Zaza sta diventando un rebus che Mazzarri deve risolvere al più presto

L’ex attaccante del Valencia preso per far coppia con Belotti non ha ancora trovato l’intesa con il compagno e neppure è riuscito a integrarsi nel gioco di Mazzarri.
13.11.2018 12:57 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Simone Zaza
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Simone Zaza
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Trovare una soluzione per far convivere Zaza e Belotti oppure rinunciare a mettere in campo i due attaccanti insieme? Questo è il dilemma di Mazzarri. Finora i due si sono visti contemporaneamente dall’inizio e per tutto il match solo con Napoli e Frosinone, mentre più spesso per spezzoni di gara, Spal, Udinese (il più lungo), Atalanta, Chievo, Fiorentina e Parma. Belotti è punto fermo e di fatto inamovibile dell’attacco granata, infatti, da inizio stagione è sempre stato utilizzato dal primo minuto in ogni gara ed è stato sostituito solo due volte al 68esimo nella partita con il Bologna e all’82esimo in quella con la Sampdoria proprio dal compagno. Zaza, invece, sta giocando poco.

In estate in ritiro Mazzarri poiché disponeva solo di Belotti e Iago Falque come titolari per l’attacco - Ljajic aveva disputato il Mondiale con la Serbia ed era in vacanza e inoltre si sapeva che sarebbe andato via, come poi effettivamente avvenuto - aveva provato e riprovato lo spagnolo e il “Gallo” sia nel 3-5-2 sia nel 3-4-3 e sue varianti, 3-4-1-2 e 3-4-2-1. E i due che giocavano insieme già da due stagioni avevano trovato un discreto equilibrio che con il tempo poteva ancora migliorare, grazie anche all’impegno e alla buona volontà di entrambi seppur non perfetti nel 3-5-2, infatti, Falque è un esterno offensivo molto bravo nell’accentrarsi, ma non è una vera seconda punta. L’arrivo di Zaza a fine mercato sommato a quello di Soriano e la partenza di Ljajic hanno comportato da una parte l’obbligo di dover integrare i due nuovi arrivati e dall’altra non aver più a disposizione l’inventiva del serbo, che seppur molto discontinuo nel rendimento e dal caratterino fumantino, era il giocatore che più di tutti, se in giornata ispirata, sapeva cambiare il volto a una partita.

A inizio campionato, quindi, Mazzarri ha dovuto reimpostare il lavoro con conseguenti prestazioni della squadra caratterizzate da alti e bassi dovuti anche al fatto che sia Zaza sia Soriano erano arrivati non in perfetta forma e che Falque è stato bloccato da un infortunio, lesione di basso grado ai muscoli flessori della coscia destra, che lo aveva costretto ad uscire anzitempo nella gara con l’Udinese (18esimo minuto), sostituito da Zaza, e a saltare le due successive gare con Napoli e Atalanta, per poi rientrare a partita in corso con il Chievo, determinante il suo ingresso per sbloccare il risultato grazie alla rete di Zaza e vincere, e saltare precauzionalmente il seguente match con il Frosinone per poi tornare definitivamente arruolabile. Tutte questi accadimenti sicuramente non hanno aiutato, ma non possono esaustivamente spiegare il perché Zaza, e anche Soriano, non sia ancora riuscito ad integrasi nel gioco che vuole Mazzarri e a fare la differenza, motivo per il quale è stato preso. Ma non spiegano neanche del tutto perché il Torino non abbia ancora una precisa identità di gioco con conseguenti prestazioni altalenanti e che gli attaccanti segnino poco, Belotti quattro gol, Falque due e Zaza uno. In teoria il tridente formato da Falque, Belotti e Zaza avrebbe dovuto fare le fortune del Torino, anche se non mancavano dubbi sul fatto che Zaza e Belotti forse non erano compatibili per giocare insieme in quando due uomini d’area che seppur con caratteristiche differenti giocano nello stesso ruolo e occupano i medesimi spazi. Anche in Nazionale il Ct Roberto Mancini, quando li ha convocati, non li ha mai utilizzati insieme.   

Accantonare, quindi, l’idea di far convivere Zaza con Belotti poiché i due finora non hanno ingranato? Se all’inizio l’esclusione di Zaza era giustificabile, il giocatore aveva uno stato di forma precario poiché in procinto di lasciare il Valencia, non rientrando più del progetto tecnico, in estate non aveva svolto la preparazione in modo perfetto ed essendo arrivato al Torino nell’ultimo giorno di mercato non era integrato nel gruppo, adesso, però, dopo quasi tre mesi questa motivazione non ha più ragion d’essere. Allora si potrebbe giungere alla conclusione che se Zaza e Belotti non riescono a trovare l’intesa in campo è meglio, come sta facendo Mazzarri, non farli giocare insieme. E’ evidente, però, che un giocatore che è costato 14 milioni, due di prestito e dodici per l’obbligo di riscatto alla prima presenza, e che ha un contratto fino al 2023 a 1,8 milioni più bonus non possa stare più in panchina che in campo. Finora ha disputato in dodici partite solo 450 minuti, gusto per dare un termine di paragone Sirigu e N’Koulou che hanno sempre giocato dal primo all’ultimo istante di minuti ne hanno accumulati 1158. Ecco il rebus servito.

Mazzarri nella conferenza stampa di presentazione della partita con il Parma aveva per detto: “Nelle ultime tre partite (Bologna, Fiorentina e Sampdoria, ndr) le squadra ha preso una fisionomia di gioco, tattica e di sincronismi che possono essere anche cambiati, però, bisogna stare attenti a rompere certi equilibri. Siamo andati molto sull’organizzazione e sul gioco, sia nella fase attiva sia in quella passiva, e rompere certi equilibri in questo momento non so se sia il caso. Vedremo anche in base all’ultimo allenamento. Come vi ho detto anche in passato a me piace far giocare tanti attaccanti, tanti giocatori offensivi, ma l’importante è che siano in forma tutti, facciano le due fasi e corrano e che possano fare ciò che fanno gli altri nella fase difensiva perché quando si prendono gol è difficile poi farne altri”. Poi la débâcle, sul piano dell’approccio, della prestazione e del risultato, con i ducali ha riproposto dubbi su tutto e tanta amarezza e rabbia.
L’allenatore in completo e assoluto accordo con la società e con la totale collaborazione e accettazione da parte dei giocatori deve trovare al più presto una soluzione per il bene di tutti. Continuare nell’ambiguità di avere Zaza e Belotti come potenziali attaccanti di sfondamento e Falque come impostatore e anche rifinitore senza ottenere succosi frutti porterà solo danni con prestazioni e conseguenti risultati altalenanti. Falque si sfianca nel lavoro anche sporco per la squadra, Belotti si sbatte e sacrifica in fase di copertura e Zaza quando è in campo, solo disputando partite con continuità si trova la vera intesa con i compagni, risulta il più delle volte inefficace. Il Toro e i suoi tifosi non meritano tutto questo.