Gigi Radice, la rivoluzione al potere

14.11.2018 20:12 di Marina Beccuti Twitter:   articolo letto 1894 volte
Gigi Radice, la rivoluzione al potere

E' stato l'ultimo allenatore scudettato del Torino, che portò in Italia un'idea originale del calcio, quello che ci vorrebbe oggi, per tornare ai vecchi splendori e magari per tirare fuori altri talenti, da regalare alla Nazionale, che ne avrebbe bisogno. Era un Toro spettacolare con il suo pressing, e in effetti vinse lo scudetto, giocando bene, senza fare catenaccio, una squadra che giocava in stile Olanda di Crujiff, ovvero sapeva interpretare quel calcio libidine che qualcuno si è voluto appropriare qualche anno fa, ma che nulla aveva a che vedere con quello di mister Radix.

Radice è stato celebrato in questi giorni dall'uscita di una biografia a lui dedicata, “Gigi Radice, il calciatore, l’allenatore, l’uomo dagli occhi di ghiaccio”, scritto da Gino Strippoli e Francesco Bramardo, edito da Priuli&Verlucca.

Il TGR Piemonte gli ha dedicato un bel servizio, molto affascinante, perchè in sottofondo c'erano i Pink Floyd con l'album "Wish You Were Here", uscito proprio in quel periodo, ma c'era anche la politica, perchè in un'epoca in cui essere comunisti dava ancora molti sospetti, soprattutto in un ambiente assai conservatore com'era e com'è rimasto il calcio, ebbene sì, Radix e il suo vice, MIrko Ferretti, lo erano e non lo nascondevano. Anche nella vita privata erano coraggiosi, forse proprio per questo piacevano al popolo granata, perchè dall'altra parte c'era da ostacolare la potenza dell'impero Fiat, assai lontano dall'essere di sinistra, mentre adesso fa radical-chic esserlo. Tempi che passano.

Purtroppo Radice soffre di una malattia degenerativa dal punto di vista neurologico e non si ricorda più nulla, noi invece, che abbiamo vissuto il suo stile, non possiamo dimenticarlo, duro, con quegli occhi azzurri che incutevano rispetto e severità, pronti però a regalarci un ultimo spezzone di calcio romantico, ancora appassionante, pieno di talenti. Perchè non bisogna dimenticare che i giocatori dello scudetto erano campioni, fuori e dentro al campo, che quando toccavano palla disegnavano un sogno. Grazie Radix.