ESCLUSIVA TG – Lino Ferrero: “La questione non è stare con o contro Cairo, ma è tifare per il Toro”
Lino Ferrero, autore del libro “Una storia di fede granata lunga 70 anni Toro Club Bra 1955-2025” e anche consigliere del Toro Club Bra, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Con Ferrero abbiamo parlato della partita persa dai granata con il Milan, della rincorsa alla salvezza e della contestazione dei tifosi nei confronti di Cairo.
Il Toro Club Bra è uno tra i più antichi e tra i più longevi che esistono ci racconta questa storia di fede granata?
“Il club è nato ufficialmente nel 1955, però si racconta che a Bra ci fossero già delle persone che andavano a vedere il Grande Torino facendo magari una macchinata. Poi nel 1955 il club ha cominciato a strutturarsi con il primo presidente Pierangelo Ferraris, che è stato presidente a lungo. Nonostante il club abbia 70 anni ha avuto 6 o 7 presidenti e tutti sono rimasti in carica molto. Negli anni il club ha cambiato diverse sedi, ma la passione di organizzarsi già ai tempi per portare i tifosi allo stadio è rimasta sempre la stessa. Il nostro è un club che ha una tradizione nell’organizzare il pullman per seguire il Torino quando gioca in casa, Bra dista 60 chilometri, a anche per andare a sostenere la squadra in trasferta, siamo infatti organizzando di andare a Cremona. Ultimamente siamo in sinergia con Carmagnola perché unendo le forze si fa di più. Ma a parte questo siamo un club molto attivo perché organizziamo eventi e facciamo anche beneficenza. Si può dire, senza presunzione, che siamo un punto aggregativo molto importante. In questi 70 anni forse il momento clou è stato nel 2013 quando ci siamo fatti promotori per un monumento in onore del Grande Torino, che è stato posto in un'area vicino al santuario della Madonna dei Fiori: allora vennero raccolte 1.700 firme fra i braidesi che furono portate in Comune dando il via all’iter per la realizzazione del monumento e l’intitolazione di una piazza. Quel giorno vennero ex giocatori dei tempi dello Scudetto del 1976 e venne Comi, l’allora direttore generale, in rappresentanza della società granata. Fu una festa molto, molto bella e nel libro che ho scritto vi è un capitolo dedicato. In questi 70 anni nel club sono passate veramente tante persone, più autorevoli, più semplici, ma è un club che ha fatto gioire le persone al di là delle sofferenze, soprattutto negli ultimi anni, per la squadra, di soffrire per la propria squadra del cuore capita a tutti i tifosi, ma a noi un po’ di più”.
Il libro che ha scritto “Una storia di fede granata lunga 70 anni Toro Club Bra 1955-2025” di cosa parla esattamente?
“Del nostro Toro Club, di noi e l’ho scritto proprio per i 70 anni del club. Ho cominciato 8 mesi fa raccogliendo tante informazioni. Una delle persone che mi ha aiutato di più è stato il presidente onorario Giacomo Bogetti, che è stato Presidente del club per quasi 20 anni, ma adesso continua ad essere una delle figure più importanti e incoraggia e sprona tutti noi nei momenti in cui siamo un po' più delusi e soprattutto adesso che ci sono un po' di divisioni fra chi è contro il presidente Cairo e chi non lo è o lo è comunque meno. Il Club ha una linea pro Toro, al di là delle persone, e mai contro. Il libro raccoglie un po' tutta la nostra storia, parla degli uomini che sono passati, dei vari Presidenti, delle attività che abbiamo fatto. Un capitolo è dedicato a Don Aldo Rabino e un altro agli amici del Toro Club, persone che se anche non sono iscritte e non hanno la tessera del club a vario titolo sono amici. Abbiamo ricordato anche gli amici Alessandro Costa e Laura Massobrio di Grp tv. Il club poi ha un socio onorario l'Arcivescovo di Torino Roberto Repole: conoscendo la sua della fede calcistica granata, nel 2022 quando divenne Arcivescovo di Torino, coniammo una targa di socio onorario numero uno che gli abbiamo consegnato con il Sindaco di Bra e con tutto lo staff del Toro Club. Il Toro Club Bra è un club dove regna l’armonia, dove si sta bene. Fra di noi non ci sono mai problemi. E’ un club attivo, di amici e c’è voglia di fare bene. L’attuale presidente è Danilo Bogetti, che è il figlio di Giacomo. E’ molto bello che questa famiglia di tifosi granata si dedichi al club e lo mantenga coeso e molto attivo”.
All’interno della tifoseria del Toro ci sono delle divisioni nei riguardi del presidente Cairo e una parte dei tifosi ha deciso di non entrare allo stadio nelle partite casalinghe come forma di contestazione pacifica, altri invece entrano per sostenere la squadra e ritengono che se anche non ci sono risultati sportivi decenti tutto sommato il Torino è da 14 anni in pianta stabile in Serie A per cui l’operato del Presidente può anche essere accettato. La sua posizione qual è esattamente?
“Come altri tifosi anche a me non sta bene tutto quello che ha fatto Cairo, io sono per il Toro a prescindere da chi sia il Presidente. Mio papà, che è mancato il 30 novembre scorso, era un grande tifoso granata e io devo a lui l’essere del Toro. Mio padre mi diceva sempre che il Toro viene prima di tutto, che bisogna sostenere la squadra. Non è che amasse Cairo, però non bisogna mai fare l’errore, anche se in buona fede, come è accaduto nel 2005 di osannare il Presidente di turno, infatti quelli che adesso lo contestano nel 2005 lo chiamavano Papa Urbano Cairo. Mi sono posto questo problema, se fossi un giocatore o uno interessato a comprare il Torino ci penserei molto ad andare in un ambiente che mi osanna perché al primo errore poi quelle stesse persone mi si rivolgerebbero contro. Fondamentalmente Cairo in vent'anni ha avuto anche dei meriti per primo quello di prendere il Torino, anche se il merito più grande, secondo me, l'ha avuto l'avvocato Marengo perché senza di lui e i “lodisti” il Toro non ci sarebbe più e non ci saremmo più neppure noi tifosi. In questi anni grazie a Cairo il Torino non è fallito e non è cosa così scontata perché prima il fallimento c’è stato e abbiamo avuto altri Presidenti, come Calleri, che hanno venduto persino le sedie. Certamente vorrei un'altra squadra e un'altra società, ma probabilmente Cairo, come ha detto bene una persona qualche giorno fa, non è che non voglia bene al Toro, ma il Toro è una delle sue tante attività, non di certo la più importante e quindi di conseguenza se non lo segue bene. Sarebbe meglio, ovviamente, che se non può seguire il Toro, e ci può stare, che nominasse un buon direttore generale, un amministratore delegato che avesse il potere di agire al suo posto.
E’ normale che la squadra risenta del clima che le si è creato intorno, per me, alla fine, contano i risultati sul campo. E’ vero che in questi vent’anni non c’è stata una programmazione, che ci si è accontentati. Ed è chiaro che Cairo non sia il presidente che vogliamo, però deve anche arrivare qualcuno che sia disposto a comprare il Torino. Non sappiamo con certezza se sia lui che non vende o se effettivamente non sia arrivato nessuno disposto a comprarci, su questo ognuno dice la sua. Però, ci tengo molto a dirlo, non ci deve mai essere odio, si tratta pur sempre di calcio, e a volte si sorpassa il limite.
La questione non è stare con o contro Cairo. Personalmente a volte faccio un po' fatica con qualcuno un po' più esagitato, perché con queste persone non si ragiona, nel senso che è difficile fare discorsi costruttivi. Ovviamente anche a me spiace quando facciamo delle figuracce, così come ogni anno dover ricominciare da capo perché si è buttata via un’altra stagione poiché a livello sportivo non si è combinato nulla di buono. Non sono mai contento quando vengono venduti i calciatori migliori per fare plusvalenze e in sostituzione sino presi giocatori sconosciuti che spesso si rivelano neppure paragonabili a chi è andato via”.
In questo periodo lei a vedere le partite giocate al Grande Torino ci va oppure no?
“Da un po’ di tempo per questioni familiari allo stadio ci vado poco, ma quando posso mi fa piacere andare per vedere di persona la mia squadra giocare. Non andare vuole dire anche procurare un danno al Toro Club se non si organizza il pullman o se lo si fa e poi ci vanno in cinque si rimettono soldi. Se si vuole contestare lo si deve fare da furbi senza riceverne un danno, anche perché Cairo dall’essere contestato perde poco. Immagino che sarà arrabbiato però nulla più e invece, c'è tutto l'indotto che ci perde oltre alla squadra. Credo che sia giusto che chi vuole stare fuori lo faccia e chi invece vuole entrare giustamente anche perché ci sono tanti tifosi che hanno l’abbonamento”.
Spostando il discorso alle cose di campo, con l’arrivo di D’Aversa in panchina il Torino si è risollevato dai tre soli punti di distanza dalla terzultima, qualche difficoltà è rimasta, ma la salvezza sembra più vicina. Cosa ne pensa?
“Premesso che trovare un allenatore di nome, di prestigio era difficile, ma mi sembra che D’Aversa stia facendo il suo lavoro e lo sta facendo anche bene. Innanzitutto la squadra segna e lo fa in tutte le partite, non prende più imbarcate di gol e anche quando perde non molla e si vede che prova a giocare. Poi ci sono comunque state sconfitte, ma sono arrivate con squadre forti come Napoli e Milan, che erano obbligate a vincere per rimanere nei primi posti della classifica, ed è è ovvio che noi di fronte a queste corazzate non possiamo fare molto. Ma anche sabato col Milan ce la siamo giocata fino all'ultimo. E non dimentichiamoci che la partita che era da vincere quella con il Parma l’abbiamo vinta. Mi sembra che adesso ci sia un'apparenza di grinta, di gioco che prima proprio non c'era. Non ho mai particolarmente amato Baroni, preferivo Vanoli, ma diciamo che forse Baroni doveva essere esonerato prima già a novembre, così non si sarebbe sprecato il campionato. Adesso ci salveremo, lo credo davvero, però non si può fare nulla di più, peccato”.
Dopo la sosta per gli impegni della Nazionale, il Torino affronterà Pisa, Verona e Cremonese che hanno una classifica ben peggiore. Si può dire che il Torino è vicino all’obiettivo?
“Noi oggi abbiamo 33 punti e arrivando a 40 si è salvi. Il Pisa, come il Verona, per me è già spacciato e se non facciamo gli ennesimi regali dovremmo vincere il giorno di Pasqua a Pisa, che ormai giocherà per l'orgoglio visto che è virtualmente retrocesso. Poi con il Verona giocheremo in casa, è un avversario più coriaceo e sarà alla ricerca di punti, ma anche noi quindi possiamo vincere di nuovo. La Cremonese mi sta simpatica, con l’arrivo di Giampaolo in panchina ha avuto un colpo d’ala e domenica ha battuto il Parma, ma sono certo che 7 punti in queste tre partite li facciamo e quindi arriviamo alla fatidica quota di 40 e si chiude il discorso salvezza. Certo sarebbe meglio farne 9, ma mi tengo basso. E comunque ci sono altre squadre inguaiate come il Lecce e quando hai tante squadre dietro e a oggi mancano otto partite alla fine del campionato devi proprio impegnarti abbastanza per retrocedere, sono convinto che in B non ci andiamo”.
E per il futuro del Toro?
“L'unica cosa che mi preoccupa è capire qui cosa si vuole fare. Ricordo una cosa bella che disse Leo Junior: sembra quasi che questo limbo tra il decimo e il dodicesimo posto sia l'ideale per questa proprietà, perché se vai in Europa League devi comprare, devi comprare e fare quasi 2 squadre, perché hai partite per ogni 2-3 giorni e quindi non puoi permetterti di vendere i giocatori migliori, altrimenti poi ti indebolisci. Quindi non lo so, sono preoccupato, pensieroso per il futuro anche perché la società non impara mai dagli errori. Non è vero che il Torino non compri i giocatori però ci sono delle dinamiche, che io non conosco, che ci sfuggono nella scelta dei calciatori. Qualcuno mi ha spiegato che il Presidente magari vuole un certo giocatore, che Direttore Sportivo ne vuole degli altri e così si finisce per allestire male la squadra. Forse bisognerebbe avere un allenatore all'inglese, il classico manager, che la squadra la fa lui in base ai calciatori che gli servono. Poi se è Pinco o Pallino si vede. Ripeto, bisogna solo capire cosa si vuole fare. E poi bisognerebbe sapere se c'è qualcuno che magari vuole rilevare il Torino, anche se farlo adesso sarebbe il periodo peggiore, perché non ci sarebbe il tempo per programmare la campagna acquisti. Adesso siamo virtualmente salvi ed è il momento giusto per programmare la prossima stagione: decidere chi sarà l’allenatore, quali giocatori devono essere ceduti e quali comprati, chi deve rientrare dai prestiti. Vendere adesso il club è pericoloso sarebbe meglio farlo dopo l’estate quando non c'è il mercato e la squadra da costruire”.
Ma lei crede che adesso ci sia una trattativa in corso per la vendita del Torino?
“Non lo so, non penso, ma bisogna capire tutte le dinamiche. Di sicuro adesso è il tempo per programmare la prossima stagione”.
D’Aversa ha un contratto fino al 30 giugno, dovrebbe essere confermato come allenatore anche per la prossima stagione?
“Anche in questo dipende cosa si vuole fare. Credo che D’Aversa stia facendo bene e, se vogliamo essere onesti, meriterebbe anche la conferma, però se se si volesse alzare l'asticella bisognerebbe puntare su un tecnico più capace, più esperto, consono al Torino. Sinceramente non lo vedo un allenatore da Toro. Preferirei, ad esempio, Italiano oppure un bravo tecnico che arriva dalla Serie B, anche lì ci sono dei bravi allenatori che stanno facendo bene. Stroppa col Venezia sta facendo bene, poi è chiaro che bisogna vedere cosa farà in Serie A”.
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