Il derby come cartina al tornasole per indicare il valore del Toro mazzarriano

Il Torino sta viaggiando alla stessa velocità del girone d’andata, ma per conquistare un posto per l’Europa League deve accelerare e fare meglio rispetto alla prima parte della stagione.
13.02.2018 10:10 di Elena Rossin  articolo letto 3352 volte
Fonte: Elena Rossin
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Il derby come cartina al tornasole per indicare il valore del Toro mazzarriano

Domenica quando si giocherà il derby saranno quarantasei giorni che Mazzarri è l’allenatore del Torino e il suo arrivo è coinciso con l’inizio del girone di ritorno e guarda caso con un post derby, in quel caso di Coppa Italia, nel quale la sconfitta dei granata significò l’eliminazione dalla coppa nazionale e l’esonero di Mihajlovic. Da allora sono cambiate alcune cose e il Torino sul piano del gioco è maggiormente equilibrato grazie a un’organizzazione della manovra differente e a una fase difensiva più solida, infatti, nel girone di ritorno, a parità di gare disputate, le reti subite sono state due contro le cinque dell’andata. I macronumeri dicono comunque che undici punti aveva conquistato il precedente allenatore nelle prime cinque giornate di campionato e altrettanti ne ha incamerati l’attuale mister e anche la fase offensiva, in termini di gol realizzati, è identica con dieci gol segnati.

La partita con la Juventus sarà, quindi, indicativa perché dopo il primo derby in campionato il Torino subì un’involuzione che lo portò dal quinto posto, che aveva prima di quel match, al decimo, in coabitazione con il Milan, della fine del girone d’andata. Tutto questo fece raffreddare molto gli entusiasmi che c’erano e mise in discussione la possibilità di lottare fino alla fine per conquistare un posto per l’Europa League, l’obiettivo non era tramontato ovviamente perché mancava un intero girone alla fine del campionato, però, le certezze non erano più le stesse. Adesso la situazione è simile, infatti, l’entusiasmo è tornato ad essere parecchio alto e la vittoria sull’Udinese, che era appaiata ai granata al nono posto, ha permesso al Torino di Mazzarri di mettersi alle spalle una concorrente pur rimanendo invariata la distanza dalla sesta posizione che resta appannaggio della Sampdoria, sempre avanti di cinque lunghezze, ma recuperando un punto sulla settima, prima era l’Atalanta e ora il Milan.

In assoluto non sarà il risultato con la Juventus che farà la differenza, anche se comunque è sempre molto importante conquistare punti in ogni partita, ma sarà fondamentale vedere quale sarà l’andamento dei granata dopo il derby. All’andata la sconfitta fu pesante, quattro a zero, e non mancarono le polemiche. Infatti, l’allora allenatore del Torino Mihajlovic fu accusato quasi all’unanimità di aver caricato troppo i suoi giocatori e l’ambiente prima della gara con la Juventus, di aver sbagliato formazione proponendo un centrocampo a due contro una formazione più forte della sua, di continuare a schierare titolare Niang che non era in forma, di non essere sufficientemente attento alla fase difensiva e di non mettere adeguatamente nella condizione di poter segnare Belotti, il suo miglior attaccante. Il clima che si era contribuì poi ai pareggi molto deludenti con Verona e Crotone e alle sconfitte con Roma e Fiorentina, da allora Mihajlovic rimase praticamente sempre in bilico e non bastarono gli importanti pareggi con Inter e Milan e anche quello con l’Atalanta e le nette vittorie con Lazio e Roma, quest’ultima in Coppa Italia con tanto di eliminazione dei giallorossi, per farlo restare alla guida del Torino, anche perché ci furono altre partite, lasciando perdere la sconfitta con il Napoli, come i pareggi con il Chievo, la Spal e il Genoa che non convinsero del tutto.

La Juventus resta una compagine più forte del Torino e per questo Mazzarri avrà vita non facile nel preparare la gara e anche in caso di sconfitta più di tanto non potrà essere lui il responsabile perché in campo ci vanno i giocatori e la società durante il mercato di gennaio non gli ha preso neppure un rinforzo. Saranno, però, le partite successive a dire quanto effettivamente vale il suo Torino e se sarà riuscito a incidere e in quale misura sulla squadra.