Torino-Cittadella 1-1: l'analisi tattica

La mentalità deve cambiare, e in fretta. Squadra ben schierata, ma tardive e inefficaci le contromosse dopo l'1-1
24.01.2011 08:38 di Claudio Colla   vedi letture
Fonte: Claudio Colla per www.torinogranata.it
Torino-Cittadella 1-1: l'analisi tattica
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© foto di Alberto Mariani

Dal deludente pareggio casalingo conseguito contro il Cittadella sabato pomeriggio emerge il dato relativo a un Torino, seppur vittima di un episodio in massima parte fortuito, che smarrisce se stesso troppo facilmente. La mentalità da squadra in grado di lottare e giocarsela fino all'ultimo mostrata tra novembre e dicembre, foriera di risultati sufficienti a riportare il Toro almeno nel lotto delle principali candidate ai playoff, deve essere recuperata, e con una certa fretta. L'arrivo di Antenucci e, soprattutto di Gabionetta, dovrebbe garantire alternative affidabili e qualitativamente all'altezza davanti, specie per far rifiatare, magari anche per mezzo di qualche accorgimento tattico, uno Sgrigna e un Lazarevic apparsi piuttosto appannati nel corso delle ultime settimane; da evidenziare inoltre il buon momento di Andrea Gasbarroni.

La peculiare linea diagonale offensiva del Cittadella (con Bellazzini trequartista spostato tra destra e centro-destra, Piovaccari a far la spola tra il ruolo di centravanti e quello di ala sinistra, in complementarietà con Nassi) non ha causato grandissimi grattacapi alla retroguardia granata, se non per singole distrazioni (clamorosa quella di Ogbonna all'11', che lascia solo in mezzo all'area Piovaccari, mente Bellazzini si incaponisce nell'uno contro uno con Garofalo, perdendolo). Affrontata peraltro con una certa sufficienza la gara contro l'undici di Foscarini, è apparsa in ogni caso molto limitata la capacità degli avversari di impensierire seriamente il Toro sul fronte difensivo.

Bene in linea generale, occasionali disattenzioni a parte, la tenuta della coppia mediana Budel-Zanetti (ma l'ex-Brescia, in prospettiva, sarà destinato a contendere il posto a uno tra De Vezze e De Feudis). La gara di sabato ha evidenziato come il Toro possa fare anche a meno di un regista di centrocampo puro, se i movimenti dei tre uomini sulla trequarti sono svolti a dovere: una coppia composta da un mediano "di rottura" e un compagno dai piedi più educati, in sostanza un "ibrido", può tranquillamente rappresentare la base su cui costruire le sorti della squadra nel girone di ritorno.

Nota conclusiva sul rapporto tra Rolando Bianchi e l'impostazione generale del collettivo: i numeri parlano indiscutibilmente a favore del capitano (nove reti in 15 gare disputate), ma va detto che un Toro troppo impegnato a cercarlo si rende talvolta meno efficace e incisivo, oltre che esteticamente meno godibile, rispetto a quello caratterizzato da un attacco "di movimento", specialità assoluta del tecnico Lerda. Molto, come detto, si punta su Gabionetta, allo scopo di incrementare la quantità di palle-gol media a partita.