Marco Cassardo: “I derby non si giocano, si vincono”

28.11.2014 16:42 di  Marina Beccuti   vedi letture
Marco Cassardo: “I derby non si giocano, si vincono”
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© foto di Alessio Bert

Marco Cassardo è diventato famoso nel mondo granata per aver scritto la Bibbia del Toro “Belli e dannati”, ed il Toro rimane sempre su questa lunghezza d'onda, anche se le cose sono andate meglio da quando è arrivato Ventura. Intanto il tempo è passato e Cassardo, ovviamente tifoso granata, ha scritto altri libri ma allo stesso tempo ha aggiunto una nuova professionalità nella sua carriera, è diventato mental coach. Intervistato da Radio Beckwith Cassardo ha parlato di questa sua nuova attività, non ancora del tutto esplosa in Italia, ma che sta piano, piano trovando spazio. Ovviamente rimane sempre uno scrittore, di successo, aggiungiamo noi.

“Sia chiaro non sono uno psicologo, non si lavora sul passato, ma solo sulla professionalità, sulle prestazioni. Colui che aiuta a vincere. Credo che presto se ne sentirà parlare molto. Ci sono anche nazionali che hanno il mental coach, a volte succede che le squadre dove giocano non sanno che un dato giocatore ha questo supporto, c’è quasi un senso di vergogna a dirlo, perché il calcio è ancora un po’ arretrato in certe situazioni”.

Come dire che il calciatore è macho e non ha bisogno di supporto esterno?

“Esatto, proprio così”.

In Italia è dura per un calciatore gay fare outing e magari chi lo è ha bisogno di questa figura per superare le sue difficoltà?

“Sicuramente può succedere anche questo. Spesso ne ha bisogno l’attaccante che non riesce a segnare o quello che si trova in difficoltà a giocare davanti a tanta gente come in uno stadio. Può succedere al Primavera che va a giocare in Lega Pro e sta in panchina, per esempio, o al ragazzino che va a giocare in una squadra lontano da casa”.

Sintetizzando è sempre il giocatore singolo che vi chiama e non la squadra.

“Sì, tante volte il club non sa nemmeno della sua presenza. Ovviamente siamo pagati dal singolo atleta. Le società vedono il mental coach ancora un po’ come un ficcanaso, pensando che per risolvere certe situazioni c’è l’allenatore che basta a tutto”.

Siamo nella settimana del derby, proibitivo o si può sognare?

“Il mio motto è che i derby si vincono non si giocano. Sì, mi aspetto un miracolo, una reazione rabbiosa di una squadra che è andata in difficoltà ma che può riprendersi”.  

Una curiosità, il tuo ultimo libro, "Un uomo allegro", non è edito dalla Cairo Communication, come mai?

"Niente di particolare, è successo di andare con un altro editore, ma siamo rimasti in ottimi rapporti con la Cairo Communication e non escludo che in futuro torni a scrivere un libro con loro".