I tre princìpi di Mazzarri che vanno al di là dei nomi dei giocatori

L’allenatore dl Torino ha basato la crescita della squadra attenendosi a una certa linea che non intende assolutamente cambiare.
15.09.2019 21:00 di Elena Rossin   Vedi letture
Fonte: Elena Rossin
Walter Mazzarri
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Walter Mazzarri

Per l’allenatore del Torino contano tre princìpi: il gioco, l'interesse del Toro e la squadra se vince. In base a questo sceglie i giocatori che manda in campo. Giocatori che devono avergli dimostrato di avere il giusto atteggiamento. Non conta più di tanto, quindi, il nome, inteso come blasone, del giocatore. E su questo oggi in conferenza stampa è stato molto chiaro Mazzarri quando gli è stato chiesto se aveva già capito come utilizzare al meglio Belotti, Verdi, Zaza e Falque, seppur avesse avuto poco tempo per fare delle valutazioni poiché Falque di più ma anche Zaza hanno avuto dei problemi fisici e non si sono allenati con i compagni, Belotti è stato in Nazionale e Verdi è stato preso il 2 di settembre. 

"Voi avete sempre qualche nome che mettete al di sopra degli altri, mentre io penso al gioco, alla squadra e all'organizzazione. Faccio un esempio, Belotti, Verdi, Zaza e Falque sono gli attaccanti che piacciono di più alla gente e, in generale, anche agli allenatori a livello estetico perché sono più bravi tecnicamente, ma se si guardano anche le ultime partite importanti fatte come con l'Atalanta, che è una delle migliori squadre del campionato e che aveva riposato e preparato la partita con noi in un certo modo mentre noi arrivavamo da Wolverhampton dove avevamo incontrato una squadra che era arrivata settima l'anno passato, quindi, un'ottima squadra, ma forse inferiore all'Atalanta eppure in Inghilterra abbiamo fatto un solo gol ed avevamo due attaccanti puri in campo (Belotti e Zaza, ndr). E con l'Atalanta avevamo Belotti e Brenguer come lo considerate? Berenguer è un ragazzo giovane, ma l'anno scorso nel girone di ritorno ha fatto gol al Milan ed è stato decisivo in tante gara compresa la scorsa con l'Atalanta. Se in quel momento sul due a uno per l'Atalanta non avesse fatto quel gran gol non so come sarebbe finita. Ma se a fare gol fosse stato un altro  lo avreste esaltato, mente quasi nessuno ne ha parlato anche se ha fatto un gol da giocatore importante quale sta diventando perché è un giovane che ha dato segnali sul campo e garanzie più di altri in questo periodo. Ho parlato di lui perché vi scordate. Comunque lui è un attaccante giovane che sta cominciando a maturare e può essere uno di quelli che si mettono nel novero. Io alla fine guardo il campo e se si pensa all'anno scorso non sempre quando abbiamo avuto due punte in campo abbiano fatto più gol che in altre partite. E poi quello che conta è vincere con la squadra, perché, faccio un esempio, con il Wolverhampton all'andata abbiamo fatto un gol e poi nel filale il secondo loro ce ne hanno fatti tre, invece, a Bergamo ce ne hanno fatto uno e noi due e in campo c'era solo Andrea Belotti e Berenguer che non so come lo consideriate perché a volte non lo citate. Vi dico andiamo al di là dei nomi perché come vi ho detto è stata tracciata una strada: il gioco, l'interesse del Toro e la squadra se vince. Va valutato chi ha giocato con il giusto atteggiamento e il risultato e in base a questo probabilmente chi c'era merita la riconferma. Con questi princìpi abbiamo  costruito il girone di ritorno dell’anno scorso e non intendo cambiare la logica delle mie scelte”.