Esclusiva TG - Cristiano Lucarelli: "Con l'ambiente granata ho un debito e vorrei saldarlo"

21.05.2016 14:59 di Alex Bembi   vedi letture
Esclusiva TG - Cristiano Lucarelli: "Con l'ambiente granata ho un debito e vorrei saldarlo"
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© foto di Dario Fico/TuttoNocerina.com

Livornese DOC, Cristiano Lucarelli è stato uno dei bomber più prolifici negli ultimi anni del campionato italiano. Con la squadra del suo cuore ha realizzato 92 gol in 146 gare, una media impressionante che lo ha portato anche a fregiarsi del titolo di capocannoniere della serie A, nella stagione 2004-05. Per lui anche 6 presenze e 3 reti con la maglia della nazionale italiana.

Acquistato a suon di miliardi dall’allora presidente Cimminelli, per lui anche un esperienza biennale in maglia granata. La prima stagione buona, fatta di prestazioni che infiammarono l’animo dei tifosi (è uno dei protagonisti, con tanto di gol, del famoso derby che il Toro recupera dal 3 a 0 al 3 a 3) e con un bottino finale di 9 reti, mentre la seconda fu un fallimento personale e di squadra, culminato con la retrocessione in serie B.

In esclusiva per Torino Granata, abbiamo intervistato Lucarelli, attualmente impegnato nella sua carriera di allenatore: dopo le esperienza con gli allievi nazionali del Parma, è passato ai professionisti, guidando sempre in Lega Pro le compagini di Perugia, Viareggio, Pistoiese e Tuttocuoio.

 

Buongiorno Cristiano. Lei ha sempre detto di essere rimasto legato al Torino e all’ambiente granata, che cosa pensa da allenatore del ribaltone che sta per realizzarsi sulla panchina della società di via dell’Arcivescovado?

“Si, sono legato al Toro, ma sono pur sempre esterno alle vicende che avvengono in società: per avere un’idea più precisa dovrei esserci dentro. Io ho grande stima di Ventura, se davvero andrà via e sarà sostituito da Mihajlovic come si dice ormai da qualche giorno, credo sia perché in società abbiano valutato che il ciclo si fosse concluso. Io ho davvero un debole per Giampiero, ma probabilmente anche lui ha fatto le sue valutazioni, ritenendo opportuno arrivare a queste conclusioni”.

Quindi le piace molto il Ventura allenatore, ma crede che possa essere anche un grande selezionatore? Le cose sono molto diverse.

“Lei ha ragione: allenare una nazionale non è come guidare un club. Detto questo, uno bravo come Ventura per me può fare qualunque cosa”.

Di Mihajlovic invece che cosa ne pensa? Le sue comprovate qualità, prima da giocatore e ora da allenatore, sembrano perfette per una piazza sanguigna come quella granata.

“Ho conosciuto Sinisa solo come avversario, non abbiamo rapporti più stretti di quello professionale. Per il modo in cui si è fatto conoscere dal pubblico e dai media, sicuramente sarebbe una scelta adeguata. Grintoso e caldo come i tifosi del Toro.

Veniamo a lei: qualche voce la accosta alla panchina della Primavera granata, in caso di addio di Moreno Longo. C’è qualcosa di vero? Ha avuto qualche contatto con la dirigenza del Toro?

“Onestamente, al momento non ho ricevuto nessuna proposta. Sarò sincero però: anche se lavoro ormai con i grandi da tre anni, una Primavera come quella del Toro non mi lascerebbe indifferente. Non la vedrei affatto come un passo indietro per la carriera, è una panchina importante, di un settore giovanile tra i migliori in Italia e meriterebbe attente riflessioni”.

Visto che siamo in tema, dopo aver lasciato Torino in maniera un po’ burrascosa, ha mai pensato a come sarebbe un possibile ritorno in granata?

“Io ebbi problemi con la dirigenza dell’epoca, che non esiste più. Con i tifosi invece non ho mai avuto problemi, anzi: prorpio la settimana scorsa ero in Piemonte per la presentazione di un libro e i fan granata mi hanno accolto affettuosamente come sempre. Il Toro è una delle mie ex squadre a  cui sono legato di più in assoluto. Quando ancora giocavo sono stato ad un passo dal tornare: dopo l’esperienza in Ucraina, ebbi lunghi contatti con Antonelli (uno dei primi Ds dell’epoca Cairo, n.d.r.) e l’entourage granata. Sarei tornato più che volentieri, ma poi ad accordarsi con lo Shakhtar fu il Parma e andai in Emilia. Ormai, come calciatore non ho più questa possibilità, ma da allenatore mi piacerebbe davvero provare a concludere un percorso iniziato il primo anno e non portato a termine con quella sciagurata seconda stagione. Io ho sempre pensato che il Toro fosse la squadra perfetta per me e le mie caratteristiche, ne ho avuto conferma giocandoci. Purtroppo nella seconda stagione qualcosa si è inceppato, un’annata storta per me e per tutta la squadra. Ho un piccolo debito con l’ambiente Toro, e mi piacerebbe avere l’occasione di saldarlo".

Parliamo di quella sciagurata stagione allora, ormai sono passati più di dieci anni e quindi anche i fatti più scomodi sono "caduti in prescrizione”. Ci racconti qualcosa in più: che cosa ha permesso a una squadra che si era guadagnata l’intertoto, giocando anche un buon calcio, di sciogliersi come neve al sole pochi mesi dopo?

“Serve una premessa: personalmente ho sempre dato il meglio di me, come calciatore, da novembre in poi. Con il mio fisico ho bisogno di tempo per entrare in forma. Quella stagione non facemmo praticamente la preparazione, partendo già con l’intertoto il 20 di giugno. Venimmo eliminati e per via dello sciopero che fece slittare le prima giornate di campionato, giocammo la prima gara ufficiale molto tempo dopo, a ottobre. Per quasi tre mesi andammo in giro a fare amichevoli e la mancanza condizione fisica ha influito non solo su di me, ma su tutta la squadra. Il vero guaio di quella stagione, culminata con la retrocessione, fu di carattere atletico”.

Da attaccante di razza, che cosa ne pensa dei due giovani bomber granata, Immobile e Belotti?

“Il Gallo è sicuramente un ragazzo con ampi margini di miglioramento. Deve crescere, ma sarà un giocatore dal sicuro avvenire. Il futuro è suo, ma considerato anche i tempi di magra, con gli attaccanti di qualità che scarseggiano, avrebbe meritato di essere convocato almeno per il ritiro pre-Europeo. Comunque, se Conte ha deciso così, avrà avuto i suoi validi motivi. Chi è dentro le cose, come dicevo prima, ha la giusta visione per decidere nel merito. Per quanto riguarda Immobile, nonostante un inizio di stagione travagliato, ha dimostrato che gli è mancato solo il ritmo partita per essere decisivo. Sono convinto che il Toro debba riscattarlo e puntare su di lui: ripartendo dal primo giorno di ritiro insieme alla squadra, con una preparazione fatta bene, tornerà quello che ha incantato tutti, vincendo il titolo di capocannoniere della A”.

Come è andata la sua esperienza al Tuttocuoio? Stava facendo un buon lavoro, poi a poche giornate dal termine è arrivato un esonero non meritato.

“Sì, noi abbiamo fatto il campionato che dovevamo fare. Da parte mia sono soddisfatto, se escludiamo l’episodio delle ultime due giornate. Ritengo che a due giornate dalla fine, con due punti di vantaggio sulla quint’ultima, eravamo in linea con le aspettative. Infatti la squadra ha poi concluso nella medesima posizione. Ripeto: da parte mia sono soddisfatto”.

Alex Bembi