Padova, Carron: "Il Toro farà bene perchè ha un grande allenatore"

Intervista esclusiva alla vice presidente del Padova
11.01.2011 08:58 di Marina Beccuti   vedi letture
Barbara Carron - Foto di Sofia Fernandez Helvstrom
Barbara Carron - Foto di Sofia Fernandez Helvstrom

Il Padova, oltre ad essere una società giovane e brillante, ha una caratteristica che la distingue dalle altre: il vice presidente è una bella ragazza, Barbara Carron. Dopo la Sensi e la Menarini non è una novità, ma nel calcio trovare una donna ai vertici rimane ancora un fatto inconsueto, spesso non sempre accettato dal mondo calcistico, che rimane ancora troppo maschilista. TorinoGranata ha intervistato Barbara Carron per parlare di calcio a trecentossessanta gradi.

Signora Carron, partiamo dal suo desiderio di andare almeno una volta in panchina, come ha detto a Sky sabato sera. Però Rino Foschi ancora non gliel'ha permesso, perchè?

Prima o poi so che Rino mi farà questo regalo. E' un'emozione che vorrei provare, sentire il pathos di una gara dal vivo. Ma non voglio prevaricare nessuno. In una società bisogna sempre rispettare gli equilibri. Però è vero, vorrei provare quella tipica adrenalina del campo.

Com'è diventata vice presidente del Padova?

Prima sono entrata come consigliera poi dopo un anno sono diventata vice presidente. Prima però ho cercato di capire bene i meccanismi che ci sono nel calcio, che è un mondo a sè e non è facile entrarvi. Per cui bisogna fare un passo per volta. Non è facile conquistarsi la stima, soprattutto dei giocatori e spesso bisogna stare attenti a come si opera, perchè possono nascere malintesi. Sa, ho notato che il calcio vive stroppo spesso di gossip.

E' quello che spesso si dice di Cairo, i suoi errori nascono dalla poca esperienza, è d'accordo?

Non voglio entrare nel merito di Cairo, presidente che stimo e mi è spiaciuto non vederlo a Padova, perchè l'avrei salutato volentieri. Dico solo che spesso ci sono presidenti che comprano una squadra di calcio solo per apparire e magari lo vedono solo come un hobby. Invece non è un hobby, ma deve essere visto come un'azienda, un business. Solo così si può gestire al meglio, magari con l'aiuto di leggi più appropriate. La crisi economica si sente e oggi non c'è la fila per comprare società di calcio. Per questo sono solidale con Cairo riguardo alla contestazione che sta subendo da parte dei tifosi. E' successo anche a noi a Padova, ma voglio dire a questa gente che fuori noi, dietro non c'è nessuno. A volte non capisco perchè certi presidenti di calcio siano ottimi dirigenti nelle loro aziende e poi non riescono a fare altrettanto nel calcio, perchè cambiano atteggiamento. Dovrebbero gestire la società come la loro azienda.

Come ha conosciuto Cairo?

L'anno scorso a Torino. Il Prefetto del capoluogo piemontese era di Padova e nell'occasione della partita ci ha invitato a pranzo tutti e due. Comunque conosco anche bene Petrachi e Lerda. Il vostro mister ho avuto modo di incontrarlo durante i playoff tra Padova e Pro Patria, quando lui allenava i lombardi. Finì male per Lerda e ho capito la sua sofferenza di quella sera.

Che Toro ha visto sabato sera?

Una bella squadra, anche se era partito maluccio, poi ha saputo riprendersi. Ha una bella squadra e poi credo molto in Lerda che è un ottimo allenatore, giovane ed in prospettiva è il futuro del calcio italiano. Oltre ad essere una brava persona è molto costante e determinato. Una volta disse più o meno così 'Per mollare mi devono sparare'. Questo è il Lerda che ho conosciuto io.

Quali giocatori l'hanno colpita maggiormente?

Lazarevic, ottimo. Chiaro Bianchi, solo lui poteva fare un gol del genere. Ma devo dire che anche la difesa granata si è comportata bene, per noi era dura penetrarla. Il pareggio è stato un risultato giusto. Credo che ai playoff il Torino ci arriverà.

Quando ha cominciato ad appassionarsi al calcio?

Da bambina, il calcio era la passione di famiglia e ha contagiato noi quattro figlie femmine e l'unico maschio, mio fratello. Mio padre prima ha fatto il presidente di squadre di bassa categoria, poi prese il Giorgione in C2, che fallì dopo altre due dirigenze. Per cinque anni la nostra famiglia è stata una dei quattro soci di maggioranza del Treviso. Poi è arrivato il Padova, nel frattempo era mancato mio padre e mio fratello doveva pensare alla sua azienda per cui mi ha chiesto di entrare in società al posto suo. Sono stata la prima donna ad entrare nella dirigenza del Padova e una delle poche del calcio in generale. 

Che campionato farà il suo Padova?

Intanto pensiamo alla salvezza, poi vediamo. Non vogliamo fare come l'anno scorso e poi trovarci invischiati nei playout. Ora arriverà qualche rinforzo, ma credo molto in Calori, che sta facendo giocare la squadra con un calcio spettacolo. E' quello che dico sempre ai ragazzi, andate in campo e divertitevi, in fondo il calcio è un gioco. In questo modo si divertono anche i tifosi sugli spalti. Calori mi piace perchè ha coraggio nel mettere in pratica le sue idee.

Cosa pensa del mercato di gennaio?

E' dura per tutti, prima di acquistare bisogna vendere. I giocatori ancora non si rendono conto che c'è la crisi e non vogliono abbassarsi gli ingaggi. Eppure ci sono tanti giocatori ancora giovani disoccupati. Questi ingaggi alti mettono in difficoltà le società ma anche i calciatori stessi.

Pensa che il Padova possa fare affari con il Torino?

Al momento non vedo questa ipotesi. Ho due nomi come probabili arrivi, ma non sono del Torino.