Colantuono: "Lo dissi a Foschi, un giorno allenerò il Torino"

18.06.2009 17:12 di Marina Beccuti   vedi letture
Colantuono: "Lo dissi a Foschi, un giorno allenerò il Torino"
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© foto di Giacomo Morini

Oggi è stato presentato ai media, presso il ristorante "I Cavalieri", sponsor del Torino, il nuovo tecnico Stefano Colantuono. Il mister romano si è presentato in punta di piedi, con le idee chiare e senza parole inutili. Un allenatore abituato a lavorare sul campo con grinta e caparbietà, come lui stesso si è definito: "Sono un impulsivo". Non nega che durante la sua permanenza al Palermo un giorno abbia detto a Foschi che gli sarebbe piaciuto allenare il Torino: "Se andrai al Toro chiamami", ricorda Colantuono e così è stato. Oggi si è coronato un sogno, come lui stesso ha detto.

"Ho tante motivazioni, non solo perchè ho vissuto un anno difficile, dove sono sono stato fermo, anche se ricaricare le pile fa bene, aiuta a riflettere. Arrivo anche da due anni difficili. E' vero, confermo che era sempre stato un sogno per me allenare in questa piazza, che ho sempre ammirato da avversario. Il calore della sua gente mi ha sempre affascinato. Questa è una società che avevo idealizzato, è una piazza nobile per il calcio, per cui voglio sfruttare quest'occasione che mi è stata data. Io ci credo, qui si può fare bene", sono state le prime parole di Colantuono. "Mi ricordo l'attaccamento del pubblico alla squadra quando venni a giocare i playoff con il Perugia. Un'atmosfera incredibile", ha ricordato ancora.

Parlando della squadra, il tecnico romano ha detto: "L'ho vista giocare qualche volta l'anno scorso. Cambiando allenatore ha modificato anche il modulo strada facendo, ma i giocatori comunque li aveva, tutta gente conosciuta. Ma non voglio parlare di quello che è stato, a me interessa il Torino da questo momento in avanti. So quanto è dura la B e soprattutto motivare quei giocatori che rimarranno, perchè una retrocessione non è facile da assorbire".

Colantuono ha poi parlato del campionato che si andrà ad affrontare: "La B è dura, è diversa dalla A, bisogna lottare da luglio a maggio senza perdere la concentrazione, ma vivendo in immersione totale nel campionato. Ci vogliono grossi sacrifici e bisogna calarsi nella situazione con la giusta mentalità, con tanta motivazione, ci tengo a ripetere, quella che ho io".

Qualche promessa il mister granata la fa: "Sono certo che daremo il massimo perchè avremo sicuramente una squadra di qualità. Però bisogna anche avere tanta umiltà, quella delle provinciali, anche se siamo il Toro. Ho già parlato con alcuni giocatori, ma preferisco non fare i nomi, non voglio creare differenze".

Riguardo al futuro di Dzemaili ha commentato: "Non l'ho sentito, certo l'intenzione è quella di trattenerlo, ma dipende da lui. E' chiaro che qualche giocatore, con delle richieste, possa preferire rimanere in A, è normale. Dipende da lui, se è motivato o meno a rimanere poi toccherà anche a Foschi e Cairo decidere, anche in base alla politica societaria".

Colantuono ha avvertito che ci saranno al massimo 21/22 giocatori, con un mix di giovani e gente esperta: "Ci vuole l'aiuto di tutti, non dovrà mai prevalere l'io ma il noi (stesso discorso di Camolese, ndr)".

Riguardo alla situazione portieri Colantuono ha detto: "Calderoni vuole giocare? E chi è quel giocatore che non vuole farlo? Con me è stato titolare due anni nell'Atalanta ma non posso assicurargli il posto, non lo posso fare con nessuno, solo il campo deciderà".

Sul modulo il mister ha garantito solo sulla difesa: "Sarà a quattro, questo è certo, ma prima devo vedere la rosa a disposizione. Posso giocare a rombo, con il trequartista, dipende".

Infine Colantuono ci tiene a precisare: "Non sono un tipo che va a lamentarsi con i media, io lavoro e basta. Quello che posso dire è che vorrei la stessa motivazione che aveva il mio Perugia, che fece un miracolo ad arrivare ai playoff, quando eravamo tutti quanti da sei mesi senza stipendio. Abbiamo dato il massimo ed io non mi sono lamentato della situazione. Abbiamo messo in campo una grande volontà. Conosco la sofferenza del popolo del Toro, anch'io ho avuto difficoltà nella mia carriera, sia da giocatore che da allenatore. Nessuno mi ha mai regalato nulla, se sono arrivato in A dalla C è solo grazie al mio lavoro, nulla più".