Nuovo Filadelfia, le parole dei protagonisti da Pulici a Mihajlovic e lo show di Cairo

Commozione e gioia per la rinascita della Casa del Toro ieri nell’anteprima della cerimonia ufficiale che si terrà questa mattina.
25.05.2017 07:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Nuovo Filadelfia, le parole dei protagonisti da Pulici a Mihajlovic e lo show di Cairo

Jimmy Ghione e Gino Stippoli hanno presentato la prima giornata dei festeggiamenti per il rinato Filadelfia la cerimonia è iniziata con la scopertura dei pennoni da quello dello scudetto del 1927/58 a quello del 1975/76 passando da quelli del Grande Torino. L’emozione era palpabile nelle parole di ex giocatori e parenti di chi non c’è più, di giornalisti e dirigenti. In tanti anche fra i tifosi si sono commossi, ma c’era anche la gioia e l’orgoglio di aver riportato in vita la Casa del Toro.

Domenico Beccaria, presidente del Museo del Toro e membro della Fondazione Stadio Filadelfia: “E’ un onore per me essere qui vicino alla famiglia Bacigalupo e alla famiglia Ballarin. Oggi è un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza perché ci manca ancora il Museo, però, sono sicuro che con l’aiuto di tutti c’è la faremo”.

Gianni Minà, giornalista e tifoso granata: “Venivo in questo stadio da ragazzino con mio padre e ho visto il Grande Torino battere per due anni di fila la Juventus, è stata la più grande soddisfazione per me”.

 Mario Giordano, giornalista: “Questi non sono solo pilastri e seggiolini perché qui c’è il nostro sangue. Sono diventato granata perché mio padre mi recitava la formazione del grande Torino come una preghiera, mio figlio lo è perché l’ho recitata a lui e mio nipote lo sarà allo stesso modo. Oggi qui non si sta ricordando il passato, ma stiamo guardando al futuro e al sangue dei nostri eroi per esserne sempre degni. Spero che loro ci aiutino da lassù”.

Mirella Loik, moglie di Ezio: “Siamo qui per vedere rinascere il Filadelfia con tanta commozione da parte di giovani e meno giovani. Sarà proprio l’entusiasmo dei giovani ad essere il fuoco per fare di questo sangue un’altra fossa dei leoni. In questo luogo mio padre mi condusse per la prima volta allo stadio era il 1938 e avevo diciotto anni quando mi sposai con Ezio. Oggi tutti noi dobbiamo pensare che i ragazzi del Grande Torino sono qui in mezzo a noi”.

Cristina Ferrini, figlia di Giorgio: “Per me questo è un Tempio, anche perché proprio qui abbiamo fatto i funerali di mio padre”.

Claudio Sala: “Nessuno avrebbe scommesso un euro su di noi e, invece, abbiamo vinto lo Scudetto ventisette anni dopo Superga. Qui al Fila sono diventato un uomo. Ed è qui che si sono costruiti tanti successi, come lo scudetto, che è stato costruito qui giorno dopo giorno, con tanta grinta e sacrificio. Era un dovere civico e storico far rinascere il Fila che è un pezzo della storia del Nostro Paese che finalmente torna a vivere”.

Emiliano Mondonico ha parlato ai microfoni di Mediaset: “Allenarsi qui vuol dire avere dieci punti in più in classifica. Occorre, però, ricreare l’aria del vecchio Fila e relativamente a questo aspetto la gente sarà fondamentale. L’impressione nel vedere il nuovo Filadelfia è che sia tutto diverso, non c’è la stessa aria. Ecco perché dico che dovrà essere la gente a  ricreare l’ambiente del vecchio Fila. Non ho sentito gli stessi odori, è vero, ma comunque il Fila ora è rinato. Sono stato l’ultimo a fare allenare la squadra qui, abbiamo fatto un amichevole col Lucento a Natale e mi ricordo che non potevamo più entrare nel sottopassaggio perché stava crollando. Adesso dobbiamo ritrovare quell’atmosfera che c’era negli spogliatoi, quell’odore. Sinceramente mi auguro che tutti riescano a capire che cosa vuol dire la Storia che si è creata qui. Se c’è qualcuno che non capisce allora basterà che guardi un po’ più in là che sicuramente verrà giù quel venticello capace di sorprende tutti quanti. C’è bisogno anche della gente perché per troppi anni è stato sepolto questo stadio”. Sempre Mondonico: “Siamo tornati a casa. Dopo vent’anni è rinato il Fila perché noi siamo così: non moriamo mai e ogni volta rinasciamo. Oggi vi porto i saluti di tutti i miei compagni che sono passati dal Fila. Sono arrivato qui a ventuno anni e questo luogo parlava di storia e leggenda, ma soprattutto di valori come l’umiltà e la voglia di lottare”.

Dopo la scopertura dei Pennoni della Memoria c’è stata quella della targa in memoria di Don Aldo Rabino, lo storico cappellano del Torino. Subito dopo la cerimonia si è spostata nel campo e gli invitati hanno preso posto sulla tribuna.

Urbano Cairo presidente del Torino Fc: “Oggi è una giornata epocale. Il Toro tornerà ad allenarsi qua a luglio-agosto. Ho riletto la storia di questa ricostruzione e sono stati fatti tantissimi progetti dall’80, ma non sono stati realizzati e si è arrivato solo alla demolizione. Oggi, invece, grazie al contributo di tanti, in particolare della Fondazione Stadio Filadelfia che ha lavorato benissimo, e di tutti quelli che hanno protetto il Fila come gli Angeli che han fatto molto per ripulire il terreno e poi il Comune, la Fondazione Mamma Cairo e chi ha finanziato il progetto il Filadelfia è rinato. So che quando è stato costruito nel 1926 il Fila il Toro ha vinto lo scudetto, che poi è stato revocato, ma è stato rivinto l’anno successivo, e, quindi, oltre ad essere magico il Fila ha anche portato grande fortuna. Il 28 aprile scorso abbiamo scritto alla Federazione, a Tavecchio, per ottenere la restituzione di quello scudetto. L’iter è iniziato e spero che presto riusciremo a riaverlo indietro perché quello Scudetto ci è stato tolto ingiustamente”. Incalzato dai presentatori, in particolare da Ghione, Cairo ha detto: “Sette punti in più? Speriamo, non voglio prendermi meriti speciali, ho fatto quello che ho potuto. Una volta dissi che avrei voluto essere il presidente che riporta il Toro al Fila e ce l’abbiamo fatta, ma è merito di tutti. Belotti? Spero che possa rimanere, il Toro è una squadra che ha tanti buoni giocatori che han fatto cose eccellenti, non solo Belotti, il “Gallo” è il finalizzatore”. Il presidente ha poi aggiunto: “Sono contento di vedere la gente seduta in tribuna, il campo, i pennoni, è tutto molto emozionante. Il grande merito è dei tifosi, che han tenuto duro dal 1998, proteggendo il Fila. Gli Angeli, le Sentinelle, con il loro incessante lavoro hanno fatto sì che rimanesse questo campo. Il vero merito è loro e vanno applauditi. Vorrei ringraziare la Fondazione Stadio Filadelfia e il presidente Salvadori”.

Cesare Salvadori: “Sono orgoglioso di essere torinese, e sono orgoglioso di essere granata”.

I presentatori hanno poi chiamato gli ex calciatori, quelli che hanno vinto l’ultimo scudetto e anche chi ha indossato la maglia più recentemente.

Paolo Pulici: “Il pallone non suda, tu per prenderlo sì. Per riuscirci si deve essere pronti ed allenarsi, per essere giocatori come eravamo noi bisogna lavorare molto. Personalmente ho imparato molto  dai “vecchi” e bisogna avere l’umiltà di ammettere che qualcuno è più bravo di te Il Filadelfia non andava abbandonato, ma ricostruito e rimesso in ordine molto prima.  Quando ci allenavamo qui non disturbavamo nessuno ed eravamo da stimolo per tutti quelli che ci guardavano dai balconi. Ora si deve saperlo sfruttare al massimo il Fila, noi abbiamo ottenuto tanti risultati importanti grazie a questo campo e se loro faranno altrettanto è certo che otterranno qualche soddisfazione. Il Fila deve tornare ad essere come una volta altrimenti non serve. Se devo capire come gioca una squadra la guardo la domenica non in settimana, perché in allenamento magari si fanno cinquanta schemi e poi non li si usa la domenica. Il Fila deve rimanere aperto: noi abbiamo vinto lo scudetto ed era sempre aperto. Certo che ci guardavano e questo voleva dire che si spaventavano prima”.

Renato Zaccarelli: “Una città come Torino non poteva permettersi di lasciare nell’abbandono questo luogo”.

Sul terreno ha fatto il suo ingresso la prima squadra a iniziare dai portieri Padelli, Milinkovic e Hart. A seguire la difesa con Moretti, Barreca, De Silvestri, Lyanco, Castan, Molinaro, Rossettini, assenti solo Zappacosta e Carlao perché infortunati. Poi è toccato ai centrocampisti, Gustafson, Baselli, Benassi, Acquah, Lukic, Obi, Valdifiori. E si è chiuso con gli attaccanti, Boyé, Andrea Belotti, Iago Falque, Juan Iturbe, Adem Ljajic, Maxi Lopez. Ad accompagnare i giocatori il direttore generale Comi, il direttore sportivo Petrachi e mister Mihajlovic.

Sinisa Mihajlovic: “Diciamo che ci siamo arrivati alla fine, non so se stanchi oppure no, ma dobbiamo ancora vincere con il Sassuolo. Alla ripresa degli allenamenti non ho sgridato i giocatori, sono tutti bravi ragazzi. L’avevo detto che il nostro obiettivo era andare in Europa in due anni e quest’anno si sono visti alcuni miglioramenti, anche se per alcuni è una stagione fallimentare, ma non è così. Siamo noni in classifica e davanti c’è solo Atalanta, che non è più forte di noi a livello d’organico, e che è stata la rivelazione del campionato. Ci sono le basi giuste per andare avanti. Potevamo fare meglio e se non ci siamo riusciti è solo per colpa nostra. Con giusti innesti possiamo lottare per l’Europa. Penso che la gente si sia divertita, volevamo riportare lo spirito Toro e direi che ci siamo riusciti, soprattutto nelle partite in casa. Il nostro obiettivo adesso è trovare il giusto rendimento anche in trasferta, è che non ci ha permesso di arrivare in Europa quest’anno. I ragazzi hanno sempre dato il massimo, solo due volte su trentasette hanno sbagliato approccio alla partita. Io come allenatore mi devo arrabbiare, ma bisogna applaudirli”.

Antonio Comi: “E’ una grande emozione per me che sono cresciuto qui e vivo da trent’anni anni il Toro. Questo luogo lo farà crescere ancora di più”.

Gianluca Petrachi: “Sono qui da sette anni e ho sempre sentito parlare della ricostruzione del Filadelfia. Sono contento perché  c’erano solo macerie e oggi abbiamo un centro sportivo molto bello così come il Torino che a livello di società sta crescendo sempre più. Dobbiamo ripartire da qui per costruire un futuro ancora più bello”.

Ha chiesto di nuovo la parola Cairo che ha iniziato un vero e proprio show: “Adesso dobbiamo trovare il modo per raccogliere i fondi che mancano per il Museo. Oggi quando sono arrivato ho visto Salvadori un pochino triste e gli ho chiesto perché e lui mi ha risposto che avrebbe voluto vendere più seggiolini: ce ne sono 2000 e ne sono stati venduti solo 600. Qui c’è gente ricca e persone che hanno la possibilità e io come presidente dei 1400 seggiolini che mancano ne compro 500. E Mihajlovic quanti ne compera?”.

Sinisa Mihajlovic ha risposto a Cairo sui seggiolini: “Quanti volete che ne compri? (rivolto ai presenti, ndr) Tanto faccio pagare tutto al presidente! (ride, ndr). Lo dico seriamente, comprerò dieci seggiolini”.

Cairo ha proseguito chiamando uno a uno i giocatori e chiedendo loro quanti seggiolini avevano intenzione di comprare.

Benassi: “Prima ci dica quanto ci darà d’ingaggio l’anno prossimo (i seggiolini costano mille euro l’uno, ndr) … Comprerò 5 seggiolini!” E’ toccato poi a Belotti con Ghione che aizzava i presenti e il “Gallo” ha risposto: “Va bene, allora ne comprerò 10”. E’ Intervenuto Mihajlovic: “Eh no, ne devi comprare quindici”.

Cairo come un esperto battitore d’asta ha continuato: “Maxi Lopez quanti ne prende?”.  Risposta: “15”. “Ljajic?”. “20”. “Moretti?”. “In famiglia siamo quattro, quindi, ne prendo quattro”. “Padelliandrà via, ma a maggior ragione poiché andrai all’Inter, quanti ne prendi?”. “In casa siamo tre, sì tre”. Iturbe?, ma non comprare tanti seggiolini quanti gol hai fatto perché altrimenti sono pochi …”. “Se mi riscatti 20”. Ha commentato Cairo: “E poi dicono che io sono braccino!”.

L’asta è proseguita: Petrachi ne comprerà 15, il commendator Beretta 100, Ghione 5, Molinaro 5, De  Silvestri 5, Baselli 2, Rossettini 5, Iago Falque 10, Boyè 5, Avelar 5, Barreca 5, Obi 5, Acquah 6, Lyanco 5, Castan 5, Ajeti 5, Milinkovic-Savic 5, Gustafson 5 e Lukic 5.

La cerimonia è volta alla fine con i commoventi discorsi di Mauro Berruto, allenatore di pallavolo e tifoso, sul Grande Torino, dello lo scrittore di fede granata Culicchia accompagnato dallo storico magazziniere Tony Vigato, fratello di Valentino detto Brunetto, anche lui per anni magazziniere del Toro. Massimo Gramellini, giornalista, che ha fatto un lungo discorso con tanti ricordi personali e che ha voluto vicini Claudio Sala e Paolo Pulici. Infine è stato proiettato un video sulla storia del Filadelfia e poi dei bambini della scuola calcio hanno fatto volare in cielo palloncini gridando: “Forza Vecchio Cuore Granata”. Con l’inno del Toro si è conclusa l’anteprima dell’inaugurazione del Filadelfia che ufficialmente si svolgerà questa mattina.