Torino, bentornati a terra

24.09.2009 08:54 di Marina Beccuti   vedi letture
Torino, bentornati a terra
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© foto di Federico De Luca

Alberto Fassina
 

Bentornati sulla terra. Per chi era salito ad altitudini inconsuete per la storia recente granata, non è però stato un atterraggio morbido, ma nemmeno un atterraggio di fortuna. E' proprio stato un disastro aereo, annunciato da diversi elementi già dai primi minuti del viaggio Torino-Padova. Partenza stentata, piano di volo inesistente, personale di bordo impacciato nei movimenti. Solo dei passeggeri-spettatori pazienti come quelli di Torino sponda granata potevano astenersi dal protestare fino alla fine ed evitare di infierire sulla pochezza della squadra di mister Colantuono. Il primo pilota David Di Michele poi, ha davvero mancato l'appuntamento come nessuno avrebbe mai sospettato.

Secondo il parere di chi scrive, la situazione è più grave di quello che gli ottimisti potrebbero pensare. Perchè se  osserviamo il percorso e i risultati del Toro in relazione alla qualità delle prestazioni del suo capitano ci sentiamo di
azzardare che ancora una volta i granata dipendono fortemente dal rendimento dell'unico loro giocatore che in serie B è determinante. Se l'ex West Ham gioca bene, tutti sembrano splendidi e appaiono la miglior scelta possibile in quel
ruolo. Quando invece Di Michele ha stentato, la squadra l'ha seguito in questo appannamento, cogliendo risultati su iniziative dei singoli. Ora che il numero dieci granata ha fatto la più brutta prestazione di questo scorcio di campionato, il
Toro ha perso meritando questa sconfitta che nel finale avrebbe potuto diventare anche più pesante. Il Padova, come il Brescia, ha imbrigliato il torello sterile davanti e grazie al maggior dinamismo, l'attenta marcatura e la determinazione che
sono mancati ai giocatori di casa, ha fatto sua la partita. La squadra di Cairo non è stata all'altezza del compito, ci voleva ben altro per affrontare una formazione come quella veneta che era in serie positiva da 15 gare. E' mancato il gioco,
un'idea collettiva di squadra, la reazione allo svantaggio. Gasbarroni, che fin dalla prima giornata è l'uomo che lavora il maggior numero di palloni, è andato a sbattere metodicamente contro il muro dei patavini, nel secondo tempo.

Rubin dovrebbe cercare d' imparare l'unico fondamentale che gli viene richiesto in fase di possesso: il cross. Togliere Vantaggiato è stato un errore. Avere due centravanti in area era una necessità prioritaria per tentare di scardinare l'attenta
retroguardia degli ospiti, ancor più blindata dopo il gol segnato. Come è stato un errore vedere Vantaggiato ricevere palla tante volte lontano dalla porta avversaria ed avere un abulico Di Michele unico giocatore a frequentare l'area. Dopo le
prime proteste del capitano abbiamo pensato che per l'apporto che stava dando e il nervosismo dimostrato, andava subito sostituito se non si voleva correre il rischio di perderlo per la gara di Frosinone. Siamo stati lungimiranti, peccato che
Colantuono non fosse in serata di grazia nemmeno lui, oltre alla ciurma. In settimana già si parlava di record di punti e di squadra in grado di dominare il campionato.

E' bastato disputare la sesta giornata per accorgersi che prima di fare proclami e coltivare sogni di gloria a buon mercato è meglio aspettare un po'. I numeri per il momento danno ancora ragione al tecnico granata perchè continuando con questo ruolino, il Toro farebbe 84 punti, 4 in più del Bari vincitore dello scorso campionato di B. Ma sabato c'è il Frosinone, e tempo per recuperare convinzione e furore agonistico ce n'è pochissimo. Forse però è l'occasione giusta per cercare d'indossare quell'elmetto che il tecnico ha invocato e che in tutta sincerità, non si è ancora nemmeno intravisto. Due squadre agonisticamente toste, due sconfitte. Non è un bel segnale. Serve un bell'esame di coscienza e fors'anche tecnico-tattico. Una squadra che ha la pretesa di vincere il campionato non può subire il gioco degli avversari per così lunghi periodi nell'arco di una gara come già successo troppe volte. E non può sperare sempre nella qualità dei singoli per segnare. Manca ancora un gioco corale e la  mancanza cronica del rifornimento di palloni giocabili alle punte, retaggio delle annate precedenti, non è risolta. Frosinone è già una tappa significativa che darà le prime risposte riguardanti le capacità del Toro 2009-2010, di saper cadere e rialzarsi prontamente.