ESCLUSIVA TG – Marco Ligabue: “Ho la sensazione che non ci sia un progetto Toro nella testa di Cairo. Le prossime tre gare faranno capire il valore della rosa e se D’Aversa possa rimanere”

ESCLUSIVA TG – Marco Ligabue: “Ho la sensazione che non ci sia un progetto Toro nella testa di Cairo. Le prossime tre gare faranno capire il valore della rosa e se D’Aversa possa rimanere”
Marco Ligabue
Oggi alle 08:00Primo Piano
di Elena Rossin
fonte Elena Rossin

Marco Ligabue è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Ligabue è cantautore e chitarrista ed è grande tifoso del Toro. Con lui abbiamo parlato della squadra granata che la prossima domenica affronterà il Pisa, ultimo in classifica con il Verona, in uno scontro delicato in chiave salvezza e  della contestazione dei tifosi granata nei confronti del presidente Urbano Cairo.

Archiviata la sconfitta con il Milan, alla ripresa del campionato il Torino a partire dalla prossima domenica affronterà nell’ordine Pisa, Verona e Cremonese: tre gare per garantirsi al salvezza?
“Sì, ovviamente sono tre partite che diranno il senso di questo campionato e se D'Aversa sia la persona giusta per raggiungere questo traguardo. Ci possono stare le due sconfitte con Napoli e Milan tanto più che non sono state sconfitte pesanti e con una prestazione buona del Toro e alla luce che le altre due partite, con Lazio e Parma, sono state vinte. Ovviamente quando si gioca contro Pisa, Verona, e Cremonese la squadra deve dimostrare di essere superiore e di non essere da zona bassa della classifica. Saranno tre partite che fanno capire il valore della rosa e anche se D'Aversa può essere una persona giusta non solo per allenare il Torino in questo finale di campionato, ma anche per il futuro”.

Ritiene quindi D’Aversa non solo un traghettatore, ma l’allenatore adatto per continuare a stare sulla panchina del Torino?
“Sì, perché a me è piaciuto per come si è posto dal suo arrivo dopo l’esonero di Baroni: non ha fatto grandi proclami, si è messo sotto come lavoratore, si è vista subito una squadra che almeno va in campo con un'altra garra e i giocatori sono stati utilizzati ognuno nel suo ruolo quindi in modo più preciso rispetto a prima”. 

E gli attaccanti segnano.
“Esatto. Noi venivamo da Baroni che se il Torino cominciava a perdere prendeva un’imbarcata di gol e invece a Milano dopo il 3-1 la squadra ha reagito, se ci fosse stato Baroni temo che saremmo andati sul 6 a 1, e di disfatte di questo tipo ne avevamo già prese 3 contro il Como, all’andata e al ritorno, e con l’Inter, alla prima di campionato. Con D'Aversa la squadra ha saputo anche recuperare malgrado amnesie difensive, ma sappiamo che la difesa ha giocatori non adeguati a un campionato di Serie A e lo si sapeva dal calciomercato estivo  infatti è dall'inizio che ci sono problemi in questo reparto”.

I tifosi del Toro, dei gruppi organizzati della Maratona e non solo, dalla partita con il Lecce hanno deciso di non entrare allo stadio nelle partite in casa per protestare contro il presidente Cairo chiedendogli di vendere il Torino e di andarsene. Lo “sciopero” continua e l’unica eccezione sarà all’ultima di campionato nel derby. Da tifoso come vede questa situazione?
“In generale è una sconfitta per tutti perché questa situazione fa perdere passione e calore per una cosa che è molto bella: il Toro, la fede granata. E' vero che, da un lato, Cairo ha ridato, diciamo, solidità economica al Torino, infatti è uno dei più solidi da anni, quindi questo ha fatto sì che la squadra non saldi per aria come era accaduto in un certo passato del Torino quando crollò tutto da un momento all’altro. Detto questo però per l’altro lato, non c'è mai stato un vero gesto di attaccamento da parte di Cairo per il Toro, o almeno non l'ha dimostrato a parole. Quando parla sembra sempre uno che voglia giustificare il proprio operato più che andare incontro ai tifosi e avere un atto d’amore per questa squadra. Sembra sempre che voglia giustificare le cose che non funzionano provando a metterci verbalmente una pezza. Quando c’è stato un momento di difficoltà, come quest’anno, e la squadra ha cominciato a girare male il pubblico è stato a casa. Ebbene proprio in quel momento bisognava fare mea culpa e cercare un dialogo con i tifosi, cosa che Cairo non ha mai cercato, almeno pubblicamente, per quello che ho letto su siti e giornali. Questa cosa crea dei muri in un mondo come quello del calcio dove invece bisognerebbe che tutti tirassero dalla stessa parte, presidente, allenatore, giocatori e tifosi. Per questo dico che è una sconfitta. Capisco però i tifosi del Torino, a parte mille cose dai derby non vinti ai giocatori che appena diventano interessanti vengono venduti per fare plusvalenze, perché non si vede la volontà di fare qualcosa di diverso. Comprendo che ci siano anche scelte economiche e ognuno ragiona con le proprie tasche e infatti Cairo ha fatto sempre scelte di bilancio e mai per andare veramente in una direzione un po' nuova, diversa e più ambiziosa, però è proprio questo che ha fatto sì che non abbia mai cercato di trovare un legame con i tifosi, di fare un passo indietro, di dire una parola anche di umiltà.  Per carità, si sbaglia nella vita e in vent'anni chi fa le cose sbaglia, però c'era il tempo per recuperare. A me sembra che Cairo non c'è la faccia a rimettersi in gioco, a dire ho sbagliato e quindi faccio un passo indietro. Se lo avesse fatto probabilmente avrebbe tolto questo muro tra lui e i tifosi”.

Adesso c’è anche la questione stadio e sembra che tutti aspettino l’evolversi come l’arrivo del Messia in quanto se Cairo acquistasse il Grande Torino Olimpico dal Comune vorrebbe magari dire che s’incammina sulla strada della vendita del club, però potrebbe anche dire l’opposto così come in caso di prolungamento dell’affitto dell’impianto. Anche lei vede la questione stadio come punto di svolta?
“Ho visto l’ultima conferenza stampa che ha fatto Cairo e quando gli è stato chiesto dello stadio lui si è addirittura sbagliato sulla data della rimozione delle ipoteche per cui mi sa che non ci sia un “progetto stadio”, a meno che non sia davvero bravo a fingere su qualcosa che non capisco. Ma in generale ho la sensazione che non ci sia un “progetto Toro” nella testa di Cairo e se sta meditando di vendere. Poi bisogna capire se una società di calcio sia più interessante con uno stadio di proprietà oppure no, non sono un imprenditore calcistico e quindi non so dire, da questo punto di vista, quale sia la risposta. Come gli veniva contestato in quella conferenza stampa le ipoteche sullo stadio sono state tolte da mesi quindi si dovrebbe essere vicini a una soluzione, ma in realtà non mi sembra e di conseguenza non mi pare che ci sia tutto questo progetto nella testa di Cairo”.

Tornando alle prossime partite, tenuto conto che Pisa e Verona a 8 giornate dalla fine sono quasi retrocesse e del calendario abbastanza favorevole per il Torino, pensa che la salvezza sia vicina?
“Io sul parlare di calendario favorevole al Torino andrei pianissimo, perché di solito inciampiamo proprio quando arriva il momento buono. Il Torino ti sorprende quando meno te lo aspetti e quando è di fronte alla prova del 9 di solito casca nei trabocchetti, quindi non guarderei troppo ai punti in classifica e alla posizione di chi affronteremo, ma terrei l'attenzione molto alta. Penso che salvarsi sia possibile anche perché le quattro partite con D’Aversa allenatore hanno dimostrato che la squadra ha tenuto testa molto bene al Napoli e soprattutto al Milan e che ha vinto col Parma addirittura segnando 4 gol dopo non so quanto tempo. Per cui siamo una squadra che ha ripreso un po’ a valorizzare la sua rosa, che non è una rosa da ultimi tre posti”. 

Salvezza quindi prima dell’ultima partita con la Juventus?
“Prego proprio di non arrivare al derby senza già essere salvi perché sarebbe veramente troppo per i nostri cuori”.

Ipotizzando lo scenario di una tranquilla salvezza e archiviata questa stagione, cosa si aspetta per la prossima? Che nulla cambi? Che ci sarà qualcosa di meglio o di peggio?
“Vedo un Cairo che a forza di contestazioni da parte dei tifosi qualcosa dovrà fare. Se prima parlava di acufene e faceva quello un po' disinteressato a queste vicende adesso non può più fare finta di niente. Credo quindi che ci potranno essere tre scenari. Il primo, mette veramente in vendita la società. In questo caso non lo si dice e si aspetta che qualche acquirente bussi alla porta perché oggi ci sono fondi internazionali, banche e si può dare il mandato in mano a professionisti che vanno a proporre il club a chi è intenzionato a fare acquisizioni di questo genere. Non è che arriva uno da nulla e compra la società, non credo funzioni così. Secondo me, nel momento in cui Cairo dà un mandato preciso possono arrivare persone o fondi interessati, ma non so con che tipo di offerte. Il secondo scenario, per orgoglio personale, anche per voler dimostrare come colpo di coda ai tifosi che in realtà lui è in grado di tiene su il Torino, e allora magari proverà ad allestire  una squadra un po' migliore. Il terzo, rimane e continua a fare ciò che ha fatto negli ultimi anni: fa una o due plusvalenze e così guadagna e poi prende, per sostituire chi ha venduto, giocatori dal valore inferiore sperando che prima o poi “esplodano” o che lo faccia qualcuno proveniente dalla Primavera e quindi andiamo avanti come accaduto finora a disputare il campionato sperando che ci scoppi in mano chissà che cosa. In percentuale direi il 35% per il primo scenario, il 15% per il secondo e il 50% per il terzo”.

Parlando dei suoi impegni professionali, sta facendo dei concerti? Ha in programma qualcosa di particolare?
“A novembre è uscito il disco “M.A.P.S.”, Manuale Alternativo Per Sentire,  e da allora lo stiamo promuovendo con un giro di concerti dal vivo ed eravamo anche venuti a Torino a gennaio. Siamo alle ultime tappe, ma ci stiamo già preparando per i live estivi all’aperto e il primo sarà l’8 aprile alle 21 in piazza Santa Maria Maggiore a Alatri”.

E allora bisogna incrociare le dita per il clima.
“Sì, perché aprile e maggio sono due mesi un po' biricchini per il clima, quindi bisogna sperare che il Dio del rock'n'roll ce la mandi buona”.