Quel pasticciaccio brutto del caso D’Ambrosio: il Torino va tutelato

Il mancato rinnovo del contratto e l’eventuale accordo con altro club ha creato una situazione difficile. Il giocatore da ieri ha un’infiammazione al bicipite femorale sinistro, che dovrebbe escluderlo dalla convocazione per la trasferta di Udine
14.12.2013 12:25 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin per TorinoGranata.it
Quel pasticciaccio brutto del caso D’Ambrosio: il Torino va tutelato
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Prima di tutto il bene del Torino inteso come squadra e di conseguenza come posizione in classifica, poi viene tutto il resto. E’ evidente che il caso D’Ambrosio può avere delle ripercussioni sulle scelte dell’allenatore e quindi sulla squadra. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile, certo, però alle volte il singolo può fare la differenza, soprattutto se si tratta di un calciatore bravo, e averlo o non averlo in campo incide, poco o tanto, ma incide. I maligni diranno che è caduto a fagiolo l’infortunio che ieri è capitato a Danilo, così risolve, o meglio dire maschera, come può farlo un vetro non smerigliato o colorato e perfettamente pulito, il problema della sua convocazione per la partita con l’Udinese: sta male, un’infiammazione al bicipite femorale sinistro, e non può giocare.

 

Il calcio ha le sue leggi e in quanto tali vanno rispettate: fino al 31 dicembre le società non possono contattare e avviare trattative, dirette o tramite terzi, con giocatori tesserati da altri club. Dal 1 gennaio la società che intende concludere un contratto con un calciatore tesserato da altro club deve informare per scritto il club e solo dopo averlo fatto avviare la trattativa con il giocatore o con un suo rappresentante. Questa è la regola in vigore, poi se piaccia oppure no, se sia opportuna o poco sensata perché intanto viene disattesa praticamente da tutti è un altro discorso.
Senza entrare nel merito se il Torino Fc ha ragione nel ritenersi preso in giro o se poteva fare di più per evitare che il giocatore finisse per non rinnovare e andare in scadenza di contratto, svincolandosi a giugno a parametro zero, o comunque mettere la società in difficoltà in un’eventuale trattativa con un altro club nella sessione di mercato di gennaio per cederlo e ricavarne sicuramente meno di quello che avrebbe potuto se il contratto non scadesse a giugno, va preteso che la squadra non venga danneggiata dalla situazione. Nelle sedi competenti è giusto che chi si sente danneggiato agisca in modo da far valere le sue ragioni e ottenere giustizia, ma in campo deve prevalere la logica del far giocare chi sta bene e garantisce un rendimento adeguato, i calciatori sono tutti dei professionisti e sanno benissimo resettare il proprio cervello per novanta minuti più recupero e concentrarsi sugli ordini dell’allenatore senza pensare a trattative, contratti di fatto non firmati e depositati, ma già messi nero su bianco o farsi influenzare dai fischi dei tifosi che non gradiscono quello che considerano un “tradimento”.

 

Il Torino può fare a meno di D’Ambrosio e continuare il suo percorso centrando gli obiettivi stagionali, però se il giocatore dovesse rimanere fino a giugno è doveroso che si guadagni lo stipendio contribuendo come tutti gli altri compagni, senza essere messo in settimana in un cantuccio a tenersi in forma sapendo perfettamente che per la partita non sarà convocato o al massimo si accomoderà in panchina. Starà alla giustizia sportiva stabilire se D’Ambrosio ha violato i regolamenti e nel caso sanzionarlo con ammenda e/o squalifica. Non è una questione di schierarsi dalla parte di D’Ambrosio o sminuire il valore e le capacità di Pasquale o Masiello o eventualmente di chiunque altro possa essere preso per sostituire Danilo, ma solo un voler mettere al primo posto, senza guardare in faccia a nessuno, il bene del Torino: i singoli non contano, la squadra e la classifica sì.