Ventura: "Con il Sappada il primo approccio a una mentalità diversa"

Il secondo tempo ha avuto un filo conduttore con il primo. Non cercare la gloria personale, ma diventare protagonisti all'interno di un gruppo che vuole fare calcio. Quando la rosa sarà completa si affronterà il discorso sul modulo.
20.07.2012 01:34 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Ventura: "Con il Sappada il primo approccio a una mentalità diversa"
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© foto di Giacomo Morini

Che indicazioni ha tratto dalla prima amichevole stagionale?
“La prima amichevole, per quanto può valere, mi ha soddisfatto non perché abbiamo fatto un po’ di gol, bensì perché avevamo due obiettivi: scaricare il lavoro e che nessuno si facesse male, e così è stato. Penso che i giocatori si siano anche divertiti, quindi va bene così”.

Il Torino per la serie A sta nascendo sulla falsa riga della promozione o ci sono nuovi e ulteriori stimoli?
“Se non ci fossero stimoli maggiori sarebbe un dramma. Siamo il Torino e questo significa avere un po’ di storia, e anche qualche cosa i più, sulle spalle. Siamo riusciti a salire di categoria ed è evidente che l’obiettivo primario è quello del restarci, però c’è voglia di crescere e di cominciare a gettare basi importanti per far sì che il Torino si stabilizzi definitivamente nella categoria di competenza e che, anno dopo anno, possibilmente cresca. Torino è una piazza che non ha solo la storia ed è bastato vedere i settanta-ottanta mila persone sotto la pioggia il giorno della promozione e questo significa Torino, significa la maglia granata, significa la storia del Toro e quindi c’è voglia di fare, ma tutto per gradi, con calma e in attesa di completare la rosa”.

In questi giorni ha lavorato tanto sulla tattica ha visto se nella partita, soprattutto i nuovi, hanno iniziato a entrare nell’ottica dei suoi insegnamenti?
“Sono sei giorni che siamo qui e non sei mesi, però per essere qui da poco e mi sembra che, tutto sommato, il secondo tempo (in campo c’erano giocatori nuovi, ndr) è stato uguale al primo, quindi vuol dire che un filo conduttore c’era e credo, come ho detto, che a grandi linee si siano divertiti tutti e hanno cercato non le glorie personali, ma di creare e sviluppare le situazioni e poi cercare di finalizzarle. C’era la giusta mentalità tenendo presente i valori che aveva la partita e che qualcuno aveva le gambe molto più pesanti di altri e quindi faceva fatica, ma lo scopo era di scaricare il lavoro e lo abbiamo fatto. La mezza giornata tanto attesa di riposo domani mattina (oggi, ndr) gliela concedo, in fin dei conti hanno vinto”.

Come ha visto Bianchi che sembra aver resettato la stagione scorsa?
“E’ sempre il capitano del Torino e sembra più sereno rispetto allo scorso anno. E poi, come sempre si parla di lui, e meno male che non c’è Ogbonna, altrimenti anche lui sarebbe al centro delle domande sul mercato”.

Il presidente ha detto che Ogbonna è incedibile, quindi la sua preghiera è stata esaudita.
“Ogni parola che dico rischia sempre di essere interpretata con enfasi. Ogbonna, secondo me, nel primo anno importante da protagonista in serie A è bene che lo faccia nel suo habitat naturale senza avere pressioni particolari. Ogbonna è destinato a una grandissima squadra che disputa la Champions League, per essere sincero anche il Torino è una grandissima, però perché Angelo entri dalla porta principale deve dimostrare anche contro i grandi ed è opportuno che lo faccia in un ambiente che conosce. Per quel che riguarda Bianchi è il capitano del Torino e credo che abbia sempre dato moltissimo e non si è mai tirato indietro”.

Vorrebbe che il capitano fosse ritirato dal mercato?
“Il mercato non lo faccio io, se un mese fa avessero detto che Thiago Silva e Ibrahimovic lasciavano il Milan non ci avrebbe creduto nessuno e, invece il mercato si è rivelato in tutt’altro modo. Stesso discorso per i giocatori del Torino se arriva un’offerta importante per la società o il giocatore si riapre immediatamente il mercato. Al Torino si parla spesso di Bianchi perché ha fatto tanti gol e a scritto una pagina importante della storia del club, adesso gli faccio un complimento, vale, con la giusta proporzione, Ibrahimovic e il mercato è aperto. Io sono un contestatore del mercato fino al 31 agosto, dovrebbe finire almeno un giorno prima della prima partita ufficiale, altrimenti diventa veramente difficile, ma così è e si deve accettare”.

Quanto lavoro occorre ancora fare prima che ci sia il 4-2-4 che vuole Ventura?
“Sarà il campo a dirlo. Adesso parliamo sempre di questi numeri, ma noi presto cambieremo così tagliamo subito la testa al Toro e non si parlerà più di 4-2-4”.

Vuole un Torino camaleontico, un po’ come la Juventus di Conte che è partita con il 4-2-4 per poi passare al 4-3-3 e al 4-3-1-2?
“Il 4-2-4 Conte non lo poteva fare con i giocatori che aveva. La risposta per me è automatica: quando sarà completata e definitiva la rosa saprò dare una risposta. Conte voleva assolutamente fare il 4-2-4 poi è arrivato Pirlo e quel modulo non si poteva più usare. Quindi anche per noi secondo chi arriverà affronteremo la situazione, oggi siamo ancora incompleti e quindi è difficile dare una risposta”.

Perché il Torino sia completo quanti giocatori occorrono ancora?
“Il presidente ha detto cinque, ma io voglio fargli risparmiare dei soldi e dico che bastano anche quattro.

Ljajic e Tissone sono giocatori che le piacciono?
“Mi piace Robinho (ride, ndr)”.

E’ sul mercato.
“Infatti, altrimenti non avrei fatto il suo nome (risate generali, ndr), non ho detto Pato bensì Robinho, e se si potesse fare un’offerta non mi spiacerebbe, perché ha le caratteristiche adatte per come giochiamo noi. Non tagliate questa mia affermazione perché già immagino i titoli degli articoli di domani, anzi non ci voglio pensare”.

Come procede l’integrazione di nuovi acquisti?
“Alcuni sono con noi da un giorno, Gazzi da tre-quattro non si può pretendere chissà che, ma sono ragazzi che hanno capito perfettamente dove sono capitati: in un gruppo assolutamente positivo e molto disponibile. Sono fortunati, secondo me, non solo perché vestono la maglia del Toro, ma perché sono capitati in un gruppo forte, perché si è forgiato nelle difficoltà. I nuovi stanno lavorando e ci sarà qualcuno che impiegherà più tempo per integrarsi e altri meno. C’è chi avrebbe pagato per non giocare l’amichevole perché è stanco, ma c’è grande disponibilità da parte di tutti e sotto quest’aspetto sono soddisfatto. Nell’amichevole, ripeto, è stato importante vedere che non è stata ricercata la gloria personale, ma nella coralità della manovra ci sono state azioni tutte di prima e iniziano a esserci delle conoscenze e non la ricerca del gol bensì della situazione e quindi si ha il primo approccio a una mentalità diversa: non cerco la gloria personale, perché cerco di diventare protagonista all’interno di un gruppo che vuole fare calcio”.

A parte Robinho, ma le caratteristiche del giocatore che arriverà devono essere quelle del brasiliano?
“Non dico che non voglio Robinho, io lo voglio, ma credo che non sia fattibile”.

Un attaccante frizzante e agile.
“Sì, lo dite voi giornalisti, ma io non sono il presidente e dobbiamo andare per gradi e ci siamo già sbilanciati troppo”.

Cairo è a Sappada e vi parlerete, gli chiederà dei giocatori da prendere?
“Staremo insieme questa sera (ieri, ndr) e con il piacere di vederlo, al di là delle battute e delle altre cose abbiamo sempre il piacere di stare insieme e parleremo di mercato e di calcio, ma è normale che sia così”.