farà di tutto per iniziare. Il pensiero è se si potrà iniziare il 21-22 di maggio o il 25-26 o ai primi di giugno e si può anche andare a oltranza, si possono cambiare i regolamenti, si possono prorogare le scadenze dei contratti e le iscrizioni ai campionati successivi, si può fare tutto volendo. Ma si tratta di un puzze veramente molto, molto difficile da completare.
Poi c’è un altro aspetto. Che cosa si dice al Benevento, al Monza, al Vicenza, alla Reggina che hanno già praticamente vinto i propri campionati di appartenenza? Vinti sul campo e con merito. Come si fa a dire loro “abbiamo scherzato”? Tanto c’è ancora da lavorare e tanto c’è da organizzare e da dire. Non vorrei che si passasse l’estate, come tanti dicono, nei tribunali perché ognuno perora la propria causa”.

Ecco, ma in questo caso, anche se sembra una soluzione assurda, non sarebbe meglio annullare questa stagione in modo che la prossima possa svolgersi regolarmente?

“Non lo si può fare perché, come ho detto, come si fa a dire al Benevento e agli altri annulliamo tutto? Il Benevento ha fatto qualche cosa di strepitoso avendo acquisito praticamente la Serie A con sacrifici in campo, con economie e con bel gioco”.

E’ vero che dire a questi club “annulliamo tutto” è come pugnalarli alle spalle, però, c’è il rischio che tra ricorsi in tribunale e inizio a ridosso di questa o posticipato della prossima stagione si va a sballare anche il prossimo campionato.

“Se c’è una cosa di cui sono certo è che nessuno può togliere la promozione acquisita a queste squadre, mentre tutto il resto è da valutare”.

Allora sarebbe meglio annullare la prossima stagione prolungando molto di più questa?

“Questo non accadrà perché pii ci sono l’Europeo, le Olimpiadi e una serie di cose. La cosa sicura è che bisogna trovare una soluzione ed è per questo che tutti puntano a riprendere. Ci è stato detto che su 20 squadre di Serie A non più di 10 che hanno, diciamo, le caratteristiche per rispettare il protocollo. Ma le altre 10 che cosa fanno? Allora quello che dico è: se ci dovessimo trovare eccezionalmente nella condizione di dover fare per una volta la Serie A a 22 squadre. E l’Europeo? Meglio ri-iniziare la prossima stagione con il piede giusto se non si trova la soluzione in linea con i dettami sanitari. Non sappiamo quando la curva del contagio al Nord farà dire che siamo salvi. Tra l’altro la famosa fase 2 di cui si parla non è alla “vogliamoci bene”, abbracciamoci tutti e baciamoci. Non sarà cosi. Quindi, quello che io penso è incredibile che si possa ri-iniziare per ciò che è la situazione attuale, sicuramente gli organi competenti faranno di tutto per ricominciare proprio per salvare una serie di situazioni, se si ri-inizia da dove e che cosa si fa fare, ad esempio, all’Inter e al Milan? Oltre a giocare a porte chiuse lo faranno sempre in campo neutro perché come fanno a giocare in Lombardia? Mi si spieghi perché regioni che in quel momento avranno contagio zero dovranno rischiare attraverso le proprie squadre di calcio di andare a giocare in Lombardia e portare il contagio di nuovo da loro”.

Lo stesso vale per le squadre lombarde che vanno a giocare in altre regioni.

“Verissimo. Per questo dico che vedo tutto molto difficile e sicuramente è più complesso trovare soluzioni per il campionato di Serie A rispetto alla Premier League. Infatti, la Premier può cristallizzare il campionato a oggi perché il Liverpool ha vinto il campionato per distacco e può non far retrocedere nessuno e accogliere le due prime della Championship facendo un campionato a 22 squadre. Questo perché la Premier non vive solo dei proventi dei diritti televisivi, ma di tante altre cose. In Italia fare una Serie A a 22 squadre diventa un problema per la suddivisione dei diritti televisivi, quindi dei proventi, ma facendo un’eccezione per una volta si può anche accettare e vorrà dire che al termine della prossima stagione ci saranno cinque retrocessioni. Ci troviamo di fronte a una situazione eccezionale. Io da addetto ai lavori mi sforzo di capire come possiamo riprendere e farlo sarà meraviglioso perché significherà che ogni squadra disputerà almeno una partita ogni tre giorni e per il mio lavoro subirà delle modifiche, magari ci sarà un abbattimento dei valori patrimoniali e un ribasso di almeno il 28% dei valori dei calciatori, però, almeno si lavorerà. Il mio auspicio è ri-inizire, ma non capisco come e da dove partire in questo momento. Lo stesso Gravina (presidente della Figc, ndr), a cui faccio i complimenti perché ha comunque usato in questo percorso una comunicazione sempre equilibrata negli ultimi giorni ha detto che anche a ottobre si potrebbe terminare il campionato. Ma come si fa a pensare che il campionato possa finire ad ottobre? Si finirebbe per distruggere due campionati. Da parte di tutti c’è la buona volontà, ma poi magari per egoismo personale a seconda della posizione in classifica qualcuno tende a dire che preferisce ricominciare e altri che è meglio cristallizzare tutto oppure annullare. La Lazio, ad esempio, vuole ri-iniziare il prima possibile perché è a un punto dalla Juventus e vuole giocarsi la sua chance di vincere lo scudetto fino in fondo oppure  se si fermasse tutto e si confermassero le attuali 20 in serie A la Spal e il Brescia e le altre in lotta per la salvezza non retrocederebbero avendone un beneficio. Ma se si va oltre l’interesse del singolo, al di là della buonissima volontà di tutti di  salvare o salvabile, è difficile trovare una soluzione. A un certo punto il ministro dello sport Spadafora e il Governo dovranno prendersi delle responsabilità e dire che si fa così e colà perché altrimenti non ne usciamo. In qualunque modo la si giri è un situazione difficilmente sbrogliabile. Si sceglie di fare i play off e i play out, ma dove li si fanno? In Lombardia? Non li si può fare. Si va a giocare in una “zona franca” in Italia dove non c’è più il contagio, mettendo tutte le squadre in albergo e facendole giocare tutte allo stadio Olimpico di Roma o al San Paolo di Napoli? Ma, ci sono 12 turni di campionato più i quatto recuperi. Sono discorsi che si fanno da trentadue giorni, da quando siamo chiusi in casa, ma sono supposizioni ed è per questo che mi sembra ancora lontana la soluzione definitiva”.

Mettiamo che il campionato possa ripartire nella prima metà di giugno, squadre come il Torino che erano in grande difficoltà già prima incontreranno maggiori problemi delle altre a ricominciare oppure lo stop forzato è stata una manna che le ha “rigenerate”?

“Se si riparte sarà un altro campionato, si azzera tutto perché rimarrà soltanto il punteggio in classifica, ma l’inerzia mentale, di condizione fisica e di approccio sarà un’altra. E’ chiaro che oggi ragionando a freddo il Torino, l’Udinese, il Genoa e la Sampdoria non hanno nessun vantaggio perché tutte le squadre sono nella stessa barca. Solo chi come il Verona o il Parma, che sono in una posizione super tranquilla, inizieranno un altro campionato, ma con una tranquillità mentale diversa. Tutte le squadre che si giocano qualche cosa inizierà tutto un altro mondo. Il Torino da quando è arrivato Longo ha perso tre partite, quindi, aveva un’inerzia o comunque era in un momento non positivo, per non dire negativo. Nessuno può garantire che alla quarta partita il Torino avrebbe vinto, mentre il Genoa aveva iniziato a conquistare punti e di conseguenza aveva un’inerzia positiva, ma anche al Genoa nessuno garantisce che continuerà con quel trend. Ecco perché dico che tutti saranno sulla stessa barca”.

Prima o poi riaprirà anche il calciomercato, ma come saranno gli affari?

“Qualche giorno fa ho letto quanto detto da Giovanni Branchini (agente di calciatori, ndr) e sono d’accordo con lui. Voglio fare la voce fuori dal coro per cui dico che sarà un buon mercato. Probabilmente è vero che il valore patrimoniale “risentirà” del Coronavirus e del momento economico generale. Un calciatore che prima valeva 30-40 milioni magari ne varrà 20-25, ma sempre mercato è. Credo che sarà un mercato probabilmente brillante, di ripresa, di rinascita e ci sarà voglia di fare, quindi, io sono positivo e non voglio piangermi addosso. Sono cosciente della difficoltà del Paese e che il calcio non esce fuori da questo contesto perché è una delle prime tre aziende del Paese per cui ne risentirà e, soprattutto, le categorie inferiori, però, nonostante questo sono positivo. L’importante è riprendere, ognuno avrà le sue strategie. Noi avremo calciatori da proporre e le società sicuramente vorranno migliorare o cambiare alcune situazioni, quindi, si lavorerà”.

Nello specifico il Torino, ponendo che resti in Serie A, arriva da una stagione, Coronavirus a parte, negativa per cui la rosa va cambiata o mantenuta com’è il più possibile?

“Il pensiero forte che ha sostenuto il Toro nella costruzione della squadra nella scorsa estate era il pensiero di mantenere un organico che aveva fatto particolarmente bene nel campionato precedente, soprattutto nel girone di ritorno, e migliorarlo con due-tre valori aggiunti importanti per confermarsi e perché no migliorare. Purtroppo il calcio non ha delle leggi o delle regole precise e a giochi fatti il Toro nel tempo ha rinunciato a vendere Izzo, Nkoulou, Belotti e Sirigu e tanti grandi calciatori e Cairo ha fatto tanto sacrifici nel tenerli perché ambizioso di poter fare bene. Quando le cose non vanno bene e i risultati non danno ragione tutti sono pronti a dire che si è fallito, che si è sbagliato, ma nella testa del presidente e in quella del Toro c’era sicuramente la volontà di fare bene. Oggi, però, a distanza di nove-dieci mesi, ed è un mio pensiero, il Toro deve riossigenarsi, ha creato un ciclo importante con tanti calciatori di livello e che possono giocare in club di fascia alta, quindi, in tutti i paesi europei e in particolare in Italia per cui un mio piccolissimo suggerimento è quello di riossigenare un pochino, di iniziare un nuovo ciclo dove rimangono quei quattro-cinque giocatori, quelli che il presidente Cairo e il direttore Bava ritengono essere lo zoccolo duro, e immettere qualche cosa di nuovo: qualcuno che venga al Torino pensando che sia un punto d’arrivo, un punto importante della propria carriera”.

Quindi ripartire da Sirigu e Belotti, che però sono anche quelli che hanno più mercato?

“Sirigu e Belotti sono calciatori straordinari. Io ripartirei proprio da loro, per non fare altri nomi. Che poi Sirigu abbia mercato è evidente. Nel Toro che tutto sommato non ha fatto bene Sirigu si è confermato un portiere di livello internazionale assoluto. Ma proprio per questo io ripartirei da Sirigu e Belotti. Io non voglio andare mai contro quelle che sono le volontà e parlo senza conoscere né il pensiero di Sirigu e né sono cosciente di quello che si vive nello spogliatoio del Toro, ma da addetto ai lavori dico che prima di fare a meno di Sirigu mi devono fare un’offerta irrinunciabile, anzi, un pochino oltre. E allora ne faccio a meno e mi guardo intorno e cerco di trovare un’alternativa. Da lontano vedo che Sirigu ha assunto lo spirito Toro, è dentro lo spirito Toro per cui non me ne priverei e fossi in lui non me ne andrei, ma se arrivasse un top club europeo vanno valutate le proprie emozioni sia economiche sia tecniche, però sia Sirigu sia Belotti li vedo nello spirito Toro”.

Il Torino deve proseguire con Moreno Longo?

“Ho grande stima di Moreno Longo, non è arrivato in una fase facile e nessuno ha la bacchetta magica, ripeto non conosco le dinamiche dello spogliatoio, ma mi sembra che ci siano grandi professionisti e Longo è uno che consce tutto del Toro anche l’anima e ha ereditato una squadra con pregi e difetti e, soprattutto, in un momento mentale non positivo, quindi, io una chance a Longo gliela darei tutta la vita perché sono convinto che, al pari di Simone Inzaghi, e anche di Filippo, e di Gattuso, con l’esperienza sul campo potrà diventare uno fra i più bravi. Non dimentichiamo che Gattuso prima di arrivare dov’è arrivato ha fatto pura gavetta, nel Pisa in Grecia nell’OFI Creta e ha preso “schiaffi” importanti, ma è riuscito a ribaltare una serie di situazioni negative che lo hanno portato ad essere oggi un allenatore sta confermato, anche all’inizio nel Napoli dopo cinque-sei partite in molti lo davano già per spacciato, però, ha avuto ragione lui, infatti, nel Napoli tutto parte dalla sua testa e dalla sua mentalità. Non voglio dare nessun suggerimento né a Cairo né a Bava, ma io ho grande stima di Moreno Longo”.

Il Torino nella prossima stagione dovrà porsi un obiettivi ben preciso, magari lo stesso che aveva all’inizio di questa?

“Non farei proclami e non prometterei niente a nessuno pur rimanendo sempre ambizioso com’è sempre stato il Toro di Cairo poi il campo deve dare ragione. L’unico obiettivo è quello di fare sempre meglio, so che si può obiettare che cosa ci vuole  a fare meglio di quest’anno? Non è vero. C’è un equilibrio tra un Toro che è arrivato a disputare i preliminari d’Europa League e quello che si è visto quest’anno perché l’organico è lo stesso con un Verdi in più. Il presidente ha fatto di tutto per non vendere Nkoulou e che intorno al suo caso c’è stato di tutto e di più, quindi, nel calcio non ci sono mai cose garantite. Per questo non farei proclami e non porrei all’attenzione della comunicazione obiettivi e mi metterei a testa bassa per allestire un organico importante da Toro con qualche giovane importante in rampa di lancio”.

Per dare una svolta non servono forse anche giocatori d’esperienza?

“Ci sono anche giovani che a 22 anni hanno già esperienza. Se si vuole prendere un giocatore di una squadra di media classifica di qualsiasi campionato europeo che ha 24-25 anni ed è un titolare ad esempio del Bordeaux, del Lione piuttosto che della Fiorentina o del Parma se non si spendono 20 milioni non lo si compra. Quindi c’è un mix tra l’andare a scoprire il talento puro e l’andare a investire su calciatori di 24, 25, 26 o anche 27 anni già formati. Il Toro è tutto questo. Se lo può fare l’Inter perché non lo può fare il Toro? L’Inter a Firenze sull’uno a zero ha fatto giocare in una partita fondamentale per mezz’ora Agoumé, giocatore del 2002 della Primavera, quindi ci può stare, non c’è problema. C’è sempre un mix per costruire una squadra”.