Mazzarri: “Il Milan farà la partita della vita e noi dovremo farla più di loro”

27.04.2019 19:35 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Walter Mazzarri
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Walter Mazzarri

L’allenatore del Torino, Walter Mazzarri, in conferenza stampa ha presentato la partita di domani sera con il Milan. Ecco tutto quello che ha detto:

Ci può presentate l’avversario di domani che arriva dalla sconfitta in Coppa Italia e che nelle ultime tre trasferte ha raccolto un solo punto, ma che è in corsa per la Champions?

“Mah, di tutte queste considerazioni mi fido poco. Ho percepito che è una squadra forte e importante e faranno la partita. Di solito quando hanno fatto questo tipo di partite in quella successiva si sono ricompattati e hanno fatto delle grandi gare, quindi, ci aspettiamo un Milan molto forte e che farà la partita della vita, come si usa dire, e noi dovremo farla ancora più di loro. Sarà una grande finale, una grande partita e il pubblico, ho saputo che sarà numeroso, ci darà una grande mano perché in queste gare si ha bisogno di tutto e di tutti per sperare di fare un risultato importante. Questo per la nostra gente, per noi, per la nostra crescita e per tutto quello che ne potrebbe conseguire”.       

Tanti giocatori sono cresciuti quest’anno grazie a lei fra questi Parigini è stato convocato per lo stage in Nazionale. Un riconoscimento anche al suo lavoro?

“Grazie. Quando un nostro giocatore va in Nazionale va bene e se va in Nazionale A è ancora meglio, come quando vengono convocati i giovani che si distinguono in Primavera ed è un bene per la società e per tutti. Stiamo facendo bene e si vedono i frutti, speriamo in queste cinque ultime partite di completare la nostra annata straordinaria”.

Come si affronta questo Milan da un punto di vista psicologico?

“Dobbiamo tenere i nervi saldi e fare tutto bene. Durante gli allenamenti dico che dobbiamo entrare decisi seguendo le regole del calcio, ma allenandoci e sapendo quali sono i regolamenti perché se si va troppo addosso all’avversario poi l’arbitro fischia. Quindi, bisogna fare tutto per bene e con grande vigoria in fase difensiva e con la nostra tranquillità e lucidità in fase attiva perché abbiamo il nostro gioco e sappiamo che cosa dobbiamo fare e dobbiamo farlo al meglio con serenità.
Per quanto riguarda il Milan, credo che avendo un allenatore come Gattuso i giocatori sono tutti con lui e daranno il massimo perché anche quando hanno perso con la Lazio in Coppa Italia la squadra ha provato a lottare e si vede che i giocatori vogliono fare bene, quindi, non c’è da aspettarsi nessun vantaggio da certe situazioni, anzi, il contrario”.

Fra i convocati ci sono anche Falque e il giovane Millico che rientrano da infortuni. Sono utilizzabili in particolare Iago o saranno in panchina per riprendere confidenza con le partite?

“Falque sta bene e credo che abbia superato l’infortunio, ma non è brillante come ai tempi migliori. Ha un tempo limitato e poi vedremo . Se non ci sarà urgenza di mandarlo in campo sarà meglio, comunque domani mattina ci sarà ancora un allenamento e parlerò un po’ con tutti prima di fare le scelte definitive e mi preparerò per gli eventuali cambi. Anche Millico, più o meno, è nella stessa situazione, sta bene, ma ha un minutaggio ridotto come Iago se avessi bisogno di farlo giocare”.  

Torino e Milan quest’anno solare sono le squadre che hanno subito meno reti, come si giocherà questa partita?

“Questo è un dato che fa capire che il Milan è una squadra solida e che sa stare in campo al di là dei valori tecnici importanti. Anch’io sono curioso di capire che cosa succederà domani. Se noi riusciremo a giocare come abbiamo fatto con Atalanta, Sampdoria credo che potremmo mettere in difficoltà anche il Milan, ma se, invece, sbaglieremo certe dinamiche di gioco oppure tutti e undici non faremo ciò che deve fare una squadra facendo la fase difensiva tutti insieme al top e attaccare tutti insieme al top andremo incontro a brutte figure perché nel Milan i valori ci sono”.

Gattuso ha detto che a loro manca l’anima, mentre sembra che il Torino l’anima l’abbia trovata. Come ha fatto a dare un anima al Toro?

“Grazie per averlo detto. Se vi ricordate quando sono arrivato avevo detto che di solito ero riuscito sempre ad avere squadre che avevano avuto un’anima e volevo riuscirci anche qui perché se non si riesce a fare questo non si fa nulla d’importante, non si ottengono i risultati e non si dà continuità al lavoro. Non si fa niente. Questa è una caratteristica delle mie squadre da sempre: lottano. Per dire la verità abbiamo vinto pochissime partite nei finali di gara per essere una delle mi squadre. Abbiamo lottato e fatto bene, però, appunto abbiamo vinto pochissime partite nel finale, mentre di solito anche questo contraddistingueva le mie squadre: crederci fino all’ultimo secondo, non mollare mai, arrivare fino al 95esimo e giocarsela alla morte e fare anche risultato nei momenti finali. Questo no, ma tutto il resto, però, si è visto. Ai giocatori bisogna parlare chiaro perché quando vedono un allenatore capiscono subito se è un maestro guardandolo in faccia. Faccio con i giocatori colloqui singoli e così creo con loro un rapporto empatico diretto, quindi, poi è difficile bleffare. Quando i giocatori vedono che l’allenatore è vero, che ha idee, che lavora e che dà l’esempio da questo punto di vista allora spesso gli vanno dietro perché è naturale fare gruppo, avere delle regole che devono essere poche ma che vanno rispettate da tutti sia dai giocatori importanti sia dagli altri. Tutto questo fa sì che poi il gruppo lotta fino all’ultimo per la maglia, per l’allenatore e per la società. E’ così che deve essere e a me è sempre capitato così perché credo di incarnare certi valori”.   

Questa vigilia le ricorda altre già vissute?

“Dico la verità, non ricordo. Soprattutto al Napoli, ma anche alla Sampdoria, quando presi la squadra e la portammo all’Europa League al primo colpo, e anche alla Reggina, in proporzione agli obiettivi, ci furono partite tipo questa dove c’era da fare qualche cosa di bello e che non succedeva da tanti anni. Questo dà ancora più adrenalina, fa sentire di più la partita e fa sentire orgogliosi del proprio lavoro. IL bello del calcio è portare una piazza così importante a vedere qualche cosa di grosso o comunque a sperare. Già tornare a sperare in qualche cosa d’importante non è poco, no? E questo dà soddisfazione. Questo è bello e la gente risponde ed è bello perché sono riuscito a far risalire certe piazze riportandole e certi fasti e a certi livelli”.       

Come si vivono le assenze importanti, mancando Baselli, Zaza squalificati e Falque pur essendo convocato è appena uscito da un infortunio e Djidji ha terminato anzitempo la stagione?

“Incide perché è già un po’ che, ad esempio, Falque non c’è, abbiamo giocato questo finale senza di lui. Dopo la gara con l’Atalanta, dove fece una grandissima partita e ci aiutò a vincere con un bel gol, poi lo abbiamo perso almeno dal punto di vista della forma smagliate e dopo ebbe problemi fisici e l’infortunio. Zaza era ritornato al gol e con il Cagliari stava facendo bene ha preso queste due brutte giornate di squalifica. Baselli era uno dei giocatori più in forma anche lui è squalificato. Djidji che fino alla partita con la Laizo era la rivelazione della difesa, mentre Izzo e N’Koulou erano già da un po’ delle certezze, purtroppo si è fatto male. Nonostante questo però, poiché c’è l’anima e c’è il gruppo, abbiamo fatto la nostra partita a Genova, stavamo facendo benissimo con il Cagliari, alle volte ci è mancato il gol, ma la rosa è cresciuta tutta  anche quelli che hanno giocato meno e si sono trovati a sostituire i giocatori più utilizzati hanno fatto vedere di esser cresciuti anche loro. Dal punto di vista del gioco si è visto pochissimo che mancavano giocatori importanti e questo avvalora ancora di più ciò che abbiamo fatto e personalmente mi dà grande soddisfazione. Penso che, essendo cresciuti tutti, domani chi giocherà sarà più o meno all’altezza di chi non c’è”.

La gente si aspetta a questo punto qualche cosa d’importante.

“Si vive il momento. Domani è la prima finale importante e se si supera bene tutto diventa di conseguenza. Non bisogna pensare troppo lontano, ma solo al Milan. I nostri tifosi devono essere come noi concentrati e darci una mano fino all’ultimo secondo e tutti dobbiamo sperare di fare qualche cosa di positivo come già abbiamo fatto fante volte quest’anno.  A parte con la Roma, dove in entrambe le gare siamo stati molto sfortunati perché meritavamo minimo di pareggiare, con le altre squadre blasonate siamo stati sempre più o meno all’altezza e giocato allo stesso livello. Speriamo domani di fare ciò che dobbiamo e non dico altro per scaramanzia”   

Come vede Belotti in questa partita molto importante anche per lui?

“Belotti è un trascinatore ed essendo tra i giocatori che hanno questa forza dentro deve darci una mano, ma non solo per i gol, che ci aspettiamo tutti, ma proprio per il fatto che ci trascini a fare ciò che si deve nel migliore dei modi facendo il Belotti. Con il Genoa l’ha fatto un po’ di meno perché non stava bene da un paio di giorni, ma l’avevo fatto giocare per forza. Deve tornare ad essere quello che è stato nelle partite precedenti, Cagliari a parte, il giocatore che ci ha trascinato ed è stato uno degli artefici di quest’annata importante. Adesso sta bene e si è allenato bene tutta la settimana aveva avuto un problema abbastanza leggero e momentaneo e non una cosa che si trascina per tanto tempo”.         

Come ha vissuto il botta-risposta tra Cairo e Petrachi?

“L’ho più letto che vissuto perché sono più concentrato sul lavoro e dal punto di vista lavorativo non è cambiato niente. Un allenatore deve pensare che Belotti renda e che la squadra vada a mille perché stiamo facendo una grande annata e tutta la società sta facendo una grande annata e tutti pensiamo a questo”.

Come sta vivendo lei questo momento, questa vigilia?

“Bene, nel modo giusto. Se sono tornato ad allenare in Italia in una piazza come questa è perché volevo tornare il prima possibile a respirare queste sensazioni, queste partite. A parte i sei mesi dell’anno scorso, ma in un anno abbiamo fatto tante cose e stiamo respirando un’aria alla quale pensavo da un po’.  Spero che quest’aria non sia solo una sensazione, ma che sia ancora più bella da domani e per le prossime quattro partite e che si concluda il campionato come spesso mi è capitato di fare. Ripeto, tendo a parlare poco e a fare pochi proclami perché conosco le regole di questo gioco e appena si alza la testa è pericoloso. Si deve parlare poco e fare tanti fatti: questo è il nostro motto e cercheremo di farlo fino all’ultimo per tutti, per i nostri tifosi, per voi, per il movimento Toro”.