La rivoluzione dirigenziale voluta da Cairo deve avere tempi certi o inizierà già minata

11.05.2020 11:00 di Elena Rossin   vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Urbano Cairo
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Urbano Cairo
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il Consiglio di Lega deve dare il permesso per rendere Davide Vagnati operativo da subito e questo ovviamente non dipende dal Torino che ha fatto la richiesta e adesso non può far altro che attendere la risposta, ma appena ci sarà l’ok, la Spal non si opporrà e di conseguenza non dovrebbero esserci problemi, il nuovo direttore sportivo dovrà poter essere totalmente operativo. Per totalmente operativo s’intende che deve disporre anche di uno staff e questo implica che su Bava, Fabbrini e i loro collaboratori compresa la rete di osservatori deve essere fatta chiarezza: o restano con un raggio d’azione ben definito oppure devono andare via. Alcuni hanno contratti che non sono in scadenza e questo comporterebbe in caso di rimozione dall’incarico dover continuare a pagare loro lo stipendio, esiste ovviamente la risoluzione consensuale, però perché dovrebbero rinunciare allo stipendio? E non è detto che in quattro e quattr’otto trovino un altro club o che sia immediato trovare un accordo su una buonuscita per cui il rischio che i tempi si dilatino è concreto. Tutto serve al Torino tranne una situazione dove ci siano professionisti che vivono da “separati in casa” in attesa che con il tempo decidano di andare altrove e fare quindi spazio a nuovi dirigenti.

L’unico che può impedire una situazione chiamiamola di stallo è il presidente Cairo perché è lui che ha deciso dopo meno di un anno di rivoluzionare parte dell’organico dirigenziale e adesso deve farlo fino in fondo in tempi rapidissimi perché, anche se non si sa quando il calciomercato aprirà i battenti, ci sono decisioni fondamentali per la squadra da prendere. L’allenatore del futuro prima di tutto e in parallelo la sorte dei due giocatori fondamentali ossia Sirigu e Belotti. E’ vero che hanno un contratto che scadrà il 30 giugno 2022, ma tutti sanno che un conto è ricostruire un Torino con loro tutt’altro è farlo senza di loro.

E’ inutile girarci intorno, per trattenere Sirigu e Belotti serve dare loro garanzie su quale sarà la rosa e su quali saranno gli obiettivi. Un Torino che vivacchia a metà classifica, ovviamente di Serie A, senza ambizioni non è squadra per questi due giocatori poiché meritano di più. Averli blindandoli con un prolungamento del contratto oltretutto significa dare un segnale al mercato. Qualsiasi allenatore da Longo a chiunque altro li vuole e potenziali nuovi giocatori di un certo livello sposerebbero la causa granata se sapessero che in squadra ci sono loro, in caso contrario potrebbero non voler venire al Torino, salvo che i due non venissero sostituiti con calciatori di pari e universalmente comprovate qualità.
Tutto dipenderà quindi da Cairo, solo lui infatti può far sì che la rivoluzione dirigenziale parta con le giuste premesse oppure già minata nel senso di zavorrata da decisioni non portare a termine nella loro interezza,  ma solo abbozzate in attesa che si evolvano situazioni pregresse.