Il pagellone del Torino, una stagione divisa in due: con Baroni 4 e con D’Aversa 6 che nel complesso fa 5

Il pagellone del Torino, una stagione divisa in due: con Baroni 4 e con D’Aversa 6 che nel complesso fa 5TUTTOmercatoWEB.com
Il Torino
Oggi alle 12:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Il Torino si è reso protagonista di una stagione con alti, non molti, e bassi, parecchi. Per giudicare cos’ha fatto la squadra granata bisogna tener conto che ci sono stati due periodi: quello con in panchina Baroni, dall’inizio al 22 febbraio che comprende la Coppa Italia con uscita ai quarti e le prime 26 giornate di campionato, e quello con D’Aversa, dal 23 febbraio a oggi ossia le ultime 12 partite.

Le aspettative erano di fare meglio della stagione precedente, quindi di migliorare il piazzamento all’undicesimo posto conquistando più di quarantaquattro punti e in Coppa Italia andare oltre i sedicesimi. I numeri del periodo Baroni: squadra al 14° posto, in coabitazione col Genoa, con 27 punti conquistati, media di 1,03 a partita, 25 gol fatti e 47 subiti. Tre punti di distacco da chi era in piena lotta per non retrocedere, Fiorentina, Cremonese e Lecce 24 seguite da Pisa e Verona 15. Alla fine in Serie B ci sono andate. Peggiore squadra per gol incassati e quattordicesima per quelli realizzati. Numeri impietosi e alquanto eloquenti che mettevano a rischio la permanenza in Serie A. In Coppa Italia la squadra era arrivata ai quarti uscendo contro l’Inter che però aveva schierato un buon numero di riserve e ragazzi giovani di belle speranze.   

Fin dall’inizio le problematiche sono state tante. Infatti già nelle amichevoli estive ci furono tre pesanti sconfitte, due con il Monaco 3-1 in entrambe le gare e 3-0 con il Valencia e questo ha comportato il cambio di rotta del mercato passando dal cercare giocatori adatti al 4-2-3-1 a un più compatto 4-3-3. Ma i cambiamenti nella rosa non hanno ripagato, anzi, e il mercato estivo si è rivelato inadeguato Le cessioni di Ricci e Milinkovic-Savic più quelle di altri comprimari, Walukiewicz, Donnarumma, Sanabria. Dellavalle, Pellegri e Seck, gli addii a parametro zero di Linetty e in aggiunta Karamoh e il mancato riscatto di Elmas, con annessi anche quelli di Sosa e Salama, a fronte degli arrivi di Anjorin (4/7), Ismajli (8/7), Ngonge (24/7), Israel (27/7), Aboukhlal (29/7), Simeone (7/8), Asllani (25/8), Nkounkou (1/9) e il riscatto di Biraghi hanno di fatto indebolito la squadra. Baroni ha provato a trovare soluzioni, cambiando continuamente le squadre che mandava in campo, ma non è riuscito a venirne a capo. Anche quando sembrava che avesse trovato una quadra con il passaggio al 3-4-2-1 e successivamente al 3-5-2 i mutamenti non reggevano alla prova del campo.
Nel frattempo era stato esonerato il direttore tecnico Vagnati e al suo posto era tornato Petrachi. Il mercato invernale ha visto andare via Asllani e Ngonge più Popa e Dembélé e la rescissione del contratto di Masina a fronte degli arrivi di Obrador (19/1), Prati (30/1), Kulenovic (31/1) e Ebosse (2/2) ha un po’ migliorato la rosa, ma non in modo importante.     

Il campionato iniziò con la batosta, 5-0, inflitta dall’Inter a San Siro (conta poco che i nerazzurri abbiano poi vinto lo scudetto) e la successiva vittoria per 1-0 con la Roma, eliminata poi anche agli ottavi in Coppa Italia, nella Capitale fu solo un’illusione. Di batoste ne arrivarono altre con Atlanta e Como, con i pesantissimi 5-1 e 6-0, e l’ultima fu la sconfitta per 3-0 con il Genoa che portò all’esonero di Baroni, che ormai da tempo si era capito che non aveva più in mano le redini della squadra.

Giocatori non utilizzati nei loro ruoli specifici, continui cambi di formazione, approcci alle gare sbagliati o squadra che alla prima difficoltà sbracava, una fragilità difensiva impressionante e una difficoltà a segnare. tutte cose negative che hanno, purtroppo, caratterizzato il Torino di Baroni. L’allenatore sicuramente non è stato aiutato, però anche lui non è riuscito a imporsi e per questo il VOTO AL SUO TORINO è 4.

D’Aversa fin da subito ha portato quel cambiamento che era indispensabile. E i numeri lo confermano: in 12 partite 18 punti, con una media di 1,5 a gara che sono valsi il 12° posto finale con 19 gol fatti e 14 subiti. La squadra si è risollevata persino più velocemente di quello che si poteva immaginare e di fatto era salva dopo sei giornate con la vittoria sul Verona, quindi a metà del percorso.

La semplicità e la determinazione hanno fatto la differenza: giocatori utilizzati nel loro ruolo, una formazione base che veniva ritoccata solo causa infortuni o squalifiche, stato di forma dei giocatori oppure tipo di avversario da affrontare. Di certo non una rivoluzione, impossibile anche perché il mercato non era aperto, ma dei punti chiari e fermi che hanno reso i giocatori più consapevoli di ciò che dovevano fare e hanno anche tolto alibi. la squadra quindi ha iniziato a segnare di più e a subire un po’ meno gol. Non ci sono più state imbarcate di reti prese e anche quando gli avversari erano più forti o c’era una situazione di svantaggio i giocatori non mollavano e provavano a rimontare riuscendoci anche in alcune occasioni. Non tutto rosa e fiori, ma la situazione è migliorata pur con qualche passo falso, come il pareggio con la Cremonese oppure la sconfitta con l’Udinese. Senza dimenticare che D’Aversa aveva l’handicap di essere un allenatore a tempo, contratto solo fino al termine della stagione e nessun cenno di riconferma, anzi voci insistenti su possibili nuovi tecnici. Di certo fattori che non aiutano e per questo il VOTO AL SUO TORINO è 6.

Dando un giudizio complessivo la squadra ha avuto un andamento troppo altalenante e se anche alla fine si è risollevata non ha convinto, certo più di un giocatore ha palesato limiti tecnici, ma anche l’atteggiamento caratteriale ha lasciato perplessi. Ovviamente il carattere lo si deve avere di partenza e non lo si compra al mercato, però se lo si tira fuori prevalentemente al cospetto di avversari più forti allora qualche dubbio sull’impegno emerge. Dei professionisti dovrebbero sempre dare il 100% in allenamento e in partita e soprattutto, per quante difficoltà possano esserci con un allenatore, non si possono tirare i remi in barca e semmai si va a dire chiaro e tondo alla società che con lui non ci si trova bene esternandone i motivi, ma non si perdono partite facendo delle figuracce. IL VOTO è 5.