Il Torino tra la ricerca dei punti salvezza, le ipotesi di contatti per l’eventuale vendita del club e la questione stadio
Il Torino è immerso nel fermento, ma a cosa porterà tutto questo? E’ una domanda alla quale non ci sono risposte certe e questo va chiarito subito per rispetto dei tifosi del Toro e del Toro stesso. Diciamo che la parte sportiva, quindi quella legata al gioco e alla classifica, seppur non ci sia ancora l’aritmetica certezza della raggiunta salvezza sembra quella che desta minore apprensione visto che mancano otto partite alla fine del campionato e la squadra ha 33 punti ed è al 13° posto in coabitazione con il Genoa e dietro ci sono altre 6 compagini messe anche meno bene - Cagliari 30, Fiorentina 29, Cremonese e Lecce 27 e Pisa e Verona 18 – che rischiano quindi di più di retrocedere. E in più la squadra di D’Aversa ha 3 match point a disposizione a partire da quello col Pisa domani e a seguire quelli con Verona e Cremonese. E’ evidente quindi che da questo punto di vista il Torino ha il proprio destino in mano e dipende da lui togliersi fuori dal pantano.
Decisamente più complesse e spinose invece le questioni relative all’ipotetica vendita del club e allo stadio. Il presidente Cairo si è più volte detto disponibile a cedere il Torino, ma dice che nessuno sia interessato ad acquistarlo e ciclicamente finora sono spuntate voci di potenziali acquirenti rivelatesi tutte inconsistenti. Non può non passare inosservato che tutte le volte che sono comparse queste voci i tifosi stavano contestando Cairo in maniera più decisa del solito. Un caso? Forse, ma anche no verrebbe da dire. Adesso è spuntato un dossier sul Torino che circola fra le banche d’affari e in particolare la Banck of America, come riportato da Il Sole 24 Ore in un trafiletto di 18 righe a pagina 27 pubblicato il 27 marzo scorso. Non proprio però una notizia corposa che altrimenti avrebbe trovato spazio maggiore e in pagine dalla numerazione meno bassa. E poi ieri La Stampa, sul suo sito web e non sul cartaceo dove nemmeno oggi approfondisce l’argomento, ha raccontato di incontri iniziati dalla fine del 2024 fra Cairo e Marco Fassone, ex dirigente di Juventus, Inter e Milan che adesso fa l’imprenditore ed è consulente, rappresentate di investitori e fondi internazionali (del Nord America e del Medio Oriente) e intermediario che promuove affari nel mondo del calcio. Incontri che possono riguardare qualunque dei tanti svariati interessi imprenditoriali di Cairo e quindi anche l’eventuale compravendita del Torino o forse invece possono essere legati alla questione stadio. Per carità potrebbero riguardare entrambe le cose, ma al moneto si tratta solo di ipotesi.
E veniamo alla questione stadio. IL Grande Torino Olimpico è di proprietà del Comune che si è adoperato con l’Agenzia delle Entrate per far togliere le ipoteche, cosa avvenuta dallo scorso 1° luglio, e che adesso vorrebbe vendere l’impianto e infatti ha incaricato l’advisor Praxi per stabilire quanto vale. Cairo dal canto suo sta valutando se gli conviene comprare lo stadio che ha bisogno di importanti ristrutturazioni che quindi saranno alquanto costose oppure se continuare ad affittarlo, come ha sempre fatto. Il Comune di Torino, in quest’ultimo caso, può quindi o rinnovare il contratto d’affitto che era già stato prolungato fino al 31 dicembre 2026 oppure indire comunque un bando per appunto vedere lo stadio e poi si vedrà chi lo comprerà. Ovviamente anche in questo caso si tratta di ipotesi perché finora tutti i diretti interessati non hanno detto nulla che faccia capire quali siano le loro intenzioni.
Morale della favola a oggi vi sono solo tre certezze: il Torino squadra deve salvarsi. Il Torino club da quasi 21 anni è di proprietà di Urbano Cairo e da quando nel 2012 è tornato in pianta stabile in Serie A per lo più galleggia a metà classifica, a parte due comparsate in Europa League nelle stagioni 2014-‘15 e 2019-‘20 (la seconda solo fino ai playoff per accedere alla fase a gironi) e un derby vinto il 26 aprile 2015 di gioie ai tifosi non ne ha date. E sempre il Torino club non ha uno stadio di proprietà, per la verità neppure un centro sportivo per la prima squadra (è in affitto al Filadelfia) e per le giovanili (il Robaldo è in concessione per30 anni e ne sono passati già 10 senza che per intoppi vari i lavori di edificazione siano terminati).
Tutto il resto al momento sono solo ipotesi e possibilità e quindi i tifosi del Toro se non vogliono rimanere poi scottati, com’è accaduto sempre finora, prendano tutto con le molle e aspettino gli annunci ufficiali di eventi concreti.
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